L’AQUILA – “Per il secondo anno consecutivo, la giornata di oggi non potrà essere celebrata a causa delle restrizioni anti contagio, ma questo non vuol dire che assumerà un significato minore, in quanto rappresenta la storia ma anche quella speranza della società italiana di risollevarsi e credere in un futuro migliore, che dovrà accompagnarci anche nella ripresa post covid”.

Oggi, 25 aprile, ricorre il 76esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dalle truppe nazifasciste e, anche nel capoluogo, tutte le celebrazioni potranno avvenire solo in forma ristretta. Niente cortei, quindi, e nessun concerto. Solo manifestazioni simboliche nei luoghi più emblematici della città. Quello che però è più importante, dice ad AbruzzoWeb il segretario Anpi L’Aquila, William Giordano, “è che la lotta dei partigiani che si sono battutti per la democrazia continui ad essere tangibile eproiettata alla costruzione di una società sempre migliore”.

“Se viviamo in una democrazia – spiega – è proprio grazie alle battaglie e alla voglia di non rimanere indifferenti di quella gloriosa generazione, il cui senso di giustizia deve essere quindi essere d’esempio a tutti i cittadini, oltre che un orizzonte comune a cui tendersi in vista del futuro”.

Anche in memoria delle numerose vittime aquilane che persero la vita per mano dei nazifascisti. Perché se il 25 aprile rimane la data simbolo, dice ancora Giordano, “L’Aquila fu liberata quasi un anno prima e, in città come in tutta la provincia, avvennero per mesi diverse stragi ai danni degli stessi cittadini”.

“Era il 12 giugno 1944 – racconta -, quando il capoluogo fu abbandonato dalle truppe tedesche. A ridosso di quei giorni si respirava un clima di enorme tensione, che indusse le truppe naziste a ritorsioni ed eccidi indiscriminati”.

Quello avvenuto nella frazione di Onna, ad esempio, dove tra il 2 e l’11 giugno, la furia omicida nazifascista causò l’uccisione di 17 persone. Due donne e quindici uomini furono catturati e poi ammazzati con le mitragliette, all’interno di un’abitazione che fu poi fatta saltare in aria. Furono inoltre fatte esplodere altre dodici case, i cui proprietari erano stati additati come ostili al regime.

Il 7 dello stesso mese, era stata la volta di Filetto: le truppe tedesche di occupazione, come atto di ritorsione ai danni della popolazione per un’azione dei partigiani contro il presidio militare nazifascista, misero in atto una carneficina, uccidendo 17 persone e bruciando le abitazioni dei civili. Nel settembre 1943, inoltre, ricorrerà il 78esimo anniversario dell’eccidio dei Nove Martiri aquilani, assassinati dai nazifascisti dopo l’Armistizio con gli Alleati, per aver tentato di sfuggire al Proclama di Kesserling che obbligava tutti i giovani ad arruolarsi nell’esercito tedesco e rifugiarsi in montagna, nel tentativo di unirsi alle Bande partigiane.

“In realtà tutta la zona dell’Aquilano fu oggetto tante piccole stragi – prosegue il segretario Anpi -. A Paganica, per esempio, dove alcuni soldati nazisti ubriachi uccisero una coppia di coniugi, i coniugi Rossi, davanti a alcuni bambini piccoli. Senza contare poi le stragi avvenute ad Arischia, Lucoli e Casale Castelli”.

Il 1944, in ogni caso, fu anno di eccidi un po’ in tutta Italia e, addirittura, la guerra proseguì anche qualche giorno dopo il 25 aprile, giorno della ritirata dei soldati tedeschi alle città di Milano e Torino. Un fatto cruciale che portò ad assegnare a quella data un valore simbolico e a farne la ricorrenza per la festa della Liberazione che, oggi, sono in pochi ancora a ricordare. Un po’ per l’età ma, nell’ultimo anno, un po’ anche per il covid, che ha accelerato la dipartita di molti dei testimoni oculari della Resistenza.

“Grazie a un lavoro importante di archivio e di interviste, le loro testimonianze sono però tuttora fruibili – conclude Giordano – ed è proprio grazie a questo che la loro lotta e il loro sacrificio sono ancora chiari e tangibili, anche ai fini del miglioramento futuro”.

IL PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI A L’AQUILA

Il Comune dell’Aquila ha nei giorni scorsi comunicato in una nota che il programma di celebrazioni predisposto per questo 25 aprile sarà “necessariamente ridotto e contingentato, quanto al numero e alle presenze, per via delle misure di contenimento del contagio da coronavirus , come da indicazione della presidenza del Consiglio dei ministri”.

Di seguito il programma:  alle 9.30 il prefetto Cinzia Torraco, alla presenza delle autorità comunali e dei rappresentanti delle associazioni combattentistiche e partigiane, depositerà  una corona al Monumento dei Caduti della Villa comunale. Alle 10.30, alla presenza delle autorità civili e del comandante del Nono Reggimento Alpini, colonnello Gianmarco Laurencig, verrà deposta una corona di fiori al monumento ai Nove Martiri Aquilani all’interno della caserma Pasquali-Campomizzi, dove i giovani furono trucidati dai nazifascisti, e inizialmente sepolti, il 23 settembre 1943. Alle 11 è prevista un’altra deposizione di corona al monumento ai martiri davanti la Villa comunale di Onna.