L’AQUILA – Anche dodicimila euro per un volo.
Si ferma a questo insormontabile ostacolo, per molti, il sogno del ritorno nel proprio Paese di origine, l’Italia, in tempi di pandemia. Una situazione non tollerabile: così l’ha definita l’ex governatore Luciano D’Alfonso, oggi senatore del Pd, partito di governo insieme al Movimento Cinque stelle, che ha scritto una lettera ad Alessio Quaranta, direttore generale Enac, l’Ente nazionale aviazione civile, e al pentastellato Luigi Di Maio, ministro degli Affari Esteri, per richiedere la verifica dell’utilizzo dei fondi europei per il rimpatrio dei cittadini italiani nel mondo.
D’Alfonso ha sottolineato che in questo periodo di emergenza sanitaria è stato contattato da molti cittadini, a vario titolo collocati nei Paesi del mondo, “e tutti hanno manifestato la volontà di fare rientro ma l’impossibilità a far fronte alle gravose cifre economiche richieste dalle compagnie aeree: è impensabile ed immorale che a una famiglia con due figli minori a carico vengano chiesti 12 mila euro per poter tornare dal Sud America in Italia. E potrei citare molti altri casi di diverse realtà”.
“Mi permetto di suggerire – ha argomentato D’Alfonso, capogruppo del Pd nella commissione Finanze e Tesoro – di tenere in considerazione la possibilità di usufruire dei fondi del meccanismo europeo di protezione civile. Fondi che hanno già permesso ad altri paesi dell’Unione Europea di far tornare nei rispettivi Paesi oltre 60 mila cittadini. Credo sia un’occasione preziosa che non possiamo permetterci di non cogliere”.
“La richiesta di prezzi così elevati per titoli di viaggio – ha concluso D’Alfonso – in questo momento di difficoltà è veramente inaccettabile, poiché è la dimostrazione della prevalenza dell’interesse economico sui diritti dei nostri cittadini e non possiamo permetterci assolutamente che possa verificarsi una condizione così crudele. Ritengo che la situazione sia divenuta improcrastinabile e i nostri connazionali all’estero meritano di avere risposte concrete adeguate ai loro problemi e nessuno può essere lasciato a se stesso in questa fase è così difficile dell’emergenza”.
Il fenomeno è molto esteso: stando all’Abruzzo, emblematico tra gli altri, il caso di Marika Stefanelli e Pier Luigi Molinari, coppia di 31enni che vive a Montesilvano (Pescara) che è rimasta bloccata ad Arad, nel nord della Romania: una vacanza iniziata il 29 febbraio scorso quando l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus non era ancora stata dichiarata come pandemia.
L’odissea dei giovani abruzzesi era iniziata il 12 marzo scorso, quando sarebbero dovuti rientrare in Italia.
“Avevamo prenotato un volo per il 12 marzo dall’aeroporto di Timisoara diretto a Bergamo, poi da lì avremmo raggiunto Pescara, ma a seguito del decreto del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, la Romania ha deciso di chiudere le frontiere con l’Italia e di bloccare tutti i collegamenti”, spiega la giovane.
Un volo è stato rimborsato dalla compagnia aerea, mentre per l’altro – hanno raccontato ad AbruzzoWeb – è stato fatto un voucher da utilizzare entro un anno, anche se “non crediamo sarà possibile visto che la situazione non sembra migliorare”.
Come accaduto anche per altri connazionali bloccati in diversi paesi del mondo, anche la coppia si è rivolta al Consolato italiano in Romania e alla Farnesina che si è messa in contatto dopo aver letto la notizia sul nostro giornale.





