L’AQUILA – Creare un ponte con Bruxelles, contrastare quello che definisce “l’asse politico marsicano-teramano”, mettere da parte definitivamente le polemiche e aprire un nuovo percorso per il sostegno alle imprese attraverso il cosiddetto “regime de minimis” che garantisce sgravi fiscali alle piccole e medie imprese (Pmi) per 200 mila euro in tre anni.
Sono alcuni dei punti da cui ripartire per Pierpaolo Pietrucci, capo di gabinetto del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e consigliere provinciale di centrosinistra, a pochi giorni dalla trasferta a Bruxelles, dove il Consiglio comunale ha tenuto una riunione straordinaria per toccare con mano a che punto fosse la questione zona franca.
Un’esperienza che definisce “straordinaria” parlando con AbruzzoWeb, ma che ha lasciato spazi a riflessioni, anche amare, sullo stato della politica aquilana, sulla vicenda zfu e su ciò che sarebbe potuto essere e, forse, non sarà mai sotto il profilo del rilancio economico della città.
Il Consiglio comunale, per la prima volta, è andato fuori dei confini nazionali. Che esperienza è stata?
Sicuramente straordinaria, specialmente dal punto di vista umano. Sotto altri profili, invece, diciamo che ci sono stati due tipi di riscontri, uno positivo, l’altro decisamente meno. È stato molto bello poter riscontrare la grande unità del Consiglio comunale, unito e compatto per perorare la causa della città dell’Aquila. Questo, secondo me, dovrà essere il leit motiv della politica aquilana dopo le elezioni 2012. È chiaro che per qualche mese ci sarà una separazione in vista della contesa elettorale, ma a partire dal giorno la chiusura delle urne elettorali dopo servirà una grande unità per recuperare ciò che ci ha strappato l’asse politico marsicano-teramano.
Che vuol dire?
È evidente che certa politica ha preso in giro l’intera città. E la conferma è venuta andando a parlare sia con i tecnici che con gli europarlamentari italiani. Tutti da destra a sinistra si sono detti favorevoli a sostenere la causa della zona franca e dell’Aquila. Ma è la politica ad aver sbagliato nel puntare esclusivamente su questa forma di sostegno.
Cosa si sarebbe potuto fare?
Ricordo nei primi giorni del post-terremoto, quando era in fase di redazione il decreto Abruzzo, il Governo chiese di scegliere tra detassazione e zona franca. Lì si commise il peccato originale puntando sulla zona franca. Forse la politica non comprese cosa significava realmente, erano giorni frenetici. Quel nome in alcuni, forse, evocò le zone franche tipo Livigno o Gibilterra, quando in realtà era tutt’altro.
La colpa fu anche quella di lasciare il pallino in mano quasi esclusivamente alla Regione, sia per competenze sia perché in quei giorni il Comune doveva far fronte a mille emergenze. Ciò non giustifica il fatto che il Comune ha un solo funzionario, peraltro co.co.co. e che è molto attento e attivo, per gestire le politiche comunitarie. Non basta. Bisognava delegare da subito un assessore a seguire costantemente la vicenda.
In questo modo la Regione ha accentrato tutto, sia politicamente sia tecnicamente. E hanno tirato a lungo la questione, lasciandosi come scappatoia quella del ‘regime de minimis’ che sarebbe stato applicato come alternativa in caso di mancata istituzione della zfu. In tal senso il documento reso noto da Giuliante è esemplificativo di come sia stata gestita la cosa.
Quali sono stati gli errori?
Innanzitutto coinvolgere dall’inizio, e sottolineo dall’inizio, tutti gli enti coinvolti da una decisione così importante. Parlo di Comune, Provincia, i cosiddetti stakeholders (portatori di interessi, ndr). Tutto invece è stato accentrato, visto che hanno la competenza che gli affida la legge, senza prendere in considerazione altri percorsi. Questo perché la politica aquilana è tenuta sotto scacco dall’asse marsicano-teramano ed è stata tenuta all’oscuro di ciò che accadeva.
Si sarebbe potuto coordinare meglio gli interventi, scegliere su quali zone intervenire. Penso alle zone industrali specifiche e non alla città intera, dove chi ha avuto il coraggio, o l’incoscienza di riaprire una piccola attività, rischia di trovarsi la concorrenza di chi può avere sgravi fiscali e agevolazioni.
Che cosa sarà della zona franca?
Sappiamo che il 21 gennaio arriverà una risposta dall’Ue sulla zfu. Ma nel frattempo, secondo me, si può partire subito con il regime fiscale de minimis, per dare ossigeno a pmi e all’intero comparto economico, visto che non c’è bisogno di alcuna autorizzazione da parte dell’Ue, con la quale, comunque, va tenuto un canale costantemente aperto. Gli stessi europarlamentari di Bruxelles ci hanno invitati a sollecitarli, a coinvolgerli, a presentare proposte. Ci conoscono, e vogliono aiutarci.
Il de minimis è uno strumento che si sarebbe potuto attuare già da tempo. E che, se fosse stato adottato, avrebbe potuto garantire sgravi, per il periodo 2008-2010, fino a 500 mila euro. Il che significava coinvolgere anche le aziende più grandi. Si è persa un’occasione.
Cosa si può fare per recuperare il tempo perduto?
Proprio questo: recuperare il tempo perduto. La mia proposta è che Il Comune sia coordinatore e capofila di un tavolo programmatico permanente, al quale convocare Enti ed associazioni di portatori di interessi per istituire un ponte ideale con Bruxelles e fare scelte che comportino un reale sviluppo del territorio. Penso, per esempio, a uno sviluppo del polo chimico farmaceutico, potenziarlo creando una filiera che unisca scuola e impresa. Il tutto per aprire una nuova stagione di rinascita per la città.
RUGGERI (MPA): ”DA PIETRUCCI E DI STEFANO SOLO GAZZARRA”
“È ormai evidente a tutti che, non potendo puntare su un solo fatto concreto portato a termine da questa amministrazione comunale, la sola arma che hanno è quella di gettarla in gazzarra e creare più confusione possibile. Poi se uno risponde per le rime, subito si apre il fuoco di sbarramento di ‘smetterla con le polemiche’”.
Questo l’attacco lanciato verso il Comune dell’Aquila in una nota dal segretario comunale aquilano del Movimento per le autonomie, Corrado Ruggeri. Il tema, manco a dirlo, è quello della zona franca.
Ruggeri spiega che nel convegno sulla Zfu organizzato sabato dall’associazione dei Giovani Avvocati, “tutti, sindaco in primis, si sono affannati a proclamare lo stop alle polemiche. Bene – accusa l’esponente Mpa – sono passate solo poche ore e riecco l’assessore alla Ricostruzione Di Stefano e il capo di gabinetto nonché consigliere provinciale Pietrucci ripartire all’attacco con le polemiche”.
“Certo – aggiunge Ruggeri – la città si aspetta dall’assessore alla Ricostruzione, alla pianificazione e ripianificazione Di Stefano di sapere se ha capito, unitamente al sindaco, se i piani di ricostruzione servono o non servono o se serve solo quello di Onna”.
“Chissà se hanno capito – prosegue – che la zona franca per tutta la Provincia era semplicemente impensabile, ma l’anno scorso in piena campagna elettorale per le Provinciali, perfettamente allineati con il loro candidato presidente (Stefania Pezzopane, ndr), si battevano per includere tutta la Provincia e il ‘cratere’ nella zona franca”.
“Chissà se si sono resi conto – insiste Ruggeri nella sua filippica – che in quasi tre anni non hanno messo in cantiere una straccio di piano del commercio seppure provvisorio, né hanno abbozzato un piano della viabilità, chissà se hanno capito che ci sono 5 milioni di metri quadrati di zone bianche da normare, se hanno studiato una strategia per le casette di legno, sia quelle abusive, sia quelle che lo diventeranno al termine dei 3 anni”.
Si chiede Ruggeri, “chissà se si sono accorti, dopo mille promesse a vuoto, che gli ambulanti di piazza Duomo sono, dopo tre anni, ancora senza una sia pur precaria sistemazione. Se si sono resi conto – attacca – che il più ‘sballottato’ degli uffici è la non struttura del Comune, a cui esiste un off limits per i portatori di handicap, vera vergogna dell’intera città”.
“Certo, l’elenco delle cose che avete fatto per la città è pressoché vuoto, mentre è stracolmo quello delle persone con cui avete litigato. È ora che vi tappiate la bocca – conclude – e iniziate a lavorare per la città, il solo e unico compito a cui siete stati legittimati dal voto popolare”.



