L’AQUILA – Il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila Marco Billi ha archiviato dall’accusa di voto di scambio il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e altri tre indagati nell’ambito dei tentati accordi elettorali prima del ballottaggio delle amministrative del 25 maggio 2012, vinto da Cialente, candidato del centrosinistra, su Giorgio De Matteis, esponente della coalizione mista civica-politica L’Aquila città aperta.

Si tratta dell’ex consigliere comunale di Futuro e libertà per l’Italia Enrico Verini, che al primo turno era candidato sindaco in solitaria contro Cialente, dell’allora segretario regionale dei finiani, Daniele Toto, e del segretario abruzzese del Partito democratico, Silvio Paolucci, come confermato dall’avvocato del primo cittadino, Carlo Benedetti.

L’inchiesta era nata per via di un accordo scritto, saltato, tra il centrosinistra e i finiani, in cui in cambio dell’appoggio nell’ultima sfida contro De Matteis venivano promesse poltrone e posti con un grado di dettaglio che aveva fatto gridare allo scandalo.

IL DOCUMENTO INTEGRALE (Pdf)

Il reato ipotizzato era quello di violazione dell’articolo 86 del Dpr 570/60, il cosiddetto “Testo unico per la composizione e l’elezione degli organi delle amministrazioni comunali”, che prevede il carcere fino a 3 anni e multe per chi promette utilità in cambio di appoggio elettorale.

Nel decreto di archiviazione, il giudice Billi spiega di “condividere integralmente le osservazioni del pm, non rientrando i protagonisti della vicenda nelle categorie normativamente previste”, ovvero gli elettori: gli accordi tra politici si possono fare, quelli tra politici ed elettori no, è la tesi.

Inoltre, il magistrato sentenzia che “non sono emersi elementi indiziari concreti idonei a sostenere l’accusa”.

L’INTESA SFUMATA

Il sostituto procuratore Stefano Gallo aveva voluto chiarire possibili aspetti illeciti dell’intesa, messa nero su bianco in un documento che AbruzzoWeb pubblicò in esclusiva.

Il documento era intitolato “Protocollo d’intesa per la rinascita dell’Aquila”, firmato da Paolucci e Toto, e prescriveva impegni molto precisi.

Nello specifico, che in caso di vittoria di Cialente il gruppo di Fli sarebbe stato rappresentato con un assessore con deleghe a Sociale, Assistenza alla popolazione, Gestione e reperimento dei fondi europei, Rapporti con l’Ue, Gestione dei bandi del ‘de minimis’, con il supporto di una persona di staff con possibilità di trasformazione in più contratti part-time e con la presidenza di una commissione consiliare.

LE REAZIONI

BENEDETTI: “TRATTATIVE CONSENTITE, RESTA LA FIGURACCIA”

“Il giudice ha verificato che la questione rientrava tra le trattative non solo consentite dalla legge ma anche incentivate dal meccanismo dell’apparentamento, e ha sottolineato l’agire corretto del sindaco”, dichiara l’avvocato Benedetti, difensore di Cialente, oltre a essere presidente del Consiglio comunale.

“La figuraccia mediatica? Quella resta perché si è voluto utilizzare politicamente il mancato accordo”, conclude polemicamente.