ROMA – Potrebbero trascorrere gli eventuali 14 giorni di ‘sorveglianza’ sanitaria in una struttura militare i circa 60 italiani che domani dovrebbero essere rimpatriati da Wuhan. 

Una decisione definitiva non è stata ancora presa dal Ministero della Salute, ma questa al momento sembra l’ipotesi più accreditata per motivi logistici. 

Da Wuhan i cittadini italiani potranno partire solo dopo visita medica che escluda problemi, quindi solo se sani. In viaggio useranno la mascherina, e in Italia saranno in isolamento gli uni dagli altri.

L’organizzazione e la gestione degli italiani in arrivo da Wuhan è particolarmente complessa poichè le autorità dovranno trovare una struttura, non necessariamente nella Capitale, dove le persone possano trascorrere due settimane in una situazione di serenità e comfort.

Nel centro, forse una caserma, sarà servito ovviamente anche il cibo ma è escluso, chiariscono gli esperti, che le persone possano condividere i pasti: in quel caso infatti dovrebbero togliersi la mascherina interrompendo così l’isolamento e mettendo a rischio l’intera procedura di sorveglianza. I circa 60 italiani, anche se sani, provengono comunque da una zona sottoposta a quarantena e i protocolli internazionali escludono contatti pericolosi.

L’ipotesi che la task-force del Ministero della Salute possa optare infine proprio per un edificio militare, sembrerebbe escludere almeno per il momento l’eventualità che ognuno degli italiani evacuati faccia rientro a casa propria. Sarebbe infatti particolarmente difficoltosa la sorveglianza sanitaria quotidiana con i controlli delle Asl a domicilio. Non solo, allestire l’isolamento in case private dove vivono anche persone anziane o bambini risulterebbe decisamente un’operazione complessa.