PESCARA – Un accorato appello “alle imprese produttrici di ventilatori e piccoli frigoriferi e, più in generale, a tutti gli imprenditori e soggetti privati animati da senso civico e responsabilità sociale, affinché si rendano disponibili a donare ventilatori e frigoriferi destinati agli istituti penitenziari del territorio abruzzese”.
A rivolgerlo è Monia Scalera, garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale della Regione Abruzzo.
“Le 8 carceri della nostra regione – prosegue Scalera – come molte altre sul territorio nazionale, affrontano durante i mesi estivi condizioni climatiche estreme, aggravate dal sovraffollamento, dalla vetustà delle strutture e dalla scarsa ventilazione degli ambienti. Tali situazioni mettono a dura prova la salute, la salubrità e la dignità delle persone detenute, oltre che del personale penitenziario che per osmosi condivide gli stessi disagi dei detenuti”.
“L’installazione di ventilatori e frigoriferi all’interno delle celle e degli spazi comuni – spiega – rappresenterebbe un gesto concreto di attenzione verso i diritti fondamentali, in linea con i principi sanciti dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali sui diritti umani. È altresì un contributo alla costruzione di un ambiente detentivo più umano e rispettoso, che non dimentichi chi, pur avendo commesso errori, conserva il diritto a essere trattato con dignità. Invito pertanto tutte le aziende, fondazioni e soggetti del mondo produttivo, ma anche i cittadini in maniera autonoma a valutare la possibilità di contribuire, attraverso donazioni di ventilatori e frigoriferi o sostegni economici finalizzati all’acquisto degli stessi”.
“Ogni gesto, anche piccolo, può fare una grande differenza. Chiedo che si prevedano sistemi di defiscalizzazione ad hoc per le imprese che risponderanno a questo appello. Confido nella sensibilità e nella solidarietà del tessuto imprenditoriale abruzzese e nazionale conclude la garante Scalera – certa che anche in questa occasione saprà dimostrare il proprio impegno per una società più giusta e inclusiva”, conclude Scalera.
Per informazioni su come partecipare alla donazione, è possibile contattare l’Ufficio del Garante regionale ai recapiti indicati sul sito istituzionale della Regione Abruzzo. mail: [email protected]; telefono: 0862.644736.
L’appello arriva a qualche giorno dalla pubblicazione di una lettera del diario dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno sulla situazione a Rebibbia, dove è detenuto, in questi giorni di caldo torrido, diario letto in Aula dal deputato abruzzese Michele Fina, del Partito democratico.
“Qui si muore di caldo, ma la politica dorme con l’aria condizionata”, si legge in un passaggio.
Il senatore del Pd ha quindi annunciato di voler leggere “le parole di un avversario politico” sulla condizione carceraria, un avversario, ha sottolineato Fina, “da cui mi sento lontano”.
Nel diario letto da Fina, Alemanno descrive le terribili condizioni alle quali i detenuti sono sottoposti. “Se uno studente volesse sperimentare il concetto fisico di ‘gradiente termico’, dovrebbe venire qui a Rebibbia.”
Infatti, l’ex sindaco mette in evidenza come, salendo i diversi piani del carcere, la temperatura aumenti in modo drammatico.
“Al piano terra, il caldo estivo è ancora sopportabile, ma al secondo piano si può arrivare a 10 gradi in più,” racconta. Nella sua cella, sono presenti al massimo due ventilatori, ma “per lungaggini amministrative, ne abbiamo solo uno.”
Le parole di Alemanno mettono in luce un’altra questione critica: il sovraffollamento.
“Questo caldo rovente si aggiunge alla vergogna del sovraffollamento,” afferma il politico. A giugno, sono già state registrate cinque proteste carcerarie in tutto il paese, segnalando un malcontento crescente tra i detenuti. Questi sono descritti come “accatastati una sull’altra,” con situazioni inaccettabili come detenuti malati di scabbia e una persona anziana in attesa di domiciliari per reati risalenti a 15 anni fa.
Alemanno rivela statistiche inquietanti riguardo ai suicidi in carcere: “Nel 2024, 71 persone detenute si sono tolte la vita; nei primi sei mesi del 2025, siamo a 38.” Questo tragico bilancio segna un suicidio ogni cinque giorni, ma la società sembra ignorare questa realtà. “Chi muore in carcere, spesso muore due volte: nella cella e nell’indifferenza collettiva,” aggiunge con rammarico.
“Quando si fa politica, non ci si può voltare dall’altra parte. Non si possono chiudere gli occhi perché non conviene vedere. Questo non è solo uno sbaglio, è una vergogna”, conclude amareggiato Alemanno.






