L’AQUILA – La Corte dei Conti ha condannato l’ex direttore generale della Asl dell’Aquila Giancarlo Silveri, l’ex direttore amministrativo Silvia Cavalli, l’ex direttore sanitario Libero Colitti, l’ex dirigente del servizio Acquisti Fabrizio Andreassi e il responsabile del procedimento Massimo Pezzopane, al pagamento in favore della Regione Abruzzo di complessivi 100mila euro.
La vicenda è quella della rinegoziazione da parte dell’azienda sanitaria, avvenuta nel 2013 e ritenuta illegittima dalla magistratura contabile, “del contratto di fornitura di materiali di consumo per i laboratori d’analisi dell’Aquila e Avezzano, senza che fosse stata espletata alcuna gara, risalendo l’ultima all’anno 1997”.
La sentenza, emessa dalla sezione giurisdizionale composa dai magistrati Tommaso Miele (presidente), Federico Pepe e Gerardo De Marco, ha tuttavia fortemente ridimensionato la richiesta dell’accusa sostenuta dal vice procuratore Roberto Leoni, che aveva chiesto di condannare i cinque al pagamento di 3.189.955 euro complessivamente.
Infatti, la Corte dei conti ha stabilito che Andreassi deve pagare 50mila euro, Silveri, Colitti e Cavalli 15mila ciascuno e Pezzopane 5mila.
La richiesta del vice procuratore era la condanna al pagamento di 159.497 euro per Pezzopane, 1.549.977 per Andreassi e 478.493 euro ciascuno per Silveri, Colitti e Cavalli.
Secondo i giudici, Silveri, che ha lasciato la direzione aziendale nel dicembre 2015, in anticipo rispetto alla scadenza del contratto, per assecondare il cambio di amministrazione regionale, ha disposto la rinegoziazione del contratto con la Abbott Srl di Roma, fornitrice di reagenti per i laboratori analisi, estendendo il servizio ai laboratori di Avezzano, Sulmona e Castel di Sangro, precedentemente non contemplati, “per un valore annuo di 2,5 milioni di euro e per un totale nel biennio di 5 milioni”.
Un provvedimento già oggetto di ricorso al Tar, da parte della statunitense Beckman Coulter srl, con i giudici amministrativi che hanno sancito la necessità di una gara.
“Il ridimensionamento dell’importo è emblematico di una reale insussistenza dell’addebito e delle responsabilità contestate”, commenta ad AbruzzoWeb l’avvocato Roberto Colagrande, difensore della Cavalli, “sarà proposto appello soprattutto perché la sentenza non ha considerato la reale situazione in cui i cinque si sono trovati ad operare, gli si contesta di non aver fatto una gara ma il problema è che la complessità del servizio e della fornitura non consentiva di procedere nella maniera ipotizzata dai giudici”.
“La sentenza della Corte – aggiunge l’avvocato – prende spunto da quella del Tar contestando la legittimità della rinegoziazione, ma all’illegittimità non consegue automativamente il danno erariale”.
A difendere gli altri condannati sono stati gli avvocati Giuliano Lazzari e Alessandro Di Sciascio.






