L’AQUILA – Per loro tutti i giorni sono uguali e un mese è fatto di 31 giorni esatti.
I colleghi diventano una seconda famiglia con cui stappare lo spumante il primo dell’anno o mangiare il panettone nel giorno di Natale.
Sono quelli che lavorano mentre tutti sono in festa, quelli per i quali il lavoro non si ferma. Mai.
Un medico del 118, un’addetta alla vigilanza di un museo, un ristoratore, un vigile del fuoco: per loro non esistono orari né domeniche né, tantomeno, c’è 1° maggio che tenga.
Luigi, Assunta, Marcello, Maurizio: spiegano di esserci ormai “abituati”, dopo tanti anni, e che per loro “è la normalità” essere di servizio mentre tutti si divertono.
Lavoreranno tutti, anche in questo 1° del mese. AbruzzoWeb ha deciso di ascoltarli.
Luigi Calvisi, prima medico di guardia e oggi operativo presso il 118 dell’Aquila, spiega come tutto poi diventa “routine”.
“Per noi è la normalità, il lavoro cerchiamo di distribuirlo in modo equilibrato tra tutti per non scontentare nessuno”, afferma.
Due famiglie, per Calvisi, una lavorativa e una effettiva che lo aspetta a casa. “I miei cari sono ormai abituati al fatto che spesso passo le feste con i miei colleghi – continua – Mia moglie, con la quale sto insieme da 40 anni, ha accettato di buon grado i miei orari e i figli crescono, adeguandosi a determinati standard”.
I giorni di festa sono quelli più carichi di lavoro per il 118. “Soprattutto il primo dell’anno e durante le feste di Natale facciamo molti interventi – sospira il medico – perché magari le persone mangiano tanto e poi hanno mal di stomaco, o perché alzano un po’ il gomito durante il cenone di fine anno”.
Una luogo di lavoro che diventa un po’ casa e un po’ famiglia per chi lavora mentre tutti gli altri dormono o festeggiano: “Al 118 ci attrezziamo come possiamo: con uno spumante, torrone e panettone e il Natale diventa Natale anche per noi”, conclude Calvisi.
Assunta Ricci lavora da oltre 14 anni come addetta alla sicurezza nei musei abruzzesi. Oggi è impiegata presso il Museo della Civitella, a Chieti.
“Ho iniziato facendo le sostituzioni degli impiegati che andavano in ferie, quindi ero già abituata a lavorare nei mesi di luglio e agosto, cioè quando la gente normalmente è al mare a riposarsi – ricorda – Ho fatto l’impiegata in molti musei e adesso mi alterno tra quello di Civitella e Villa Frigeri a Chieti”.
Si dice felice di lavorare nel settore della cultura perché questo le alleggerisce il peso di essere occupata anche nei giorni di festa. “Mi sono potuta godere tutti i musei d’Abruzzo – dice – è un lavoro interessante e sempre nuovo e, senza dubbio, molto stimolante. Per i turni nei giorni di festa ci si alterna di anno in anno, ma la domenica si lavora sempre”.
Assunta non si lamenta, anzi, puntualizza che è un “miracolo” avere un lavoro di questi tempi, anche se “le aperture straordinarie che dovrebbero essere pagate come incentivo non vengono retribuite dallo scorso ottobre, ma lavoriamo comunque con volontà e serenità, sperando di avere alla fine qualche introito in più”.
“Il 1° maggio, per un ristoratore, è e resterà un giorno lavorativo. Ed è giusto che sia così”.
Come sempre senza fronzoli Marcello Schillaci, anima e proprietario della Cantina di Porta Romana, nel cuore di Teramo.
Per lui è ordinaria amministrazione, ma con un elemento in più (e che elemento): le Virtù, piatto tipico della tradizione teramana nel giorno della festa dei lavoratori.
“Il 1° maggio devi lavorare per forza – dice al nostro giornale Schillaci, sessantenne da pochi giorni – e avere la capacità di proporre un’offerta che tenga conto della crisi economica. La situazione peggiora di giorno in giorno, ma noi ristoratori siamo gente navigata, sappiamo bene come muoverci e rinnovatci”.
“Le nuove generazioni sono meno disposte al sacrificio – lamenta il ristoratore – ma qui dobbiamo capire tutti che l’unico modo per salvare l’Italia è lavorare”.
Ha 57 anni e da 27 è nei vigili del fuoco, il caposquadra Maurizio Morellli, in forza al comando di Pescara. Sorride al pensiero di quante giornate di festa, 1° maggio compreso, ha passato sul posto di lavoro.
“Ci mettiamo a disposizione dei cittadini con spirito di servizio – spiega ad AbruzzoWeb – e per noi anche oggi si lavora, come tutti gli altri giorni. I problemi non si fermano solo perché è festa”.
D’altronde, se il caposquadra Morelli ha passato metà della sua vita con addosso la divisa da pompiere, gli anni precedenti all’entrata nel corpo, da che ha ricordi, li ha passati a sognarla, quella divisa.
“La passione mi è venuta fin da piccolo – ricorda – stavo sempre a giocare con il camion dei vigili del fuoco. La soddisfazione che dà questo lavoro, quella di essere d’aiuto agli altri, e in alcuni casi di salvare vite umane, è impareggiabile”.
Sposato e padre di due figlie, l’unico rammarico che ha nei riguardi di un lavoro tanto amato è il fatto che gli ha sottratto il tempo dedicato alla famiglia: “Adesso che le mie due figlie sono grandi – dice – mi costa di meno lavorare nei giorni di festa. Ma prima il dover rinunciare a stare in casa era più pesante”.
“In genere lavorare nei giorni festivi – continua – significa prepararsi a interventi non di routine. Soprattutto duramte le stagioni più calde, facciamo molti interventi in montagna. Magari per recuperare escursionisti che si sono persi o che si trovano in situazione di pericolo”.




