L’AQUILA – Prove di dialogo sulla zona franca urbana tra la Regione Abruzzo e il Comune dell’Aquila dopo le polemiche dei giorni scorsi.
Lunedì prossimo il vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, incontrerà l’assessore comunale alle Attività produttive Marco Fanfani.
Lo ha annunciato questa mattina lo stesso De Matteis nel corso della conferenza stampa che si è tenuta presso il palazzo dell’Emiciclo alla quale ha preso parte anche il commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi.
Al tempo stesso De Matteis non ha però risparmiato critiche al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che sulla questione della zfu nei giorni scorsi ha parlato di “ritardi” e “presa in giro” da parte della Regione: “Cialente – ha spiegato De Matteis – doveva essere a conoscenza di tutta la procedura, in particolare della notifica avvenuta a gennaio di quest’anno, che è un atto ufficiale, perché Chiodi lo ha comunicato”.
“Forse è il sindaco di Tirana se non ne era a conoscenza”, ha aggiunto ironicamente.
Anche il commissario Chiodi ha criticato l’atteggiamento del sindaco. “Capisco che c’è l’abitudine di sbattere i piedi solo all’interno del nostro microcosmo, ma facendo così non si ottiene nulla. L’unico modo per avere un risultato è il lavoro oscuro e silenzioso”.
Sempre questa mattina i rappresentanti delle associazioni di categoria (Ance, Ance Giovani, Cna, Cia, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato) in un incontro con la stampa sulla zfu, hanno ammesso “l’errore” di essersi fidati dei politici: “Ora prendiamo in mano la situazione con un tavolo di coordinamento permanente – hanno detto in coro – In questa squallida partita a tennis tra le istituzioni, non vogliamo essere la pallina che rimbalza da una parte all’altra”.
Nel pomeriggio, invece, l’assessore regionale Gianfranco Giuliante ha tenuto un incontro con la stampa per dare notizia di una lettera del Mise alla Commissione europea in cui si dice che in caso di mancata concessione della zona franca le autorità Italiane si impegnano ad attuare il regime “de minimis” da subito, denominandolo “zona franca L’Aquila”.
L’assessore non ha risparmiato bordate nei confronti del sindaco del capoluogo: “Cialente non ha onestà intellettuale. Ha ammesso che non sapeva nulla della zfu, poteva evitare di confermarlo il giorno dopo parlando dei 300 milioni”.
Zona franca day, atto secondo.
A fare il punto sullo stato dell’arte di questa misura economica delicatissima per L’Aquila sono stati oggi il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, che da mesi ha preso di punta la questione.
De Matteis ha reso noto che lunedì incontrerà l’assessore comunale alle Attività produttive Marco Fanfani, una prima prova di dialogo dopo giorni di guerra senza quartiere.
Raggiunto in Comune, Fanfani davanti al sindaco Cialente è sembrato un po’ cadere dalle nuvole, prima di ammettere che del vertice “se n’era parlato”.
Veramente Chiodi e De Matteis di zona franca dovevano parlare già ieri, in un incontro con la stampa organizzato per riepilogare sugli aiuti economici in generale, dalle tasse in giù.
Ma in corsa è stato deciso lo slittamento a oggi, perché quasi in contemporanea era stata fissata la conferenza del sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, e di tutto il Consiglio, comunale, di ritorno da Bruxelles.
Uno slittamento strategico, sia per evitare la fuga di giornalisti a metà evento, sia per ascoltare il punto di vista dell’ente comunale.
Inoltre, da quanto si è appreso, la conferenza di oggi assieme a Chiodi e De Matteis doveva vedere anche l’assessore regionale aquilano, Gianfranco Giuliante, ma le trattative sono saltate e nel pomeriggio quest’ultimo ha incontrato i cronisti per conto suo.
Dalle cronache di ieri Chiodi e De Matteis hanno potuto sentire quanto affermato da Cialente, che vuole che i 90 milioni varati dall’Europa servano solo ad attrarre nuove imprese, la zona franca in senso stretto, mentre per i contributi all’esistente, l’ormai chiacchierassimo “de minimis”, chiede altri 300 milioni da stornare dal miliardo fermo previsto dal “decreto Abruzzo” del 2009. Ipotesi fantasiosa secondo la Regione.
Cialente, inoltre, sia dal Belgio che tornato in città, ha definito “presa in giro” (intervistato da AbruzzoWeb ha usato un’espressione più colorita) il fatto che la notifica della norma relativa alla zfu sia arrivata da Chiodi a Bruxelles a gennaio 2011.
La replica dei due amministratori regionali oggi ha calcato molto su questo aspetto.
DE MATTEIS: ”CIALENTE È SINDACO DI TIRANA?”
“Il sindaco – ha detto De Matteis – dice di aver appreso solo ora della notifica datata 12 gennaio? Imbarazzante che L’Aquila sia rappresentata in modo così inadeguato. Il presidente Chiodi, infatti, lo ha comunicato il giorno stesso con un atto ufficiale. A meno che non sia sindaco di Tirana, perciò, Cialente doveva esserne a conoscenza. Evidentemente deve stupirsi di se stesso, perché questo era noto a tutti”.
De Matteis ha rifiutato le accuse di un iter troppo tardivo, spiegando che una notifica due anni dopo il sisma “è nella sequenza logica delle cose: siamo passati dall’approvazione in Europa, all’approvazione al Cipe, all’istruttoria e all’approvazione della Corte dei conti, poi il documento è stato trasferito dopo l’istruttoria di Mise e Mef e infine notificato. Qual è il ritardo?”.
“Le zfu precedenti – ha aggiunto – hanno avuto un iter procedurale di quattro anni per poi essere cancellate e trasformate in zone a burocrazia zero che ancora oggi non vedono la luce. Questa di due anni e mezzo”.
Di qui la critica del vice presidente alla missione belga del Consiglio. “Andare a Bruxelles per che cosa? – si è chiesto polemicamente – Per conoscere tutto quanto era già noto con questi atti? Si sapeva già tutti, in termini procedurali, di tempo e di effetti prodotti dall’applicazione”.
In ultimo De Matteis ha evidenziato la discrepanza tra le posizioni di Cialente e di altri esponenti del Partito democratico. “Marini, Lolli e Sassoli – ha elencato – sanno perfettamente di cosa si sta parlando, anche se la Serracchiani ha detto che la zfu è una cosa inutile perché è concorrenza sleale verso le attività già esistenti. I parlamentari del Pd hanno sostenuto nascita, mantenimento e prosecuzione di questa misura, invece Cialente?”.
CHIODI: ”LA ZONA FRANCA NON ERA NATURALE NE’ DOVUTA”
“Nessuno si rende conto – ha premesso il governatore – che ottenere la zfu per L’Aquila non era naturale né dovuto. In nessun altra parte colpita da calamità naturali è stata data questa misura. Era difficile anche perché, secondo la Ue, altera gli equilibri concorrenziali. E con tutte le difficoltà che abbiamo i nostri parametri economici sono molto avanti a numerose repubbliche dell’Est”.
Secondo Chiodi, “c’è un lavoro incredibile dietro, oscuro e competente. Abbiamo avuto contatti con la comunità aquilana tenendo sempre aggiornate le categorie interessate. Un anno fa chiedemmo se volevano la zfu o altre soluzioni, io ero per le altre ipotese ma hanno chiesto la zona franca e abbiamo lavorato per quello”.
A Cialente il commissario per la ricostruzione ha detto che “capisco il sindaco e la sua ansia ma non è possibile sminuire ogni volta ogni cosa che si fa con la tecnica del rilancio. Perché non ci lavora e pensa di far passare un messaggio d’altri tempi? – la domanda di Chiodi – Sbattere i piedi nel nostro microcosmo perché pensiamo che ci senta il mondo serve qui, ma fuori nessuno lo sente, lo sbattimento dei piedi. Ci vogliono capacità, argomentazioni e tanto tanto lavoro”.
Una frecciata è arrivata anche all’assessore comunale Stefania Pezzopane, non nominata. “E’ come la vicenda del presidente della Provincia uscente – ha ricordato Chiodi – che, come c’era una crisi aziendale, scriveva al presidente della Regione per andare sul giornale invece di darsi da fare. Queste sono infingardie di un gioco finto, la politica deve cambiare”.
L’INCONTRO CON FANFANI
A fine conferenza De Matteis ha annunciato la novità più gustosa.
“Lunedì mi incontro con l’assessore Fanfani e continuiamo ad andare avanti, se poi il sindaco vive in un altro mondo, affari suoi”.
Il vertice è stato confermato dallo stesso Fanfani, che pure non è sembrato certo sulla data, in Comune, intercettato nella sede comunale di Villa Gioia davanti al sindaco, a margine di una conferenza stampa.
In questa stessa occasione Cialente si è scagliato nuovamente contro l’editoriale di AbruzzoWeb con la foto degli arrosticini, molto contestata dai consiglieri comunali che sono rimasti inferociti.
A oggi, comunque, in città al di fuori di una ristretta cerchia di addetti ai lavori (e anche qualcuno all’interno) sulla zona franca quasi nessuno ha le idee chiare.
La misura di aiuti economici che arriverà all’Aquila si chiamerà “zona franca L’Aquila” ma non è la “zona franca urbana” che fu pensata per le periferie francesi in rivolta.
La distinzione è solo sul nome, ma gli effetti saranno praticamente gli stessi. Sarà infatti composta da una serie di sgravi fiscali per piccole e micro imprese fino a 200 mila euro ciascuna, sia del tessuto produttivo esistente, sia di nuovi brand che vorranno venire a investire nel cratere.
Questo il quadro, che sembra chiaro una volta per tutte, che emerge al termine dell’atto secondo dello “zona franca day” cominciato ieri con le conferenze stampa di Gianni Chiodi e Giorgio De Matteis da un lato e di Massimo Cialente dall’altro, e proseguito oggi con una seconda parte di Chiodi-De Matteis, alcune esternazioni di Cialente e un’ennesima conferenza stampa, di Gianfranco Giuliante e Guido Liris nel pomeriggio.
Se è finalmente chiaro che cos’è la “zona franca L’Aquila”, quello che è orribilmente confuso è lo scenario politico. Basti pensare che Chiodi e De Matteis da un lato e Giuliante dall’altro, componenti di uno stesso schieramento di centrodestra, danno letture diverse alle stesse carte e documenti e utilizzano nomi diversi.
Così come, dall’altra parte, esponenti del Partito democratico come Gianni Lolli e Stefania Pezzopane tacciono, David Sassoli e Gianni Pittella (europarlamentari) attaccano la Regione mentre Cialente sembra avere idee tutte sue.
Nel mezzo i cittadini, sempre più confusi e, di conseguenza, infuriati.
Per la prima volta oggi Giuliante ha sottolineato la differenza tra le due zone franche, contenuta in una lettera spedita alla direzione generale Concorrenza della Commissione europea dal capo dipartimento Politiche sviluppo e coesione del ministero dello Sviluppo economico, Aldo Mancurti.
Anche se si è limitato a svelare l’arcano, rimpallando poi le mosse successive “ai decisori”, insomma, senza nominarli, agli stessi Chiodi e De Matteis.
“Nella lettera di Mancurti – ha detto Giuliante – c’è un passaggio che la dice lunga e che traccia il percorso che dovremo fare di qui a qualche giorno. Qualora dall’analisi della documentazione le informazioni siano insufficienti per la zona franca, scrive il ministero, le autorità italiane comunicano sin da ora l’impegno a dare attuazione in de minimis agli interventi, che manterranno il nome di zona franca L’Aquila, pur dovendosi considerare ritirata la notifica della zona franca urbana”.
D’altronde, lo stesso assessore regionale alla Protezione civile ha sottolineato che “la Commissione è diventata sempre più cogente sulla non applicabilità della zfu e sull’applicabilità del ‘de minimis’ perché gli abbiamo mandato documentazioni in cui si dice che in questo territorio prevalgono medie e piccole imprese, al 99 per cento. Abbiamo affinato la loro tesi che lo strumento del ‘de minimis’ è quello più coerente”.
Giuliante non ha risparmiato, infine, critiche al sindaco Cialente e al Comune. “Con assoluta onestà intellettuale – ha premesso – in Comune hanno riconosciuto di non essersi informati per due anni e mezzo, salvo poi svegliarsi e chiedere 300 milioni di euro per la zona franca che non si sa neanche bene dove e quando possono essere sviluppati. Dichiarazioni dal sapore strettamente preelettorale che in questa città e in questo momento non servono”.
Secondo Giuliante, “c’è stata approssimazione enorme da parte del Comune, in termini politici ipercensurabile, così come è censurabile che ci si inventi una cifra che non sta né in cielo né in terra (i 300 milioni chiesti da Cialente solo per il ‘de minimis’ tenendone 90 per la zfu). Per chi sta all’opposizione è sempre facile chiedere di più di quello che serve”.
“Dopo aver ammesso la mattina di non sapere nulla, poteva evitare di darne conferma dicendo certe cose”, ha concluso ironicamente.
LIRIS: ”LA ZONA FRANCA URBANA NON ARRIVERA’ MAI”
Più esplicito di Giuliante nel descrivere la situazione è stato Liris. “A Bruxelles – ha spiegato – noi della Provincia abbiamo condotto una nostra operazione-verità. Abbiamo parlato con i tecnici, i cosiddetti ‘burocrati’, che ci hanno detto la zona franca non ve la possiamo dare e non ve la daremo mai. Questo è testimoniato dalla continua richiesta di integrazioni e dai consigli di cambiare target”.
Perché allora Chiodi e De Matteis hanno continuato a parlare di zona franca? “Il fatto di voler chiamare zona franca ciò che non lo è – ha azzardato Liris – è un atteggiamento e una scelta politica, comunque dobbiamo avere contezza che lo strumento del ‘de minimis’ è da cogliere al volo perché copre il 99 per cento delle imprese. I tecnici ci hanno detto perché non lo avete fatto un anno fa, visto che ci sono in bilancio i 90 milioni”.
“Le polemiche di questi giorni non ci riguardano. In questa squallida partita a tennis tra le istituzioni, non vogliamo essere la pallina che rimbalza da una parte all’altra”.
Le associazioni di categoria (Ance, Ance Giovani, Cna, Cia, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato) si tirano fuori dalle lotte tra Regione e Comune sul tema della zona franca urbana, sottolineando con forza che “la questione è delicata ed è da irresponsabili farne materia di scontro politico”.
Questa mattina i rappresentanti di ogni associazione hanno tenuto una conferenza stampa per ufficializzare la costituzione di un tavolo permanente di coordinamento tecnico-politico dopo la partecipazione al Consiglio comunale che si è tenuto martedì scorso a Bruxelles.
“Si tratta di un tavolo – ha spiegato il direttore di Confcommercio, Celso Cioni – che presidierà costantemente l’iter dei provvedimenti agevolativi per il sistema produttivo. Andando a Bruxelles ci siamo resi conto che il 2010 è stato speso malissimo e che il ritardo c’è”.
“Per questo motivo – ha sottolineato Stefano Cipriani dell’Ance – abbiamo richiesto di entrare nel tavolo tecnico-politico, perché vogliamo vedere con i nostri occhi quello che sta succedendo ed essere parte attiva”.
All’unanimità i rappresentanti delle associazioni di categoria hanno ammesso “l’errore” di essersi fidati degli amministratori e dei politici, “ma ora basta delegare la gestione dei nostri interessi”, ha detto Giorgio Stringini del Cna, che in relazione a quanto detto ieri dal commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi, ha affermato: “Non mi sento di dover ringraziare nessuno, hanno solo fatto il loro dovere”.
In relazione alle polemiche sulla missione a Bruxelles, lo stesso Stringini ha sottolineato che “neanche un euro è stato speso dal Comune, ci siamo pagati tutto noi”.
In vista della fine di gennaio, quando dovrebbe arrivare la risposta sulla zfu dall’Europa, le associazioni non rimarranno con le mani in mano. “Non aspetteremo più – ha affermato Carlo Rossi della Confesercenti – ma faremo pesare i nostri interessi fino ad allora. Ci concentreremo anche su le altre misure ordinarie legate allo sviluppo”.
Come il cosiddetto ‘De Minimis’, un provvedimento che può essere adottato dalle autorità italiane indipendentemente rispetto all’Europa e “che poteva partire già mesi fa e sul quale si è perso solo tempo”, ha aggiunto Stringini.
Nel corso della conferenza stampa non sono mancate critiche per il mancato coinvolgimento delle aziende locali nella fase dell’emergenza post terremoto. “Sono stati spesi 900 milioni per il progetto C.a.s.e. e a nessuna impresa aquilana è stato dato un minimo incarico”, ha tuonato Loredana Lombardo di Confartigianato.
Presenti anche Filippo Rubei della Cia e Adolfo Cicchetti, presidente di Ance Giovani. (e.m.)
PEZZOPANE: ”SULLA ZONA FRANCA NON ESISTONO DUE VERITÀ”
“Sulla Zona franca non esistono due verità”.
Lo afferma l’assessore alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila Stefania Pezzopane.
“Né tanto meno chi amministra questo Comune ha voglia e tempo di fare polemiche o risse. Tuttavia reagiamo quando ci rendiamo conto che qualcuno pensa di poter mortificare ancora questa città e di ingannare i suoi cittadini”.
“I tecnici della Commissione europea, che abbiamo incontrato a Bruxelles, non parteggiano certo per nessuno, ma si sono limitati a tratteggiare un quadro oggettivo. La richiesta della Zona franca, per il rilancio economico di una città martoriata anche da disoccupazione e cassa integrazione, è arrivata sul tavolo della Commissione Europea solo a gennaio 2011, con estremo ritardo e con errori gravissimi”.
“Ora si è costretti a correre ai ripari, per rimodulare la proposta e recuperare il tempo che la Regione, il Commissario e il Governo ci hanno fatto perdere. Adesso il nostro lavoro, insieme a tutte le categorie e le organizzazioni sindacali, deve tendere verso tre obiettivi”.
1) De minimis. Il cui riconoscimento spetta al Governo, sentita la Commissione europea. Governo e Regione devono stanziare subito le risorse necessarie a copertura. Si tratta infatti di uno strumento che serve soprattutto per le piccole imprese già esistenti, quindi per le nostre piccole imprese aquilane, che potrebbero beneficiare di sgravi fiscali fino a 200 mila euro, in tre anni.
Il “de minimis” andava chiesto subito dopo il sisma. Le nostre imprese locali non hanno beneficiato praticamente di nulla, mentre continuano a pagare tasse e contributi, comprese quelle che ancora non hanno potuto riaprire.
2) Zona franca. Questo strumento non va abbandonato, ma deve viaggiare parallelamente al “de minimis”. Sono strumenti diversi che rispondono a due esigenze diverse. In questo caso gli sgravi fiscali e contributivi servono soprattutto per le medie e grandi imprese, che si insedieranno ex novo. Dunque la Zona franca servirà ad attrarre nuovi investimenti, mentre il de minimis servirà per le nostre imprese aquilane.
3) Fondo strutturale. Va riprogrammato dalla Regione Abruzzo il Fondo strutturale, che scade nel 2013, rimodulandolo in vista del rilancio economico dell’Aquila. Per l’indennizzo delle attività produttive sono stati stanziati solo 37 milioni dei circa 600 del Fondo strutturale. Ben poco, quindi. Poiché è necessario intervenire concretamente, e non a chiacchiere, la Regione utilizzi un’altra parte del Fondo per le imprese aquilane, per il loro ammodernamento e per il rilancio.
Inoltre nella futura programmazione del nuovo Fondo strutturale va prevista, così come si è cominciato a fare con i parlamentari europei e con i funzionati dell’Ue a Bruxelles, uno specifico intervento, modello Urban per L’Aquila, diretto al Comune dell’Aquila.
4) Legge regionale per l’economia del cratere. Sono necessari anche leggi e provvedimenti regionali ad hoc, come quelli messe in campo dalla Regione Umbria e dal Friuli, subito dopo il sisma per l’economia.
“Chiodi farebbe bene a prendere esempio dall’Umbria, visto che di leggi simili in Abruzzo non se ne vede neanche l’ombra”.
“Quanto al fatto che siamo stati trattati meglio di Umbria e Marche, al Presidente della Regione e Commissario, che si comporta come un extraterrestre che ogni tanto atterra sul pianeta L’Aquila, evidentemente sfugge che gli aquilani le tasse le stanno già pagando da luglio 2010 e che da gennaio cominceremo a restituire, mentre in Umbria e nelle Marche sono tornate a restituirle dopo 12 anni, al 40 per cento. Come noi”.
“Adesso si capisce il perché di tanta irritazione nei confronti della delegazione del Consiglio a Bruxelles, che ha visto la presenza anche di un assessore regionale e di un assessore provincilae, nonché di esponenti di categorie produttive”.
“È chiaro che Gianni Chiodi e Giorgio De Matteis non volevano che scoprissimo le carte, per non far render conto alla città dei ritardi e degli errori commessi”.
“Quanto al continuo sottolineare le assenze a Bruxelles, mi sembra una pessima citazione del celebre film di Nanni Moretti Ecce bombo, quando il protagonista, invitato a partecipare ad un evento, si chiedeva se si sarebbe notato di piu andando o meno. Evidentemente qualcuno alla ricerca di visibilità elettorale, ha pensato che non partecipando si sarebbe notato di più”.



