TERAMO – Nella vita guida lo scuolabus a Teramo ma la sua grade passione è la musica, o meglio, l’atmosfera che la musica popolare sa ricreare. Per questo canta in dialetto e molti dei temi che tratta sono, come dire, decisamente osè.
Vittorio Di Domenicantonio, detto “il Fenomeno”, personaggio simpatico quanto stravagante, ama il contatto diretto con la gente e la sua missione nella vita è far ridere gli amici, con i quali trascorre le serate più strampalate della sua vita, possibilmente su un palco in qualche piazza di paese.
All’età di cinque anni ha deciso di imparare a suonare l’organetto e da allora non ha mai smesso, anzi, ora che di anni ne ha 35 annovera nel suo curriculum artistico ben cinque album registrati in studio, a Teramo. Magari il loro contenuto farà ridere la porzione più “genuina” della popolazione e accapponare la pelle a chi per musica intende qualcosa di più “scientifico”, ma a lui poco importa, la sua missione è far divertire chi è disposto ad ascoltarlo e le critiche non lo intaccano minimamente.
Fidanzato, senza figli, Vittorio vive a Teramo, dove la famiglia lo segue orgogliosa a ogni concerto e dove chi lo incontra per strada non stenta a riconscere, complice anche una chioma che non passa inosservata.
Cogliendo il pretesto per invitare tutti alle sue prossime date che terrà tra pochi giorni a Teramo, si è raccontato ad AbruzzoWeb senza tralasciare ricordi di infanzia e aneddoti divertenti,
Vittorio il Fenomeno, descriviti in tre parole!
Mi descrivo simpatico,estroverso e sognatore.
Spiegaci come è nato il tuo soprannome…
Il soprannome mi è stato dato dal “popolo” tanti anni fa. Il tutto è nato perché mi divertivo a intrattenere la gente suonando l’organetto dietro la schiena! Certo, non si vedono in giro tante persone che lo fanno, e così è nato “Il fenomeno”, soprannome che, devo dire, mi piace molto e a cui sono ormai affezionato.
Canti in dialetto: quanto sei legato al folklore abruzzese?
Io amo tantissimo l’Abruzzo, infatti i miei testi sono quasi interamente cantati in dialetto. Più che una scelta è stata una cosa spontanea, venuta da sé, che il pubblico ha gradito molto. Al di là del dialetto sono molto legato alle particolarità di questa regione, mi piace la gente, ma soprattutto il cibo!
Da quanto suoni la fisarmonica e come è nata la voglia di dedicarti proprio a questo strumento?
Suono dall’età di cinque anni e siccome ora ne ho ben 35 si può parlare di primo amore della mia vita! La passione è nata per gioco, quando ero piccolo i miei amici suonavano questo strumento e siccome mi piaceva l’atmosfera gioiosa che creava in ogni situazione, ho cominciato anche io. All’organetto sono legati i ricordi più belli della mia vita. Da quando ho imparato a suonarlo non ho mai smesso di farlo e dedico molto tempo a questo strumento. L’organetto mi ha regalato, e continua a regalarmi, tante emozioni.
Quali sono state le tue esibizioni più importanti?
Le mie esibizioni più importanti sono state a Canale 5 durante il programma Buona Domenica e a Rai 1 nella trasmissione I Raccomandati. Si parla di diversi anni fa ma sono state esperienze che mi hanno dato tanto. Mi piace molto il contatto con il pubblico e lì ho avuto modo di avere a che fare con un altro tipo di spettacolo, diverso dal contatto diretto che hai quando fai un concerto davanti ai tuoi amici.
Quali sono le cose più curiose in cui ti sei imbattuto col tuo lavoro?
Le stranezze le incontro anche senza suonare (ride), nella vita di tutti i giorni! La cosa che ho notato in questi anni è che noi artisti siamo quasi tutti folli! Dico davvero, ogni serata ha con sé qualcosa di curioso… Comunque una cosa particolarmente bizzarra che mi è successa è stata in tour in Venezuela. Siccome con me porto sempre l’organetto per paura che possa rompersi abbandonato da qualche parte, appena scendo dall’aereo andiamo al controllo bagagli. Mi fanno apire il bagaglio dove porto lo strumento e mi chiedono a cosa serve. Gli spiego che è un cordeon abruzzese. Mi chiedono di suonare. Prendo l’organetto, lo metto dietro la schiena e comincio a suonare! I poliziotti venezuelani cominciano a ballare e i passanti si fermano per vedermi! In poche parole ho suonato per circa un’ora dentro l’aeroporto di Caracas mentre tutti saltavano e si muovevano!
Com’è il rapporto con i tuoi colleghi e con quali ti piacerebbe collaborare?
C’è stima tra colleghi, ci piace divertirci e far divertire la gente, non c’è rivalità con nessuno. Il mio musicista preferito in assoluto è Renzo Arbore, mi piacerebbe molto collaborare con lui. Speriamo che leggerà questa intervista!
Parlaci del gruppo con cui ti esibisci…
Alcuni componenti sono cambiati nel corso degli anni ma attualmente il mio gruppo è composto da due fisarmoniche (Mario D’Amario e Abramo Maiorani), una tastiera (suonata anche questa da D’Amario) un basso (Michele Spadaccini), due voci femminili (Laura Vallati e Roberta “La Calabrese“), io che naturalmente canto e suono l’organetto e da mio fratello Fabio Di Domenicantonio che occupa il posto alla batteria e suona anche la tamorra.
Quanto lontano ti ha portato la tua musica?
I miei concerti mi hanno portato abbastanza lontano. Sono stato in Venezuela, in Canada, in Svizzera, in Francia e in Germania. Naturalmente anche in Italia mi sono esibito parecchio ma mi piace sempre tanto farlo davanti ai miei conterranei che conoscono le mie canzoni e che possono capire i testi.
Qual è l’età del vostro pubblico?
Il nostro pubblico è veramente variegato e comprende persone da cinque anni in su! Non è difficile vedere i nonni che portano i nipotini ai miei concerti… Certo, magari alcuni testi non sono adatti ai più piccoli ma l’atmosfera che si respira è talmente divertente che credo passino in secondo piano, sempre ammesso che possano capire le varie allusioni.
Come mai hai deciso di parlare di questi argomenti?
I testi parlano di vita quotidiana, di cose che vivo e in cui chiunque può riconoscersi, sono un artista del popolo! Un brano ad esempio parla del mio pulmino, che è il mio primo lavoro dove trascorro molto tempo della mia giornata, un altro parla delle suocere, ma il brano più di successo è senza ombra di dubbio Rosina Dammela. Difficile non arrivare a capire di cosa parli… Alla gente piace tantissimo e durante i concerti la canta a memoria!
Quanti cd avete registrato e quante copie avete venduto?
Abbiamo registrato cinque cd in tutto. Quante copie vendute precisamente non lo ricordo. La cosa bella è che ogni cd nasce a Teramo infatti facciamo le prove dentro al mio studio personale che si trova a casa mia e teramano è anche lo studio dove andiamo a registrare.





