PESCARA – Peppe De Cecco non ci sta e chiarisce. Daniele Sebastiani lo ha fatto passare quasi per un imprenditore con qualche problema di liquidità e De Cecco, con la sua solita ironia, ha precisato che, per fortuna, a casa sua avevano cucinato e c’era da mangiare.
Il problema vero è che sono quattro anni che De Cecco, unico proprietario del Poggio degli Ulivi, un complesso di grosso valore ceduto per pochi soldi in affitto alla Delfino Pescara 1936, sta cercando di far definire l’operazione con una acquisizione, che non è una vendita, da parte della società biancazzurra.
In definitiva il presidente dice: “Noi soci della Delfino acquisiamo il Poggio e lo gestiamo insieme alla società di calcio per fare un’attività piena che ci faccia definire come una fabbrica di calciatori. Noi, in pratica, se vogliamo crescere, dobbiamo poter ‘costruire’ giocatori in casa nostra e possiamo farlo solo se abbiamo una struttura idonea come è il Poggio. Assurdo pensare che io gestisca il Poggio e faccia parte della gestione della società Delfino che mi comporterebbe una doppia uscita, cioè pagare due volte. Siccome il 30 novembre scadrà il termine per acquisire il Poggio, ho chiesto ai miei colleghi di prendere posizione e farmi sapere quali sono le loro reali intenzioni. Al momento non so nemmeno chi è d’accordo e chi no, quindi volevo che ci confrontassimo. Sebastiani dice che non ha il Delfino la forza di acquisire il Poggio, bene, allora io prendo la mia decisione di gestire il Poggio da solo e di essere libero da impegni con la società di calcio dove potrei avere una piccola quota giusto per restare con gli amici di cordata. Nessuno può pretendere che io paghi la gestione del Poggio e nello stesso tempo paghi la gestione del Pescara. Noi mettiamo insieme tutti i nostri soldi e paghiamo, anzi l’amministratore delegato Sebastiani, paga tutte le spese, Poggio e società. Il problema serio è che noi siamo tantissimi soci frazionati in tante piccolissime quote, eccezion fatta per quattro, cinque consiglieri, ed alcuni hanno espresso la loro difficoltà a caricarsi di una spesa superiore a quella di oggi. Capisco e accetto. Capiscano anche loro che io, se debbo curare da solo il Poggio, debbo ritrovare la mia libertà di azione”.
Al di là delle parole di De Cecco si capisce bene che ci sono dei soci che lo sono soltanto a livello “burocratico” ma che non hanno ancora pagato il dovuto.
Si capisce che Sebastiani, in virtù della sua espressione professionale di curatore di pratiche di leasing, ha una capacità di pressione psicologica che gli altri debbono subire; che la realtà del Poggio come scuola calcio e fabbrica di giocatori è importante ed è un vedere oltre il proprio naso che alcuni dei soci non sanno o non possono fare.
L’importante, comunque, è che si agisca a carte scoperte, con chiarezza e non si spacchi la tifoseria pro o contro De Cecco aizzandogli contro la canizza sulla base del concetto, non acquistiamo il Poggio e lui se ne va, anche perché non si è parlato di acquisto ma di acquisizione e poi avere una società di calcio senza campi disponibili per tutti i settori è un andare sotto la pioggia senza ombrello.






