CHIETI – Si complica terribilmente il caso dei 135 esuberi dello stabilimento Dayco Europe di Chieti, annunciati ieri dall’azienda e che hanno scatenato nuove polemiche e dure prese di posizione.

Tra lavoratori e sindacati furiosi e un sindaco, quello di Chieti Umberto Di Primio, che ha riconsegnato la fascia tricolore al prefetto in segno di protesta, il vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, che ha la delega alle Attività produttive e alle Crisi industriali, prova a tenere in equilibrio, nel suo terreno politico, una situazione che complessa lo è da tempo, specie dopo quel sit-in di protesta del giugno scorso di oltre 200 lavoratori davanti la sede della Giunta d’Abruzzo, a Pescara.

“Questa vicenda non nasce certo oggi – le parole di Lolli ad AbruzzoWeb – personalmente, la sto seguendo da diversi mesi. Alcuni dei problemi di oggi sono nati quando, dopo la firma di un protocollo, all’epoca del vecchio amministratore dell’azienda, con cui si stabiliva che da parte dell’azienda non ci sarebbero stati ‘spostamenti’ senza prima avvisare i sindacati, gli spostamenti sono al contrario cominciati quasi subito”.

“Adesso, però, si aggiunge un ulteriore problema – dice preoccupato il vice presidente – e riguarda il ‘no’ a una mia richiesta di incontro che ho ricevuto dall’attuale amministratore della Dayco. Purtroppo, quando dietro le realtà industriali ci sono i fondi di investimento, in questo caso statunitense, è difficile farsi capire, manca totalmente la visione industriale strategica e di prospettiva”.

“È un’altra battaglia durissima – ammette Lolli, che annuncia di tentare di nuovo la carta dell’incontro, insieme ai sindacati, con l’ad Usa – che va affrontata di petto, come sempre deve avvenire in casi del genere”.

Dayco Europe è un’azienda che produce cinghie di distribuzione per auto, con stabilimenti a Chieti, Manoppello (Pescara) e Colonnella (Teramo), per un totale di 700 dipendenti.