A quasi un anno e mezzo dal terremoto del 6 aprile 2009, AbruzzoWeb ha lanciato un ciclo di interviste che ha l’ambizioso obiettivo di toccare uno a uno tutti i Comuni che fanno parte del “cratere sismico”, la porzione di territorio abruzzese segnata dal sisma, intervistandone i sindaci.

Un Viaggio nel cratere, così viene chiamata la rubrica, che vuole mostrare ai lettori uno spaccato più ampio possibile delle complesse difficoltà ma anche degli input positivi con cui amministratori di territori molto diversi tra loro si trovano a che fare. Dopo Fossa, tocca a Villa Sant’Angelo.

di Alberto Orsini

L’AQUILA – “Il terremoto non è stato uguale per tutti”. È questo il concetto che il sindaco di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi (nella foto), cerca disperatamente di far passare. E chiama il commissario Gianni Chiodi a essere come un buon padre di famiglia: molto attento ai figli più piccoli, quelli che hanno meno forza.

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Il paese che Biondi amministra ha avuto quasi 20 morti su 250 abitanti, un’ecatombe. Come se non bastasse, il centro è del tutto inagibile, le macerie affollano i vicoli dappertutto.

La risposta ai danni del sisma è stata eccellente, con la creazione ex novo di un villaggio di casette che oggi ospita tutti, lui compreso. Un insediamento adagiato su un declivio, ben realizzato e finanziato interamente dalla Provincia di Trento.

Non solo. Come già anticipato da AbruzzoWeb, per avere idee progettuali sulla ricostruzione “pesante”, il sindaco si è rivolto a due professionisti di caratura nazionale, che lo aiuteranno a decidere la strategia e la programmazione.

Un pallino, la programmazione, per il giovane amministratore. Che è uno dei pochi,forse l’unico, ad augurarsi di avere prima di tutto a disposizione i tecnici per poter gestire la ricostruzione, e poi i quattrini. Un auspicio che guarda lontano.

Quali sono i danni causati dal sisma e quante sono state le vittime?

Le vittime sono state 17, mentre il territorio ha avuto danni del nono grado della scala Mercalli, tra i più elevati di tutto il ‘cratere’.
In termini di patrimonio edilizio, il centro storico è tutto inagibile, con l’80 per cento dei fabbricati interessati da crolli parziali o totali. Fuori dal centro, alcune abitazioni più nuove sono totalmente inagibili e altre parzialmente.

Come ha gestito l’emergenza degli alloggi?

Abbiamo risolto grazie alla realizzazione di un villaggio con 94 unità abitative, interamente donate dalla Provincia di Trento e consegnate in due tranche. La prima, il 24 ottobre, ci ha consentito di chiudere il campo base senza dover destinare a strutture ricettive lontane gli ospiti delle tendopoli.

L’altra, il 5 dicembre, con cui si è data risposta a tutti i 230 sfollati di Villa Sant’Angelo, tra cui me. Abbiamo progettato il villaggio a 360 gradi: non ci siamo limitati solo all’esigenza abitativa, ma anche a servizi, parcheggi, aree verdi, viabilità.

E poi c’è una nuova area per il centro d’aggregazione, l’area dove sorge l’asilo donato da Ambiente e vita e dove verrà anche un ambulatorio medico e spazi per le attività commerciali, ancora da realizzare.

Quali sono le condizioni della zona rossa? Potrà essere ristretta a breve?

La stiamo progressivamente restringendo, con interventi di messa in sicurezza di porzioni dell’abitato o demolizioni.

Quanto alla riapertura, ci siamo dati alcune priorità. Per prima cosa, messa in sicurezza degli edifici vincolati e beni culturali, seconda, rendere sicuri i percorsi viari principali. Adesso stiamo facendo lavori per eliminare il pericolo esterno ai fabbricati agibili. Tre opere sono quasi finite, adesso stiamo appaltando la messa in sicurezza di case classificate ‘E’ ma non aggregate: case singole che potrebbero essere risistemate subito.

La piazza principale è percorribile, siamo ancora appesi al fatto che il progetto di messa in sicurezza è ancora fermo nell’ufficio del vice commissario Luciano Marchetti, perché stanno ancora attendendo il trasferimento delle somme.

Quali sono le idee per la ricostruzione?

Il 12 maggio abbiamo consegnato la perimetrazione e il 20 luglio come gli altri sindaci abbiamo firmato l’intesa con il commissariato per la ricostruzione. Stiamo strutturando un ufficio, che per il momento è frutto della collaborazione con realtà scientifiche e l’Università.

Ho trasferito agli architetti Livio Sacchi e Saverio Isola il file elettronico della perimetrazione che abbiamo fatto. Ho chiesto loro di darci idee sulla pianificazione strategica, che è il nostro lavoro più grande: mettere in circolazione le idee di strutturisti, urbanisti, esperti di restauro, ma anche sociologi, le associazioni, economisti, anche comunicatori.

Quando abbiamo progettato il nuovo insediamento abbiamo già pensato a come “fonderlo” con il paese vecchio, lavorando per integrare il villaggio con la realtà circostante. Da qui deriva il fatto che non sono stati fatti interventi su più aree ma una soltanto. Le case sono realizzate a regola d’arte, con un investimento di 8,5 milioni di euro.

A oggi qual è la questione più impellente che si trova ad affrontare?

Villa Sant’Angelo non ha gli stessi problemi che hanno Scoppito o Pizzoli. Fin tanto che non si deciderà che anche all’interno del ‘cratere’ serve una graduatoria dei bisogni, non andiamo avanti. È come una gara d’atletica in cui alcuni corrono con gambe libere, altri con la zavorra.

Il mio problema è quello di non poter contare su adeguate risorse umane. Anche se avessi 100 milioni di euro nel conto corrente del Comune, al momento non li potrei utilizzare perché non sono in grado di programmarli. Al di là degli indirizzi politici, poi serve l’applicazione pratica. Servono tecnici, serve la programmazione.

Se decidessi sulla ricostruzione, farei questa road map per i sindaci: nei mesi in cui non si può lavorare, da ottobre fino a febbraio programmare l’attività, fare un piano d’interventi e stimare i costi come un piano annuale delle opere pubbliche.

A marzo il commissario avrebbe il quadro dei bisogni per quell’anno e potrebbe andare al governo a dire ‘mi servono 2 miliardi di euro’, e lì si deciderebbe se far fronte con la finanziaria, le accise sulla benzina, le sigarette o altro. Bisogna uscire dalla logica dell’emergenza: faccio le cose, rendiconto e poi ti corro dietro per avere i soldi.

Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?

Se è vero che l’amministrazione pubblica va gestita come un buon padre di famiglia, allora Chiodi deve capire quali sono i figli che hanno più problemi e quali quelli che partono da una base più favorevole.

Esclusa L’Aquila, che fa storia a sé, all’interno del ‘cratere’ esistono cinque-sei comuni, non di più, che hanno grandi difficoltà. Il commissario deve accompagnarli in maniera diversa. Non è un mistero che Montorio al Vomano abbia meno problemi di Villa.

Oppure, sul piano commerciale, è diversa la situazione di San Demetrio, che ha fatto riaprire quasi tutte le attività commerciali, rispetto a noi che abbiamo dovuto farle riaprire nei container. Il terremoto non è stato uguale per tutti.

Quanto ci vorrà per ricostruire Villa?

Tutto dipenderà da quali saranno le condizioni di partenza. Ho tante idee, ci sono molte persone che vogliono aiutarci, la ricostruzione dipenderà da quale capacità avremo di mettere subito in campo gli interventi.

Non mi nascondo che la situazione è così compromessa a livello di edifici, sottoservizi e infrastrutture strategiche, che ci vorrà sicuramente molto tempo. Per tornare a rivedere un paese senza più monconi di case, forse dieci anni non basteranno.

La cosa più importante, però, sarà partire con il piede giusto. Per evitare che questi posti si impoveriscano definitivamente dobbiamo lavorare bene, per dare ai cittadini un segnale di fiducia. Far vedere, che anche un passetto alla volta, ma il cammino è costante.

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1/FOSSA

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