L’AQUILA – I neroverdi dell’Aquila Rugby non sono scesi in campo per ricordare il numero 1, Lorenzo Sebastiani, talento della palla ovale che ha perso la vita nel terremoto del 6 aprile 2009, proprio nel giorno del Memorial a lui dedicato.
Un’assenza forzata, quella dei ragazzi allenati da Vincenzo Troiani e Pierpaolo Rotilio, riconfermati alla guida della squadra per il campionato di serie A 2017-2018, che prenderà il via il 1° ottobre.
“Siamo davvero mortificati – spiega ad AbruzzoWeb il direttore tecnico neroverde, Troiani – Scendiamo in campo con la scritta Ciccio numero 1 sulla maglia per ricordare Lorenzo e, nel torneo dedicato interamente alla sua memoria, noi non ci siamo: questo è più grave di quanto sembri”.
Allo stadio Tommaso Fattori, per il settimo appuntamento, sono così scese in campo solo tre squadre: la Gran Sasso Rugby, il Paganica Rugby e l’Avezzano Rugby.
Il primo pensiero Troiani lo dedica alla famiglia Sebastiani, prima di esternare le proprie preoccupazioni sulla squadra, in vista del campionato alle porte. “Stiamo attraversando un momento difficile e di incertezza su tutti i fronti, non sappiamo da dove iniziare – ammette – Ieri ci siamo allentati in 18, di questi 5 sono in prestito, fino a mercoledì 20 settembre, dalla Polisportiva L’Aquila di Vincenzo De Masi”.
Una stagione che si apre tra dubbi e incertezze: resta un’incognita, infatti, il futuro del Club aquilano, sconvolto dalla perdita del presidente, Mauro Zaffiri, avvenuta lo scorso 24 agosto. Alla guida della società, a oggi, ci sono Antonio Di Giandomenico, come amministratore delegato e Luigi Fabiani come direttore generale.
“Siamo avviliti, ma stiamo tenendo duro. Abbiamo bisogno di una risposta diversa da quella meramente politica, ci dicono di stringere i denti – aggiunge Troiani – ma sul campo non possiamo mettere dei ragazzini, persone non preparate, con il rischio che si facciano male. Molti giocatori sono tornati da fuori perché credono nella maglia neroverde che indossano e pensano che la città vada sostenuta. Ma che cosa gli dico? Non sappiamo neanche quando possiamo allenarci, l’ideale sarebbe la sera, ma nel campo di piazza d’Armi non ci sono i faretti”.
Una situazione che preoccupava già lo scorso anno, ma che si è aggravata ulteriormente in questa nuova stagione, costringendo i giocatori “a vivere alla giornata”.
“Ci alleniamo con 8 palloni vecchi, non abbiamo le casacche, qualsiasi cosa di cui abbiamo bisogno dobbiamo pagarla di tasca nostra, siamo abbandonati a noi stessi nel campo di piazza d’Armi – racconta il direttore tecnico – I soldi non ci sono, non si capisce ancora chi debba cacciarli e se mai lo farà”.
“Non abbiamo intenzione di arrenderci e stiamo continuando a fare un minimo di allenamento, ma a livello morale – conclude – siamo davvero distrutti”.






