L’AQUILA – Senza soldi, senza poteri, ma soprattutto senza scadenza: che fine faranno, dopo le prossime elezioni amministrative dell’11 giugno, i dieci Consigli territoriali di partecipazione (Cpt) dell’Aquila, ovvero le circoscrizioni comunali, rinate, ma molto molto depotenziate, nel 2015 per colmare il buco dell’abolizione di quelle “vere” disposta dalla riforma Delrio sugli enti pubblici?

Una domanda, al momento, senza risposta, visto che, come denunciano esponenti di un po’ tutte le parti politiche, e come confermano in effetti le sei pagine del regolamento approvato dal Consiglio comunale nel marzo 2015 e pubblicato sul sito Internet del Comune, semplicemente tra le regole non c’è scritto.

“Sarà cura del Comune indire le elezioni, provvedere all’organizzazione delle medesime e scandire i tempi per la presentazione delle candidature”, dice l’articolo 2, senza precisare chi le indice, quando e come.

“Nella fase transitoria di prima applicazione del presente Regolamento e fino al termine della presente consiliatura”, aggiunge l’articolo 4, sottintendendo, quindi, che l’attuale sia una fase transitoria, concetto inespresso altrove, “il presidente del Consiglio territoriale di partecipazione è affiancato da un consigliere comunale nominato dal sindaco, dopo le avvenute elezioni, tra i membri del medesimo Consiglio comunale, con esclusione del presidente del Consiglio comunale, vice presidenti e presidenti di commissioni permanenti consiliari”.

Morale della favola, a rigor di logica gli attuali Ctp resteranno in carica anche dopo la fine dell’era di Massimo Cialente, che li ha fortemente rivoluti, esultando moltissimo per i quasi 10 mila votanti alle elezioni di 2 anni fa, anche se poi lo strumento si è rivelato fallimentare e sostanzialmente, a parte qualche schermaglia iniziale, le nuove circoscrizioni non hanno mai inciso sulla vita pubblica cittadina.

In due casi, veramente, Arischia e Camarda, addirittura non ci sono state elezioni visto che non era stato raggiunto un numero sufficiente di candidati.

L’esperimento, comunque, non ha funzionato, come evidenziato dai dati eloquenti dell’ex vice sindaco, Nicola Trifuoggi, oggi candidato alla fascia tricolore. “All’attenzione della Giunta sono arrivati solo due verbali: uno relativo a un ceffone volato nel corso di una riunione, un altro, richiesto da me, che esprimeva parere positivo sulla realizzazione di un campo di calcio a Sassa. Fine”.

Sarà, insomma, il prossimo sindaco a decidere il loro futuro, decretando lo scioglimento e convocando nuove elezioni, ma più verosimilmente facendo approvare prima di questo dal Consiglio una modifica al regolamento che determini meglio la durata del mandato di questi piccoli enti e alcuni punti oscuri nel funzionamento che si sono messi in luce passando dalla teoria alla pratica.

Un altro imprevisto da affrontare sono le eventuali incompatibilità: tantissimi presidenti e consiglieri sono tra i 700 candidati alla carica di consigliere comunale e uno di loro, Carla Cimoroni (del Ctp L’Aquila centro) perfino candidata sindaco: qualora eletti, potranno mantenere il doppio ruolo? Un’altra pezza da mettere.

Bisognerà, poi, vedere se sarà compatibile con i paletti della riforma Delrio un’altra grande richiesta, pure questa bipartisan, che arriva sui Ctp, che al momento possono solo esprimere pareri consultivi sulle proposte di deliberazione di interesse generale del Comune, promuovere la partecipazione e l’informazione dei cittadini ed esercitare la facoltà di iniziativa sulle materie di competenza del Consiglio e della Giunta comunali, rivolgendo istanze e proposte.

Il “sogno” di chi le ha vissute in questi anni e di chi ci ha creduto e ancora ci crede è di dotare i Consigli territoriali di una pur piccola autonomia finanziaria e capacità decisionale e operativa su questioni squisitamente locali, per esempio coinvolgendo operai comunali per riparare delle buche pericolose sui territori senza passare dagli assessorati. Ma questa è un’altra storia.