TERAMO – Tragico incidente sul lavoro nel primo pomeriggio nei pressi della fabbrica di fuochi d’artificio Di Blasio Fireworks, nella frazione Caprafico a Teramo: un operaio di 62 anni, Dino Trignani, è morto e un altro di 43 anni, Liberato Di Gregorio, è rimasto ferito a seguito dell’esplosione di un ordigno.

Ancora da accertare le esatte dinamiche ma, secondo le prime informazioni, il grave incidente si sarebbe verificato all’aperto, in un’area di prova poco distante dall’azienda.

Gli operai stavano provando due ordigni: il primo non ha dato problemi esplodendo regolarmente, il secondo invece ha causato il drammatico epilogo.

I due sarebbero stati travolti da un’onda d’urto:  il 62enne è deceduto a causa delle gravissime lesioni riportate, l’altro operaio di 43 anni è stato trasportato all’ ospedale di Teramo, le sue condizioni non sarebbero particolarmente gravi.

L’esplosione, che non ha interessato lo stabilimento, ha provocato un incendio di sterpaglie e rotoballe.

I Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Teramo, subito intervenuti, hanno provveduto a spegnere l’incendio. Sul posto sono intervenuti
anche i Carabinieri di Teramo che si stanno occupando di tutti gli accertamenti del caso, per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e chiarire cosa abbia provocato l’esplosione.

I PRECEDENTI IN ABRUZZO

Negli ultimi trent’anni sono stati dieci i casi più o meno gravi di esplosioni di polvere pirica in aziende di fuochi d’artificio o depositi in Abruzzo, a partire da quella di Balsorano (L’Aquila), il 15 luglio 1994, dove furono sei i morti e quattro i feriti.

Diciannove anni dopo, la mattina del 25 luglio 2013, a Città Sant’Angelo (Pescara) una tremenda esplosione, con una nube nera visibile da chilometri, fece saltare in aria la premiata fabbrica di fuochi d’artificio Di Giacomo, con almeno 10 tonnellate di polvere pirica: morirono tre componenti della famiglia Di Giacomo, Mauro, il fratello Federico, un altro parente, Roberto, e poco dopo, arrivato sul posto insieme ai soccorsi, anche Alessio, il figlio 22enne di Mauro, gettatosi nelle rovine della fabbrica nel disperato tentativo di salvare i familiari e investito da una seconda, tremenda esplosione. Rimasero feriti quattro vigili del fuoco, uno dei quali in modo serio: Maurizio Berardinucci, 47 anni, morì il 26 ottobre all’ospedale “Gemelli” di Roma, tre mesi dopo l’esplosione. A lui è stata poi intitolata la caserma del comando provinciale di Pescara.

Dopo quello di dieci anni fa un altro incidente, quasi fotocopia, sempre a luglio: nel 2014 a Tagliacozzo (L’Aquila) saltò in aria l’azienda Paolelli, provocando la morte di tre persone, il figlio 37enne del titolare, Valerio, e due dipendenti, Antonio Morsani e Antonello D’Ambrosio.

E il 21 dicembre del 2020 nuovo incidente alla Esplodenti Sabino di Casalbordino (Chieti), con tre operai morti. Ferrovia e statale 16 Adriatica rimasero bloccate per ore, fu istituita la zona rossa in attesa delle bonifiche.

Nella stessa fabbrica che, con oltre 70 dipendenti, cura, recupera e tratta polvere pirica derivata da bonifiche di ordigni bellici, nel 1992 era morto il 48enne Bruno Molisani, ucciso dall’innesco di una spoletta; e nel 2009 due persone rimasero ferite gravemente in un’esplosione.

Oggi la nuova tragedia a Teramo, con un operaio 62enne dilaniato da un ordigno.