VENEZIA – Sembrava una lite banale, ma di fronte ai carabinieri della stazione di Spinea (Venezia), intervenuti sul posto dopo essere stati chiamati dai vicini stanchi di quelle grida quotidiane, si è aperto uno scenario inaspettato.
“Quest’estate ho ucciso mia suocera e dieci giorni fa ho tentato di ammazzare anche mia figlia”, ha confessato nella notte di martedì Massimiliana Cherubin, cinquantasettenne di Spinea.
Era dallo scorso 16 luglio che si teneva quel macigno dentro, da quando nella sua abitazione di via Costa era stata trovata morta Elisa Bozzi, di 92 anni, madre del marito della signora Cherubin.
Una morte che all’epoca era stata liquidata dal medico legale come “naturale”: sulla donna, anziana e gravemente malata, non erano stati trovati segni che potessero far pensare a un omicidio.
Ma martedì Cherubin ha raccontato nel dettaglio di fronte ai militari e al pm veneziano Lucia D’Alessandro che cosa successe quella notte di sei mesi fa: “Le ho infilato due sacchetti di plastica in testa, le ho premuto il petto con i piedi, quindi le ho tirato un calcio in testa”, ha raccontato.
Prima di Capodanno aveva poi cercato di soffocare anche la figlia ma senza riuscirci, forse perché aveva desistito dall’intento, una trentenne disabile al 75 per cento, che già cinque anni fa aveva legato in cantina perché non la sopportava più.
Il giorno dell’Epifania aveva invece tentato il suicidio ed era stata ricoverata in ospedale alcuni giorni.
Una volta chiuso il verbale, la donna è stata fermata con la duplice accusa di omicidio volontario e tentato omicidio ed è stata portata nel carcere femminile della Giudecca.
Subito dopo le sue dichiarazioni gli inquirenti hanno eseguito una raffica di accertamenti per verificare se il racconto della donna fosse veritiero e pare che nell’abitazione siano stati ritrovati degli elementi che coincidono con la confessione.
La donna soffre infatti da tempo di problemi psichiatrici, le sarebbe stata diagnosticata una personalità “border line”, ed era seguita dal centro di igiene mentale dell’ospedale di Mirano (Venezia), anche se lo frequentava saltuariamente.
Chi la conosce racconta che la signora Cherubin era molto provata da quelle due donne che doveva accudire quotidianamente e l’omicidio di quella notte potrebbe essere stato frutto di un raptus, così come il tentativo di uccidere la figlia.
Aveva anche avuto altri problemi di salute, che aveva reso pubblici un anno fa con un appello sui giornali: soffriva infatti di bulimia ed era arrivata a pesare oltre un quintale, lei che era alta poco più di un metro e mezzo.
Nel corso dell’ultimo anno, dopo un’operazione, era dimagrita di oltre 20 chili, ma anche questi aspetti l’avevano resa più fragile. Il contesto di grave disagio personale e famigliare è stato raccontato dalla donna in diverse ore di interrogatorio.
Gli inquirenti hanno ovviamente subito sentito tutte le persone a lei vicine, a cominciare dal marito.
Il magistrato ha anche già dato l’ordine che venga riesumato il cadavere della signora Bozzi, per una nuova analisi alla luce di queste rivelazioni.
L’avvocato della donna, Giuseppe Faraon, che seguiva la donna da anni, già in passato aveva chiesto un incidente probatorio per sottoporla a una perizia psichiatrica e presenterà la stessa richiesta venerdì mattina al Gip di Venezia Roberta Marchiori.



