PESCARA – Vivere in città al tempo del Coronavirus, e in particolare all’interno delle periferie: questo è uno dei temi del progetto “Lib[E]ri in Città”, nato dalla collaborazione del Liceo Mibe, nella figura della preside Raffaella Cocco, con Piero Rovigatti, professore di Urbanistica del dipartimento di Architettura Università d’Annunzio e coordinatore scientifico di progetto INsegnalibro, il progetto di rigenerazione a base culturale che la Biblioteca Regionale di Giampaolo ha avviato assieme ad una vasta rete di associazioni del terzo e di istituti scolastici all’interno del programma nazionale “Biblioteche Case di Quartiere”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del MIBACT, indirizzato a promuovere un nuovo ruolo delle biblioteche pubbliche all’interno dei “quartieri prioritari e complessi” delle città capoluogo italiane.
All’inizio, infatti, in questo progetto c’era l’idea di avviare un lavoro di consapevolezza e di cittadinanza attiva sulla propria città da parte dei ragazzi del Liceo Mibe che avevano aderito al questo lavoro, osservando i punti di forza e quelli di debolezza dell’ambiente cittadino, e in particolare delle sue periferie, a cui in progetto è indirizzato, con l’intento di trovare un sistema per superarne le criticità, promovendo le pratiche culturali e in particolare la lettura, come strumento di mitigazione delle disuguaglianze e delle condizioni di esclusione sociale che spesso caratterizza la condizione di vita dell’infanzia e dell’adolescenza in tali contesti.
Un miglioramento che può avvenire, quindi, anche con l’aiuto dei libri, e attraverso la scoperta e la promozione delle biblioteche pubbliche, come la Biblioteca Regionale Di Giampaolo, posta proprio all’ingresso dei quartieri simbolo della marginalità urbana della città, Rancitelli, perché i ragazzi sanno bene che i libri, con tutto il mondo che vi è dentro, possono rendere la vita migliore.
Ma poi è arrivato il Corona Virus e tutto si è modificato: la didattica è diventata on line e la città è diventata deserta.
Allora si è sentita l’esigenza di prendere consapevolezza delle proprie emozioni, paure, del nuovo modo di vivere nell’ambiente che circonda i ragazzi, un ambiente che si circoscrive nella propria casa, nel paesaggio che si affaccia dal balcone, e la città da migliorare diventa una città da sognare.
In attesa, quindi, di “riaprire”una città oggi richiusa in se stessa, con le sue biblioteche alla portata dei ragazzi che vivono in ambienti critici, il progetto avvia le sue prime azioni in forma immateriale – con la fiducia di riprendere, quanto prima, il suo programma di azioni dirette, di partecipazione e attivismo civico nel quartiere e tra i suoi abitanti – riflettendo sulla città attuale, e la condizione di città e di cittadinanza nella città virtuale che i ragazzi stanno vivendo in questi giorni, sognando da casa propria, con spazi che sarebbe bello vivere se non ci fosse un’emergenza che impone di stare a casa, ma che si possono visitare, e anche sognare, con un click.
Un modo, anche questo, per stare vicino, da parte della scuola, ai propri alunni, per far sì che anche da una emergenza, come quella che si sta vivendo, possa nascere un mondo migliore, un mondo che prima si sogna e poi, magari, si realizza. Per quanto riguarda il progetto generale, di cui “Lib[E]ri in Città” è parte integrante, è doveroso precisare che “INsegnalibro” si occupa di rigenerazione urbana a base culturale, nato all’interno del progetto Biblioteca Casa di Quartiere, nel programma nazionale Cultura Futuro Urbano, promosso dal MIBACT, Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana, che agisce all’interno dei quartieri prioritari e complessi della periferia di Pescara. Tutto questo parte dall’idea di base che sia necessario e utile superare le attuali retoriche del degrado e dell’insicurezza urbana – le narrazioni prevalenti operate dai media, e da gran parte delle istituzioni locali, nei confronti di contesti urbani caratterizzati da elevati gradi di esclusione sociale e di disuguaglianza, ma anche di innovazione e sperimentazione sociale – favorendo un moto di solidarietà sussidiaria, da parte dell’intera città di Pescara, verso le sue periferie.
L’impegno è quello di agire attraverso azioni immediate e semplici, ma efficaci, indirizzate principalmente all’infanzia e all’adolescenza, che abitano questi quartieri, puntando a difenderne i diritti di base, come l’accesso all’istruzione e al gioco, ai servizi e ai beni comuni urbani, in quanto condizioni di benessere e di riscatto sociale e critica attiva delle disuguaglianze.






