L’AQUILA – “È un grave errore il dietrofront sul compenso dei responsabili dei lavori perché ora, al di là delle rassicurazioni degli uffici speciali, si rischia un pericoloso fai da te”.
Non demorde Paolo De Santis, ex presidente dell’ordine degli Ingegneri dell’Aquila, che non è convinto dalle spiegazioni degli uffici speciali per la Ricostruzione del comune dell’Aquila (Usra) e dei comuni del cratere (Usrc), che hanno ribadito e difeso i contenuti della nota congiunta del 30 aprile con cui si è precisato che non potrà più essere prevista la copertura economica per il responsabile dei lavori, in quanto tale figura si identifica con il committente, che se vuole può delegare questo compito, ma questo non può avvenire a carico della finanza pubblica.
Hanno inoltre sottolineato che la sicurezza e il buon esito dei lavori nel cantieri della ricostruzione non è affatto a rischio visto che il finanziamento pubblico già prevede e continuerà a prevedere la copertura economica per i coordinatori per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, previsti dalla legge.
De Santis ribadisce invece che la figura del responsabile dei lavori, in aggiunta e a controllo del coordinatore della sicurezza e a supporto dei committenti, è utile e importante ed è prevista dalla legge, la 81 del 2008. E se non sarà pagata dal contributo pubblico, molti cittadini non potranno più permettersi questo supporto.
“Forse è il caso di pensare – sottolinea De Santis – anche alle situazioni in cui il committente sia singolo e quindi non percepisca l’agognato compenso del 2 per cento dell’importo dell’appalto, riservato ai presidenti di consorzio.”
“A questo punto – aggiunge – committenti che non hanno specifiche competenze si rivolgeranno a professionisti giocando al ribasso dell’onorario in quanto la spesa del responsabile dei lavori non deve essere rendicontata”.
Oppure si assisterà al meccanismo del “fai da te” per risparmiare “e poi non dovremo gridare che le norme sulla sicurezza non sono rispettate: è una logica conseguenza – ribadisce De Santis – Non ritengo plausibile questa inversione di marcia a sei anni dal sisma”.
Il presidente dell’ordine degli Ingegneri insinua che “può nascere anche qualche dubbio e cioè che il tutto sia frutto di contrasti fra grandi azionisti della ricostruzione, piccoli e piccolissimi, nel caso del responsabile dei lavori, visto già l’esiguo compenso che oggi percepiscono rispetto alle altre figure professionali”.
De Santis per rafforzare la sua tesi ricorda i contenuti del Decreto legge 81 del 2008 che definisce i ruoli del committente e del responsabile dei lavori, quest’ultimo “soggetto che può essere incaricato dal committente per svolgere i compiti ad esso attribuiti”.
Compiti in effetti non da poco.
“Gli obblighi si possono riassumere – elenca De Santis – con i compiti sin dalle prime scelte progettuali fino alla individuazione della durata dei lavori, ovvero valutazione del piano di sicurezza del cantiere e del fascicolo, comunicazione dei nomi dei coordinatori, di verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese, richiesta organico medio annuo, notifica preliminare, messa a disposizione del piano sicurezza alle imprese concorrenti, viglianza sull’operato del coordinatore della sicurezza sino all’allontanamento dell’impresa affidataria (con risoluzione del contratto) per gravi inosservanze riguardanti la sicurezza; tutte funzioni primarie ai fini delle norme della sicurezza e sul lavoro nero”.
Da qui l’amara conclusione.
“Si può essere su posizioni differenti sull’ammissibilità della spesa nel contributo, ma bisogna convenire sugli obblighi, responsabilità, sanzioni a cui è sottoposto il committente o responsabile dei lavori, compito che non può essere lasciato a inesperti della materia.
Ormai non mi meraviglia più niente, il tutto purtroppo è legato a una ricostruzione destrutturata e non può essere neanche una bozza di legge che possa chiarire il filo conduttore: ciò andava fatto nel 2010”, conclude De Santis.



