L’AQUILA – “Nessuno dovrà essere candidato o candidata a marchio Partito democratico, mai chiesto né preteso: chiunque verrà individuato dovrà rappresentare tutta la coalizione e tutta la coalizione si dovrà sentire garantita e partecipe intorno ad un programma forte e condiviso”.
Manca oltre un anno e mezzo alle prossime elezioni comunali all’Aquila, e già sono spuntati nomi di candidati a sindaco del centrosinistra, come il magistrato Fabio Picuti, e il docente e urbanista Pierluigi Mantini, tirati per la giacchetta in particolare dalla componente moderata, quasi a sbarrare la strada a possibili mire egemoniche della forza politica di gran lunga più forte e strutturata nella coalizione, il Partito democratico. E poi c’è la possibile candidatura del consigliere regionale del Pd, Pierpaolo Pietrucci.
A sgombrare il campo dagli equivoci è dunque, intervistata da Abruzzoweb, Stefania Pezzopane, consigliera comunale dell’Aquila dem, ex assessore regionale, ex presidente della Provincia dell’Aquila, ex senatrice e poi deputata, componente del direttivo nazionale, candidata sindaco alle elezioni del 2022, che hanno sancito la conferma al primo turno di Pierluigi Biondi di Fdi, anche perché il campo a lui avverso si è presentato diviso, con Pezzopane da una parte e i civici di Americo Di Benedetto, del Passo possibile dall’altra, arrivato secondo davanti al centrosinistra di Pezzopane.
“Picuti e Mantini sono peraltro persone stimabilissime – afferma Pezzopane -, ma si deve andare al di là della stima individuale, si deve prima costruire un progetto, sentirsi forti e capaci di governare questa città, con una visione alternativa e contemporaneamente individuare la figura che più corrisponde a questo progetto”.
Anche perché, gira il coltello nella piaga Pezzopane, “il centrosinistra si deve far perdonare prima di tutto le divisioni del 2022 e anche della sconfitta del 2017, quando vorrei ricordare al primo turno avevamo praticamente quasi vinto. Serve una prova di maturità, occorre dire basta coi personalismi. Meglio fare qualche passo indietro per farne tanti avanti. Una cosa è certa: la campagna elettorale non sarà facile, perché la destra governa da nove anni e la destra qui è diventato un sistema di potere”.
Prosegue dunque Pezzopane: “Un buon punto di partenza è che in consiglio comunale in questi anni siamo stati tutti insieme uniti e compatti. Coerentemente, in linea con quello che è accaduto in questi anni, tutti insieme dovremo coinvolgere anche altre persone e altri soggetti sociali e politici e candidarci per un progetto alternativo a quello della destra che ormai governa da nove anni, che ha fatto molta comunicazione, molto spettacolo e però non ha minimamente costruito una visione che possa essere di garanzia per il futuro di questa città”.
Allargando ulteriormente lo sguardo a livello nazionale, Pezzopane al congresso che ha consacrato come segretaria nazionale Elly Schlein si era schierata con Stefano Bonaccini.
Ma concede ora la consigliera: “Il Pd aveva il 19%, con Schlein siamo ora al 22% arrestando una decrescita che era in atto in precedenza. Condivido poi la sua linea testardamente unitaria”.
Detto questo non sfugge però il malcontento dell’area riformista e moderata, e le divergenze con il secondo partito della coalizione, il Movimento 5 stelle, vedasi invasione della Russia in Ucraina e le preoccupanti derive filo putiniane.
“In tutti i partiti c’è il dibattito e ci sono delle differenziazioni su alcune scelte economiche e di carattere internazionale, ma io ho sempre pensato che un partito importante non può mai essere un avamposto di integralismo, è necessariamente un partito dove il pensiero è articolato. Dunque non mi spaventano le diversità di vedute dentro al Pd, piuttosto che noi da quel 22% non ci muoviamo”.
Per quanto riguarda i pentastellati: “Il dibattito è anche a livello di coalizione, occorre chiarire la linea politica e fare della coalizione una cosa seria. Divisioni forti, anche sull’Ucraina, ci sono anche a destra, che però ora è sistema di potere e lì prevale la logica di potere che porta al ricompattamento. Noi dobbiamo invece a livello nazionale come pure a livello locale fare invece un percorso per costruire un programma credibile, perché non basterà vincere le elezioni del 2027, significa poi poter governare, con una linea chiara e condivisa, non possiamo avere idee diverse a cominciare dalla politica internazionale, è su questo che ci giochiamo molta della credibilità”.






