L’AQUILA – “Il mio mandato è nelle mani del  presidente. Se serve, mi dimetto”.

Sembra ormai rassegnato al suo destino l’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, che dovrà continuare a rispettare l’obbligo di dimora nel Comune di Teramo e, pertanto, non potrà partecipare alle riunioni della Giunta e del Consiglio regionale, secondo quanto deciso dal tribunale del Riesame dell’Aquila.

Presieduto dal giudice Giuseppe Grieco, infatti, l’organo ha dato ragione alla Procura di Pescara sul pericolo di reiterazione del reato da parte di Venturoni, e ha confermato la misura nei confronti dell’assessore, la cui permanenza nell’esecutivo di Gianni Chiodi a questo punto appare a rischio.

Determinante per la decisione di Grieco la memoria presentata firmata dal procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, e dai sostituti Gennaro Varone e Annarita Mantini, nella quale si sottolineava la possibilità di reiterazione del reato da parte di Venturoni, coinvolto nell’inchiesta di “rifiutopoli” che ha portato all’arresto dell’imprenditore Rodolfo Valentino Di Zio e incentrata sull’ipotesi di realizzazione di un termovalorizzatore a Teramo.

Nell’ambito della stessa inchiesta sono stati raggiunti da avviso di garanzia anche il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, e i senatori del Popolo della libertà Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano.

I legali di Venturoni intanto hanno fatto sapere di non condividere “la portata e la motivazione” della decisione del Riesame.

Su “rifiutopoli” e sull’assessore è intervenuto anche il senatore del Partito democratico Giovanni Legnini, che definisce Venturoni “l’anomalia abruzzese”, invitandolo a lasciare la sua poltrona.

L’ASSESSORE RASSEGNATO: ”SE SERVE, MI DIMETTO”

Venturoni è pronto a rimettere il suo mandato nelle mani del presidente Gianni Chiodi, ma le sue dimissioni da assessore alla Sanità della Regione Abruzzo non dipendono dalla sua sola volontà.

Lo ha detto lo stesso assessore, interpellato dall’Ansa. “Sono amareggiato dalla decisione del Riesame, ed è ovvio che ora si presenta un problema di ordine politico”, cioé se restare o meno in carica.

“Per questo – spiega Venturoni – qualunque decisione verrà presa dopo un incontro con Chiodi e i coordinatori regionali del Pdl”.

“Qualora si dovesse decidere che è meglio che mi dimetta – promette – lo farò, anche domattina: non sono certo attaccato alla poltrona”.

Venturoni ha poi rivelato che “è prevista una conferenza stampa il prossimo sabato per comunicare quanto deciso”.

I GIUDICI DEL RIESAME: “VENTURONI GRIMALDELLO PER SUPERARE CONTROLLI

Lanfranco Venturoni ” è stato il grimaldello ideale e indispensabile per superare ogni ostacolo rappresentato dal sistema di controlli posti a tutela dell’interesse pubblico”.

È uno dei punti chiave del provvedimento del tribunale del Riesame dell’Aquila, che ieri ha rigettato i ricorsi presentati dai legali dell’assessore regionale alla Sanità, che dunque resta all’obbligo di dimora.

“Questo – proseguono i giudici del riesame – dicono le indagini svolte dagli investigatori, che trovano necessario supporto nelle intercettazioni telefoniche, nelle dichiarazioni rese da due importanti soggetti, che conoscono i fatti riferiti per percezione diretta e dalle risultanze delle perquisizioni effettuate”.

“Insomma – prosegue il riesame – la riconosciuta e non contestata sussistenza di significativi indizi in ordine alle descritte condotte illecite del Venturoni, porta con sé a mo’ di incontrovertibile corollario, l’avvenuto asservimento delle sue prerogative di natura pubblica a interessi esclusivamente privatistici e il conseguente sviamento dell’azione della pubblica amministrazione dal perseguimento del bene comune”.

“È assolutamente legittimo, necessario e corretto confermare la misura cautelare adottata”, prosegue il Tribunale del Riesame nelle tre pagine della sentenza. “Perché – insiste il presidente Grieco – scongiurare il pericolo che l’azione delittuosa sinora posta in essere possa essere portata a compimento costituisce interesse primario e irrinunciabile della collettività abruzzese”.

“La volontà dell’indagato di riprendere l’esercizio delle sue funzioni pubbliche deve necessariamente fermarsi e attendere il successivo sviluppo processuale”, rimarca la sentenza.

I LEGALI DI VENTURONI: ”NON CONDIVIDIAMO LA DECISIONE DEL RIESAME”

TERAMO – Lanfranco Venturoni, indagato nell’inchiesta “rifiutopoli”, “ha tentato di offrire ogni utile spiegazione in ordine ai fatti che gli sono stati attribuiti, senza ottenere grande attenzione se non quella di modificare in itinere il significato e la portata delle imputazioni provvisorie di fronte a fatti incontrovertibili che avevano denunciato evidenti errori delle indagini specie di polizia giudiziaria”.

Lo affermano gli avvocati dell’assessore regionale alla Sanità Guglielmo Marconi e Lino Nisii, che spiegano anche di non condividere “la portata e la motivazione” della decisione del tribunale del Riesame del capoluogo.

“In questa fase processuale – aggiungono gli avvocati – l’indagato si trova in un cono d’ombra dove l’esercizio dei diritti di difesa appare assolutamente limitato, mentre l’ufficio del Pubblico ministero seguita a dispiegare tutti i poteri e i mezzi di indagine di cui è capace”.

“Venturoni, tuttavia – sostengono Marconi e Nisii – ritiene di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati, esprimendo la certezza che, nel corso del processo, si avrà comunque modo di confrontarsi con giudici che, anche alla luce delle prospettazioni difensive, sapranno affrontare i temi del giudizio nel pieno rispetto del principio di terzietà”.

Gli avvocati concludono annunciando che Venturoni “sta attentamente valutando la sua posizione di assessore all’interno della compagine regionale, avendo di mira esclusivamente l’interesse dell’azione di governo e dei cittadini abruzzesi. Egli – concludono – seguiterà a difendersi nel processo con grande determinazione e tentando di recuperare posizioni che esprimano serenità e razionalità pur approcciando questioni che lo hanno profondamente ferito”.

LEGNINI (PD): ”VENTURONI ANOMALIA ABRUZZESE, SE NE VADA”

PESCARA – Il senatore del Partito democratico Giovanni Legnini torna a denunciare quella che ritiene “l’anomalia abruzzese”, “un assessore a distanza”, dopo che il Tribunale del Riesame ha confermato l’obbligo di dimora per Lanfranco Venturoni, coinvolto nell’inchiesta della Procura pescarese sui rifiuti.

Il parlamentare abruzzese sollecita il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a dare una risposta all’interrogazione.

“Il servizio sanitario – afferma Legnini – peggiora di giorno in giorno, toccando un livello mai raggiunto prima. La sensazione diffusa fra operatori e cittadini è quella di un totale abbandono di ogni volontà di rilancio del servizio. Per questo diciamo che Venturoni non può restare un minuto di più sulla poltrona di assessore alla Sanità”.

“Il governo nazionale – prosegue l’esponente del Pd – deve dare una risposta alla necessità di ripristinare il normale funzionamento degli organi collegiali della Regione, in un territorio investito da emergenze drammatiche quali quelle post-sisma, finanziaria, economico-sociale e morale”.

Un vero caso-Abruzzo quello al centro dell’interrogazione presentata da Legnini il 26 ottobre scorso e richiamata oggi in aula a palazzo Madama, che vede il presidente della Regione, Gianni Chiodi, svolgere, “oltre alle funzioni proprie, quelle di commissario del servizio sanitario per l’attuazione del piano di rientro nonché commissario per la ricostruzione post-sisma, con un accentramento di poteri senza precedenti”.

Sempre secondo Legnini, infine, “la Giunta regionale è di fatto priva di due assessori per settori cruciali nella vita della Regione quali la sanità, la protezione civile, i rifiuti e l’ambiente”.