L’AQUILA – Solito pienone all’agriturismo Olimpo, in località Bazzano (L’Aquila).
Ieri sera è salito sul palco del laboratorio Zelig il comico napoletano Peppe Iodice, uno dei volti noti del programma di Canale 5 famoso, fra l’altro, per essere quello che mette alla berlina politici e intellettuali.
Le serate Zelig all’Olimpo sono un’idea dei gestori dell’agriturismo Ferruccio ‘Ferrox’ Spagnoli, suo fratello Iuri e Walter Ciccone. Dopo Giorgio Veduci e Paolo Labati, allora, è la volta di Iodice, capace di strappare risate e applausi per un’ora e mezza.
Abruzzoweb lo ha intervistato a fine serata.
Iodice, una bella serata nel capoluogo aquilano.
All’Aquila sono passato qualche anno fa, ma il vero incontro col pubblico aquilano è stasera. Avevo sentito dire che siete un pubblico diffidente, un po’ con la puzza sotto il naso. Non è affatto così, stasera ho fatto tutto quello che mi andava di fare. Mi sono divertito moltissimo, il pubblico dell’Aquila è splendido e non lo dico con la classica retorica. Capita, a volte, di trovarsi di fronte a un pubblico che ti esamina, che ti respinge, magari ti ignora. Capita, anche se può sembrare strano. Qui, invece, mi sono sentito veramente libero di dire quello che mi passava per la testa.
Ci fa piacere. Solita domanda che si fa agli ‘ospiti’: ha avuto modo di passare in zona rossa?
Sono passato in centro oggi, in zona rossa. Non l’avevo mai vista da tre anni a questa parte. Non ci sono parole. Terrificante, è stato terrificante. Ma la bellezza incredibile di questa città si riesce a vedere, si capisce quanto sia bella e unica anche se è distrutta. Da napoletano, riconosco la bellezza ovunque.
E sa cosa vuol dire la parola terremoto.
Ricordo il terremoto dell’Irpinia del 1980. Ero bambino e ancora oggi quando vedo un lampadario oscillare mi viene da scappare via. Quindi, posso capire gli aquilani che si sentono ancora sotto pressione. Una cosa mi ha colpito in particolare: andando in giro per L’Aquila, sembra che il terremoto ci sta stato qualche giorno fa. Una sensazione stranissima, qualcosa di surreale.
Il pubblico aquilano ha voglia di ridere, lei lo ha capito bene.
Mi fa piacere vedere un pubblico che ha voglia di vivere, anche attraverso il divertimento. Vuol dire che siete vivi e che probabilmente state esorcizzando tutto ciò che vi è accaduto in diversi modi, compreso il teatro comico. Io stesso ricordo esperienze bellissime con i miei cuginetti dopo quel maledetto sisma. Nelle tragedie si può crescere, vengono fuori forze insospettabili. Il paradosso delle tragedie è proprio questo. Lo spirito di aggregazione che emerge è segno di vita e di coraggio. Voi di coraggio ne avete da vendere.
Torniamo al teatro. All’Olimpo si fa cabaret vecchia maniera, un caso raso nel panorama teatrale di oggi.
Bello, il cabaret puro. Qui all’Olimpo si fa il vero cabaret, è una bellissima idea. Un comico, un microfono e il pubblico davanti a un metro di distanza. Complimenti a Ferruccio e agli altri, perché la scelta di puntare a questo tipo di teatro non è all’ordine del giorno.
E la tv? Lei ha sempre puntato alla qualità: come si sente nella televisione di oggi?
La televisione è un mezzo talmente potente che non ci si può fermare a chiedersi se sia giusto farla oppure no, se ti trovi bene oppure no: va fatta e basta, è determinante. Certo, dal vivo si gode, ad esempio, di una totale libertà. In tv è diverso, nonostante io sia uno di quei comici che parla parecchio anche fuori dagli schemi. Il problema in tv è la compressione dei tempi. In quattro minuti devi far ridere tutti, devi far ridere tutti e anche parecchio. In quattro minuti sul palco dell’Aquila ho detto al massimo ‘buonasera’, mi sono goduto i tempi molto più larghi e la possibilità di prendermela comoda, di lavorarmi il pubblico, di strafare. Sono due mondi assolutamente diversi. Ma posso dire con certezza che a Zelig
si fa il vero cabaret, velocissimo, sì, davanti a 2500 persone, ma è comunque cabaret. E quando ti presenta un fenomeno come Claudio Bisio…
La aspettiamo ancora qui, in questa splendida città ferita gravemente.
Tornerò all’Aquila di sicuro. Mi sono trovato benissimo, siete persone speciali. Sono stato io il primo a divertirmi con voi. (r.s.)




