L’AQUILA – Centri specializzati di ascolto e recupero, dove un uomo che pratica violenza fisica e psicologica contro le donne, viene considerato per quello che è, una persona che ha disturbi del comportamento e di rapporti con se stesso e l’altro sesso, se non una vera e propria patologia mentale, e va dunque aiutata ad uscire dal tunnel, preso in carico in un percorso di riabilitazione, innanzitutto a tutela delle donne vittime o potenzialmente tali.
La loro nascita in Abruzzo sarà finalmente favorita con deliberazione 143 approvata il 15 marzo scorso dalla Giunta Regionale, su iniziativa dell’assessore con delega alle Politiche sociali, Pietro Quaresimale della Lega, che ha disposto la partecipazione della Regione Abruzzo all’avviso del dipartimento per le Pari Opportunità, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, finalizzato al finanziamento di progetti volti all’istituzione e al potenziamento dei Centri di ascolto per uomini maltrattanti, i Cam, in attuazione del decreto legge 104 del 2020.
Nella delibera è stato approvato anche l’avviso per la manifestazione di interesse alla co-progettazione da parte di organismi del terzo settore di queste strutture.
I Cam offrono percorsi specifici per uomini autori di violenza finalizzati all’assunzione di responsabilità del proprio comportamento. I percorsi offerti dal centro sono gratuiti e tenuti da psicologi e psicoterapeuti, figure professionali specializzate nel trattamento dell’uomo autore di violenza.
Decisione significativa, quella dell’Abruzzo, alla luce dei dati dell’Istat che mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. E l’Abruzzo non fa certamente eccezione.
Il 2020 anno segnato dal covid, e dei prolungati lockdown, le violenze da parte di mariti e conviventi e partner nei confronti delle donne sono aumentati rispetto agli anni precedenti, e i femminicidi sono stati 112, nei primi due mesi del 2021 son stati 14. Negli ultimi venti anni sono state uccise in Italia 3.344 donne, quasi tutte in ambito domestico.
Finora in Abruzzo esiste una sola esperienza pilota, che può essere paragonata ai Cam, “L’elefante bianco – percorso di responsabilizzazione per autori di violenza” di Pineto, in provincia di Teramo, che da anni combatte con casi di abuso domestici nell’ambito dell’attività di mediazione familiare per diversi comuni nel teramano. La media degli utenti uomini che si serve dell’Elefante Bianco, ad oggi, è pari a 10 persone, un dato basso forse dovuto alla non conoscenza nel territorio di questo tipo di deterrente. All’interno del centro operano diverse figure professionali, psicologi e legali, che hanno contezza della materia trattata
In Abruzzo per il resto, non c’è nessun Cam vero e proprio, presente invece in altre regioni, in Toscana dal 2009.
La scadenza per la presentazione dei progetti, stabilisce la Regione, è fissata al 20 aprile prossimo. La richiesta di finanziamento per ciascun progetto dovrà essere compresa tra i 10.000 euro e i 50.000 euro.
Le risorse sono destinate a progetti volti esclusivamente all’istituzione e al potenziamento dei centri di riabilitazione per uomini maltrattanti, e “sono escluse dal finanziamento le proposte progettuali che prevedono esclusivamente attività di ricerca o organizzazione di convegnistica”.
Le realtà del terzo settore deve operare “personale con adeguata formazione e competenze specifiche sulla violenza di genere, con particolare approfondimento delle modalità di trattamento degli uomini autori di violenza”, “devono avere tra scopi sociali i temi del contrasto alla violenza di genere, della protezione e del sostegno e supporto delle donne vittime di violenza e dei loro figli, coerentemente con quanto indicato dalla Convenzione di Istanbul” e devono risultare iscritti, alla data di pubblicazione dell’avviso, nel Registro unico nazionale del Terzo settore.
Il Cam è un luogo ed un riferimento per quegli uomini che vogliono intraprendere un percorso di cambiamento ed assumersi la responsabilità del loro comportamento di maltrattamento fisico e psicologico, economico sessuale, di stalking.
Sono due, essenzialmente, le tipologie di uomini maltrattanti che accedono a un percorso riabilitativo ma anche preventivo.
In primis, un gran numero è rappresentato da uomini volontari, cioè che appunto spontaneamente decidono di avviare un percorso.
Poi ci sono coloro che sottoposti a un percorso giudiziario per denuncia o per aver commesso un vero e proprio reato, vengono inviati al Cam dai tribunali, o spesso dai loro avvocati.
E ancora la legge prevede che le forze dell’ordine, dopo aver ricevuto una segnalazione anche in forma anonima e a valle di una piccola indagine, provvedano a inviare l’uomo, che ancora non ha denunce a suo carico e che ancora non ha compiuto un reato, obblighino l’uomo maltrattante a frequentare un Cam.
Dopo il colloquio iniziale con gli operatori, l’uomo viene inserito in un gruppo psico-educativo, a frequenza obbligatoria, insieme ad altri uomini. L’obiettivo è far fuoriuscire determinati vissuti e comportamenti emotivi per elaborarli sul piano emotivo-cognitivo. Finito questo percorso, l’uomo può decidere se frequentare un altro gruppo o se intraprendere un percorso di supporto psicologico personale.
Spesso i comportamenti violenti, sono legati a disturbi di base, abuso di alcolici, uso di sostanze, disturbi mentali, e dunque l’uomo maltrattante viene inviato in strutture specializzate.
Il percorso non riguarda solo gli uomini, molti Cam contattano anche le partner, a inizio, a metà e a fine percorso, per capire anche il loro punto di vista e per fare un check sul comportamento del compagno.






