L’AQUILA – Tutti zitti o quasi, oggi, in procura all’Aquila, negli interrogatori di garanzia dei quattro arrestati ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Caronte” della direzione distettuale antimafia del capoluogo sul caporalato in appalti della ricostruzione post-sisma 2009.
Tre arrestati ai domiciliari si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, il quarto ha parlato ma solo brevemente, respingendo ogni accusa.
Tutti e quattro, comunque, hanno presentato ricorso al tribunale del Riesame contro le misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale aquilano Giuseppe Romano Gargarella su richiesta dei pubblici ministeri David Mancini e Roberta D’Avolio.
Luigi Lama di Lama Costruzioni, hanno riferito al termine dell’interrogatorio gli avvocati difensori Giuseppe Guadagno e Pasquale Buonpane del foro di Santa Maria Capua Vetere (Napoli), ha spiegato di essere “solo un operaio come gli altri”.
Inoltre, in relazione ai pagamenti che effettuava, ha detto che “si limitava ad anticipare i soldi alle maestranze per poi riprenderli indietro dalle ditte appaltarici, sia pure in ritardo. Per il resto ha negato ogni accusa”.
Salvatore Tessitore, Vincenzo Tessitore e Raffaella Testa della Tessitore Appalti, ditta che ha ricevuto l’interdittiva antimafia, sono tutti difesi dall’avvocato Raffaele Mascia, anch’egli del foro campano.





