L’AQUILA – Un giorno dell’estate 1998, Giulianova (Teramo) salutò quello che sarebbe stato l’ultimo concerto abruzzese di Fabrizio De André. Il cantautore aveva già il corpo minato dalla malattia che lo portò alla morte pochi mesi dopo, l’11 gennaio 1999, esattamente 13 anni fa.
Chi scrive quella sera visse un’esperienza indimenticabile. Non tanto per le due ore di intensa emozione consumata durante il concerto al parco “Chico Mendez” della località rivierasca, in cui De André era accompagnato, oltre alla consueta band, anche dai figli Luvi e Cristiano, quanto piuttosto per quello che accadde dopo.
Per una serie di eventi e circostanze troppo lunghe da raccontare, il rito della firma degli autografi si concluse con un inaspettato invito a cena per il gruppetto di appassionati di Villa Sant’Angelo (L’Aquila) che si era mosso fin sulla costa per ascoltare le note dell’evento.

Seduti intorno a un tavolo all’aperto di un ristorante di Roseto (Teramo), discreto e semideserto per l’ora tarda, rompere il ghiaccio non fu compito facile. Una volta preso il via, però, la discussione diventò subito di una straordinaria naturalezza.
Scoprimmo così il “lato segreto” del musicista, così composto e pacato da sembrare addirittura timidissimo, lui che pure aveva cantato davanti a centinaia di migliaia di persone nella sua carriera.
Si parlò di poesia e musica, dell’amato Genoa (a tavola non può mai mancare un discorso di calcio…) e di pesca.
De André non si sottrasse neanche ai fastidiosi flash delle nostre macchinette fotografiche, chiedendo in cambio unicamente di poter indossare gli occhiali da sole per camuffare il volto affaticato dal palcoscenico e dal male che lo stava divorando.
Ci lasciò con questa frase: “Domani ai vostri amici non dite che avete cenato con De André, raccontate la vera cosa insolita di questa serata, che un genovese vi ha offerto da mangiare”.
Gli promettemmo che lo avremmo seguito ancora in una sua performance live quando fosse tornato dalle nostre parti, ignari che si stava avviando verso la fine, cosa di cui era consapevole. Ci guardò, non disse nulla e sorrise.




