L’AQUILA – Provengono da due situazioni e strutture sismogenetiche diverse le scosse di terremoto registrate ieri nel Maceratese e ad Ocre, nell’Aquilano, a distanza di poche ore l’una dall’altra.
Ad affermarlo è stato il sismologo Christian Del Pinto, per il quale l’evento di Muccia di magnitudo 4.6 è stato indotto dalle scosse del 2016 e 2017, lo stesso sciame cioè che con l’evento più forte, quello del 24 agosto, ha distrutto Amatrice (Rieti).
Una zona che secondo l’esperto ha ancora molto da esprimere da un punto di vista sismogenetico.
Da gennaio a oggi, poi, ha fatto osservare Del Pinto a Rete8, lì si sono registrati 18 eventi sismici di grado superiore a 3, e di cui almeno uno – quello di ieri – superiore a 4. È vero che il terremoto non si può prevedere, ma è anche evidente che nella zona c’è stato negli ultimi mesi un aumento sia della quantità di scosse, sia della magnitudo: una evoluzione che non dev’essere sottovalutata per gli esperti.
Sempre rimanendo nel contesto maceratese, inoltre, Del Pinto ricorda che risale al 1799 un evento sismico di magnitudo stimata intorno al 6.1, mentre altre scosse per lo più nella zona nord est dei monti Sibillini hanno toccato nei secoli scorsi punte del 6.2 e 6.5 di magnitudo.
Una situazione differente sotto il profilo sismogenetico, è quella della Media Valle dell’Aterno, tra Ocre e l’Altopiano delle Cinquemiglia. Sia l’evento sismico di ieri mattina, sia quello di magnitudo 3.9 che nelle scorse settimane è stato registrato tra Pescomaggiore e Paganica sono – ha spiegato il sismologo – in qualche modo eventi “attesi”, conosciuti, perché riguardano faglie che si sono risvegliate da 9 anni: ossia dalla grossa replica del sisma del 2009 avvenuta il 7 aprile, un giorno dopo la scossa distruttrice.
Ma nell’Aquilano, ha ribadito Del Pinto, sono altre le zone che devono davvero destare massima attenzione: i territori dell’Alta Valle dell’Aterno, tra Montereale e Campotosto.
Per il responsabile della sede aquilana dell’Ingv Fabrizio Galadini, tuttavia, anche la faglia della Media Valle dell’Aterno dev’essere guardata con attenzione. Galadini ha ricordato che l’Abruzzo ha il triste primato di detenere molte faglie attive e l’evento sismico avvenuto a Ocre sta a ricordarci che viviamo in una zona caratterizzata da alta sismicità e rientra, dunque, nella sismicità di fondo della regione.
La Media Valle dell’Aterno, da San Demetrio a Goriano Sicoli, è caratterizzata dall’emergenza in superficie delle faglie, sulle quali già ben prima del 2009 l’Ingv ha avviato un serio studio – ha spiegato Galadini – guardiamo con attenzione la faglia della Media Valle dell’Aterno, che si era attivata l’ultima volta 2.100 anni fa.



