L’AQUILA – “Di tutte le vicende della Resistenza abruzzese la meno ricordata, e per molti anni la meno approfondita dagli storici, è certamente quella dei “Nove martiri aquilani”. Eppure nella nostra regione fu tra i primi episodi – se non il primo – di reazione all’occupazione nazista. All’alba del 23 settembre 1943, due settimane dopo l’annuncio dell’Armistizio e contemporaneamente all’eccidio di Cefalonia, dei ragazzi dell’Aquila, che avevano deciso di “darsi alla macchia”, furono arrestati nel bosco di Collebrincioni, dopo un breve scontro a fuoco coi tedeschi. Sottoposti a un interrogatorio sommario – vani si rivelarono gli sforzi delle famiglie che allertarono l’Arcivescovo Carlo Confalonieri, impegnato a proteggere i religiosi del convento di S. Giuliano -, il giorno stesso i giovani vennero fucilati alle “Casermette”.
Esordisce così la riflessione di Andrea Giampietro, scrittore 35enne di Pratola Peligna.
LA NOTA COMPLETA
Il primo a raccontare la vicenda fu il Prof. Corrado Colacito (1896-1961) il quale, dopo aver insegnato ad Alanno e a Vasto, approdò nel capoluogo abruzzese come insegnante di Lettere presso l’Istituto Tecnico-Commerciale “L. Rendina”. Egli si dedicò senza posa alla raccolta di testimonianze dirette e alla ricerca di documenti che restituissero verità a quei destini precocemente falciati. Nel 1955 vide la luce il suo I martiri aquilani del 23 settembre 1943. Ricordo storico, pubblicato su interesse del Comune dell’Aquila. La sincera passione del suo lavoro rende accettabili i toni agiografici del racconto (si trattava di una ferita ancora aperta, dunque difficile da narrare con lucido distacco) e le non poche incongruenze.
Una di queste riguarda una relazione redatta dal comando tedesco di stanza all’Aquila che, secondo l’autore, è stata «malamente tradotta» ma di cui si contesta il contenuto riconoscendo, implicitamente, la validità della traduzione. Tuttavia a Colacito si deve l’abnegazione con cui affrontò il primo lavoro di ricognizione storica di quei fatti che negli anni sarebbero stati approfonditi, con maggior competenza storiografica, da studiosi come Walter Cavalieri (L’Aquila. Dall’armistizio alla Repubblica 1943-1946.
La seconda guerra mondiale all’Aquila e provincia, L’Aquila, Ediz. Studio 7, 1994). Nel 1996 la casa editrice Textus si adoperò per una riedizione del volume di Colacito, impreziosita da un’introduzione di Paolo Muzi. A sessant’anni dal rinvenimento dei corpi dei ragazzi (13 giugno 1944), l’aquilano Giorgio Cavalli, apprezzato compositore oltre che instancabile operatore culturale (a lui si deve la fondazione di Radio L’Aquila e uno dei primi esperimenti di televisione libera in Abruzzo), decise di mettersi dietro la macchina da presa (anche come sceneggiatore oltre che come regista) per ricostruire la vicenda dei “Nove martiri aquilani”, avvalendosi della consulenza storica di Walter Cavalieri.
Preziosi furono l’intervento di Eliso Iannini, titolare di TeleAbruzzo, e il contributo economico della Cassa di Risparmio dell’Aquila e della Regione Abruzzo.
Il 24 giugno 2004 fu proiettato in anteprima, al Teatro Cinema Massimo dell’Aquila, il cortometraggio Con vent’anni nel cuore, e con un risultato davvero suggestivo, non tanto per il coinvolgimento emotivo a cui sarebbe impossibile sottrarsi quanto per la finezza espressiva con cui vi si racconta l’avventura senza speranza di Anteo Alleva, Pio Bartolini, Francesco Colaiuda, Fernando Della Torre, Berardino Di Mario, Bruno D’Inzillo, Carmine Mancini, Sante Marchetti e Giorgio Scimia.
Dopo una seconda proiezione, che ebbe luogo nell’Aula Magna dell’Università dell’Aquila, il Prof. Carlo De Matteis ne scrisse entusiasticamente sul “Messaggero” (26/09/2004): «… [Con vent’anni nel cuore] ha il potere di restituire alla memoria cittadina una pagina tragica della sua storia recente, con una tale giustezza e misura di accenti, una fedeltà documentaria, una semplicità espressiva che non si potrebbero immaginare migliori per un’operazione di non facile esecuzione […]. L’emozione che questo film è in grado di suscitare deve essere ora condivisa, attraverso pubbliche proiezioni, dal maggior numero di persone della nostra città (e non solo di essa), soprattutto dai giovani delle scuole, dove dovrebbe essere annualmente presentato e commentato e diventare materia di riflessione e di educazione civica».
Ci auguriamo che il cortometraggio, attualmente disponibile sulla pagina Facebook dell’autore – con alcune “varianti” rispetto alla versione originale -, diventi realmente un appuntamento annuale in tutte le scuole della regione (l’ANPI aveva proposto alla RAI di trasmetterlo senza tuttavia ricevere risposta) perché, prendendo in prestito l’epigrafe ad apertura del libro di Colacito, esso è dedicato ai “giovani d’Abruzzo” e rievoca «una bella e generosa azione compiuta col sacrifico della vita da giovani come loro».






