L’AQUILA – “Le maestranze del contact center non sono precari, come da lei descritti in una conferenza stampa. Noi chiediamo il rispetto della clausola sociale per l’internalizzazione del servizio di contact center Inps”.

A scriverlo, Venanzio Cretarola, della segreteria nazionale e regionale Abruzzo Ugl Telecomunicazioni, in una lettera inviata al ministro Renato Brunetta sulla vertenza dell’internalizzazione del contact center Inps.

LA LETTERA

Gentile Ministro,

La ringraziamo per la disponibilità dimostrata nell’incontrarci per primi durante la Sua visita a L’Aquila dello scorso 19 novembre e per la Sua franchezza nel dichiarare di “sapere tutto” sulla vicenda della Internalizzazione del Contatct Center INPS.

Non abbiamo ovviamente voluto “guastare” la bella giornata dedicata all’avvio di importanti iniziative per L’Aquila (stabilizzazione dei “precari” della Ricostruzione e Polo di Alta Formazione per la PA) ma con altrettanta franchezza dobbiamo però dirLe che non averci concesso nemmeno la possibilità di rivolgerLe semplici domande Le ha fatto perdere un’ottima occasione per completare un approfondimento su come stanno realmente le cose.

Ci sembra infatti che non Le siano state fornite tutte le informazioni necessarie.

I 500 operatori del Contact Center dell’Aquila e i 3.300 a livello nazionale non sono affatto “precari”, come Lei ha detto nella successiva conferenza stampa. Sono lavoratori con contratti a tempo indeterminato in un settore in cui la Clausola sociale del 2016 garantisce a tutti loro la continuità occupazionale in tutti i successivi cambi di gestione nell’appalto.

E’ la decisione inspiegabile di INPS di ignorare le leggi e le sentenze recentissime sull’obbligo di applicazione della Clausola, anche da parte delle società In House, che li renderebbe non “precari” ma direttamente disoccupati, poiché creerebbe inevitabilmente centinaia di esuberi.

Non lo sosteniamo solo noi.

Che le società In House hanno l’obbligo di applicare la Clausola Sociale è stato confermato dalla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 7759 del 2017 e dalla Sentenza del TAR Lazio n. 5496 del 2021, in un caso identico al nostro.

E’ confermato anche dall’Ordine del Giorno approvato lo scorso luglio dal Parlamento.

Non è vero che sono obbligate a svolgere un concorso o una selezione come fossero un Ente pubblico, pur rispettando i principi europei di pubblicità, trasparenza e non discriminazione. La Clausola sociale si basa esattamente su questi principi, senza alcuna ingiustificata discrezionalità.

Se ci avesse voluto ascoltare avrebbe saputo che la stessa società In House Inps Servizi spa, destinata dalla legge 128/19 a ricevere in affidamento diretto il servizio da INPS, ha approvato da anni un Regolamento per il reclutamento del personale che non prevede affatto la “selezione di tipo pubblico” di cui parla il Presidente di INPS.

Sa che prevede perfino la chiamata diretta?

Sa che da quando ne abbiamo cominciato a parlare quel Regolamento è sparito dal Sito della società (e come Lei sa bene tale pubblicazione è obbligatoria per legge)?

Come mai è sparito?

Sa che solo 3 mesi fa quel Regolamento (oggi svanito) è stato utilizzato per assumere due analisti programmatori e che la selezione è stata affidata ad una società privata?

Come mai quel Regolamento era legittimo fino ad oggi ma per il Contact Center non lo è più?

La Legge 128/2019 sulla Internalizzazione del Contact Center ha l’obiettivo esplicito di “promuovere la continuità nell’erogazione dei servizi e per tutelare la stabilità occupazionale del personale ad essi adibito”.

Durante l’esame della Legge 128 del 2019 sulla Internalizzazione alcuni deputati presentarono un Emendamento che proponeva esplicitamente l’assunzione degli operatori esclusivamente mediante un concorso di tipo pubblico, ed è stato respinto. Quindi anche il cosiddetto “Legislatore” si è già espresso inequivocabilmente.

E quindi per quale motivo si ritiene oggi indispensabile un nuovo intervento legislativo?

Era stato tentato da alcuni Deputati e Senatori già a luglio scorso, ma dopo un nostro documento di contestazione radicale della illegittimità della proposta, è stato fortunatamente accantonato poiché negava alla radice la normativa vigente e poneva le premesse per centinaia di licenziamenti oltre ad un enorme danno a carico delle risorse pubbliche derivante dalla necessaria, complessa formazione di altrettanti nuovi operatori.

Questo è un Call Center particolare, Signor Ministro, svolge un riconosciuto servizio pubblico essenziale per l’intera cittadinanza, occorrono mesi per raggiungere un livello sufficiente di professionalità.

Forse chi lo ha capito meno è proprio l’INPS. Ma questo è un altro discorso che ci farebbe piacere approfondire con Lei e con il suo Direttore di Dipartimento (che come Lei ci ha detto è “molto più bravo” perfino del Ministro).

Iniziando il nostro incontro Lei ha affermato che “Il Ministro del Lavoro e INPS hanno già predisposto un testo da mettere nella Legge di Bilancio. Io ovviamente sono d’accordo e vigilerò perché tutto questo si realizzi nel modo migliore, entro due o tre settimane. Sono a vostra disposizione. Mi impegno a rappresentarvi passaggio per passaggio la norma per la stabilizzazione”.

La ringraziamo per questa informazione: sono mesi che da più parti si cita un presunto dissidio fra Lei e Orlando (cioè: Orlando vorrebbe la Clausola sociale e Lei invece no, e le lascio immaginare chi secondo questa vulgata sarebbe il buono chi il cattivo).

Siamo già stati costretti a fare 3 scioperi generali al solo scopo di chiedere a INPS di rispettare le leggi che ci sono già e di essere informati “preventivamente” di come intenda farlo.

Senza alcuna risposta.

Noi abbiamo ascoltato con attenzione le sue parole.

Ascolti le nostre: la legge giusta c’è già, non ne occorrono altre. Siamo pronti ad ogni confronto.

Si può rischiare solo di peggiorarla e di creare, allora sì, precarietà e disoccupazione.

E’ paradossale che da diversi anni il sindacato riesce a garantire la Clausola Sociale in tutti i cambi appalto con aziende private e non riusciamo a farlo solo con gli Enti pubblici.

Paradossale e drammatico.

Anche noi vigileremo e Le chiediamo ciò che ci ha promesso, l’intenzione di “rappresentarci passaggio per passaggio” cosa avete intenzione di fare.

Prima di farlo, ovviamente.

Nel frattempo noi non possiamo restare fermi.

Come scherzosamente Lei ci ha detto nell’incontro: nessuno è perfetto. Noi non lo siamo, ne siamo consapevoli. Ma non è necessario esserlo se si è dalla parte della ragione.

La attendiamo.