L’AQUILA – Si rischiano centinaia di contenziosi tra i committenti dei cantieri della ricostruzione post-sisma e gli uffici speciali dell’Aquila e del cratere, Usra e Usrc, che in una circolare hanno annunciato la fine della copertura economica per le figure di responsabili dei lavori, che dovranno ora essere pagate direttamente dai committenti se intenderanno delegare quella funzione che viene ritenuta attribuita a loro.

Ai responsabili dei lavori spetta il compito di verificare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa affidataria e di tutte le imprese subappaltatrici, la correttezza delle procedure e l’operato del coordinatore della sicurezza: secondo quanto denunciato ad AbruzzoWeb dagli addetti ai lavori, la nuova dinamica potrebbe comportare rischi alla sicurezza dei cantieri e fatture non pagate ai consulenti che sono ora al lavoro, ma per gli uffici speciali non è così.

Il nuovo allarme su una possibile pioggia di ricorsi dei committenti potrebbe invece scaturire “dalle centinaia di pratiche istruite o in corso di istruttoria che prevedono già la figura dei responsabili dei lavori le cui parcelle potrebbero non essere saldate dagli uffici speciali”, ribadisce a questo giornale l’ingegnere Antonio Masci, responsabile dei lavori di importanti consorzi privati del centros storico del capoluogo come quelli confinanti con il Duomo e le chiese di San Marco e delle Anime Sante.

A suo dire, una nota “fumosa e poco chiara”, quella diffusa nei giorni scorsi da Usra e Usrc in cui si rassicurano i committenti e si precisa che “le prestazioni già assolte o in corso di completamento” resteranno fuori dalle determinazioni della circolare, insomma non sarà retroattiva, come invece inizialmente temuto.

“Dalla nota si capisce che si pagheranno solo i responsabili dei cantieri già partiti mentre le prestazioni per le pratiche in corso di istruttoria o già istruite potrebbero quindi essere decurtate – prosegue Masci – Ci sono tante pratiche in corso di istruttoria in cui i direttori hanno già svolto gran parte del loro compito in fase di progettazione: in questi casi le parcelle da chi saranno saldate? Per il lavoro già svolto e, dunque, per i progetti in fase di istruttoria, il dovuto deve essere riconosciuto, in quanto prestazione professionale svolta”.

In questi anni, non essendo molto spesso dei professionisti, i committenti si sono avvalsi nella ricostruzione “delle figure dei responsabili dei lavori per le consulenze tecniche – aggiunge Masci – Tanto che esiste un tariffario nazionale che ne stabilisce i compensi”.

L’esperto sottolinea, inoltre, che le figure del committente e del responsabile dei lavori “non coincidono e non possono coincidere, come erroneamente interpretato da molti”. 

“Se il committente non intende nominare il responsabile, questa figura si dice ‘non nominata’ ma non coincide con il committente né con nessun altro, come invece citato nelle circolari, in quanto la funzione che può delegare il committente, se non la delega, resta in capo a lui – specifica l’ingegnere – Dunque non può autodelegarsi né attribuire d’ufficio i suoi compiti all’assemblea o ad altri, ma i compiti restano in capo allo stesso committente”.

Nei giorni scorsi era intervenuto sulla questione anche l’ex presidente dell’ordine degli Ingegneri Paolo De Santis, che dopo la circolare di Usra e Usrc a questo giornale aveva sottolineato il rischio di improvvisazione nella ricostruzione sul versante decisivo della sicurezza, della lotta al lavoro nero, sulla correttezza del complesso iter burocratico.

“Va rilevato anche il fatto che le sanzioni, civili e penali che normalmente ricadono sul professionista, in questo modo ricadrebbero sul committente – conclude Masci – Per cui o tutti i committenti dovrebbero essere professionisti, cosa impossibile, o si dovranno per forza dotare di professionisti specializzati che si assumano le diverse responsabilità civili e penali”.