L’AQUILA – “Alcuni soci della cooperativa verdeaqua nuovi orizzonti, costretti a rimanere nell’anonimato per evidenti ragioni di opportunità, sono costretti a prendere posizione rispetto alle ultime dichiarazioni rese dal cda”.
La nota, inviata questa mattina, si riferisce alle polemiche in corso in questi giorni all’interno della Cooperativa Verdeaqua a seguito della denuncia del segretario generale provinciale Fials, Simone Tempesta, sul mancato pagamento ai circa 200 dipendenti degli emolumenti di novembre, dicembre 2019 e della tredicesima.
Se in diversi comunicati alcuni soci dipendenti della cooperativa Verdeaqua Nuovi Orizzonti si erano affrettati a smentire la versione del sindacalista, appare evidente la ricostruzione degli altri soci “anonimi” sia decisamente diversa.
“Confermando che ad oggi non risultano accreditati gli stipendi di novembre e dicembre, né la tredicesima mensilità, si mostrano assai preoccupati del fatto che vengano stigmatizzati e addirittura definiti ‘soggetti’ coloro i quali si sono rivolti all’autorità giudiziaria a tutela dei loro diritti e dal fatto che si minacci un sindacato che ha voluto tutelare gli interessi dei lavoratori”, viene sottolineato.
“Il carattere minatorio delle note inviate – viene rimarcato – ha infatti generato un clima evidente di timore per cui non ci si può neppure sentire liberi di poter agire a propria tutela nel rispetto della legge. Non viene minimamente considerato il fatto che i dipendenti, che con grande passione ma anche con enorme sacrificio, garantiscono, anticipandone le spese, un servizio importantissimo e indispensabile per la collettività, si ritrovino poi a non poter pagare un mutuo o a fare la spese quotidiana per la famiglia o a poter affrontare nemmeno una compera minima come fanno tutte le famiglie per le festivita’ avendo ricevuto come ultimo stipendio quello di ottobre, senza neppure potersi sentire liberi di poterlo dire”.
“Non si dimentichi che alcune sono famiglie monoreddito e contano sulla sola retribuzione che gli è dovuta dalla cooperativa. Non si ritiene etico far passare il concetto che, siccome alla maggioranza dei soci, se di maggioranza si tratta, la situazione va bene com’è, i restanti non meritino neppure il diritto di dissentire”.
“Siamo persone che quotidianamente si recano sul posto di lavoro ad accudire le persone bisognose ma a nostra volta siamo una categoria debole e i nostri stipendi non arrivano a 1000 euro. Come possiamo non chiedere neppure un minimo di certezza che li riceveremo?”, conclude la nota.




