CHIETI – La tradizionale processione del Venerdì Santo di Chieti raccoglie la commozione della gente tra le vie storiche della città anche quest’anno: all’imbrunire si intona il suggestivo Miserere.
Le radici non si dimenticano, ma si celebrano di anno in anno con sempre maggiore emozione: è il caso della processione più antica d’Italia, quella della Passione e morte del Cristo Sepolto, che a Chieti raduna fedeli di ogni regione.
Quest’anno ancora di più, ad assistere alla manifestazione c’era, infatti, anche una delegazione dal Giappone.
In collaborazione con tutte le parrocchie e le arciconfraternite abruzzesi, l’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti ha curato l’allestimento e l’organizzazione della solenne processione.
Dalla cattedrale di San Giustino, al calar della sera, il corteo sfila per tutte le vie storiche di Chieti con i simboli della Passione di Cristo e le statue; intonando il canto suggestivo del Miserere di Saverio Selecchy il coro, di circa 150 elementi, sotto la direzione dei maestri Giuseppe Pezzullo e Loris Medoro, emoziona la folla.
Una sintesi di tradizione e spiritualità in cui si riconoscono tutti i cittadini abruzzesi, un richiamo teatino e un momento di raduno e ritorno anche per chi da lontano sente vivo il momento della santa processione.
I volti incappucciati dei confratelli ammaliano l’attenzione dei credenti stretti in capi chinati alla sfilata dei simboli gravi della Passione di Cristo: un’occasione per chiudersi nella riflessione del dolore di Cristo, che è il dolore dell’uomo.
In un momento storico in cui il dolore domina la debolezza umana, in cui il sonno della ragione anima mani truci di violenza, tra le corde dei violini e gli acuti dei cantanti, questa sera, la preghiera si fa viva: dietro la commozione di un delicato momento di supplica e invocazione.
Inevitabile, dunque, rivolgere i sacri silenzi agli avvenimenti di terrorismo dei giorni scorsi.
“Un’occasione per riflettere sul dolore per gli eventi di guerra e per gli ultimi episodi di strage avvenuti a Bruxelles” invita così, l’arcivescovo monsignor Bruno Forte, a raccogliersi in preghiera: “preghiamo per la vittoria sulla violenza, per la nostra Europa e non soltanto. Un messaggio di pace”.
“Parole e momenti di vicinanza”, con cui concorda anche il governatore dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, Giulio Obletter che, nel discorso mattutino in Cattedrale, ha colto l’occasione anche per ringraziare tutti i componenti e gli organizzatori della processione, che “ porta nel cuore”.
Tra la sfilata del coro e dell’orchestra, accanto alla figura di Bruno Forte e di tutte le autorità, presente anche il sindaco, Umberto Di Primio.
Il percorso: piazza San Giustino, via Pollione, piazza Valignani, via C. De Lollis, piazza Matteotti, via Arniense, via dei Crociferi, via degli Agostiniani, via Toppi, c.so Marrucino, via dei Domenicani, largo Barbella, via M. V. Marcello, piazza Templi Romani, via Ravizza, via Zecca, piazza Trento e Trieste, c.so Marrucino, piazza Valignani, via Pollione, piazza San Giustino.
Puntuale alle ore 19 il corteo della Processione del Cristo Morto si è avviato da piazza San Giustino, facendosi largo tra due ali di folla silenziosa. È una delle processioni più antiche d’Italia (secondo alcune fonti storiche è la più antica in assoluto, le origini risalirebbero infatti all’842) e da tempi immemori mantiene intatta tutta la sua suggestione.
Nell’edizione di quest’anno, è entrato a pieno titolo anche un riferimento ai problemi occupazionali della città. Il passaggio della Processione, infatti, non ha potuto ignorare la crisi che sta vivendo lo stabilimento teatino della Thales.
Nella mattinata, infatti, su invito dello stesso sindaco Umberto Di Primio, un gruppo di lavoratori Thales ha appeso uno striscione all’ingresso della sede comunale di corso Marrucino. “Difendiamo Thales a Chieti”, c’è scritto sullo striscione, ed è dunque questo l’appello dei 96 lavoratori Thales alle prese con lo smembramento del sito industriale scalino alle migliaia di partecipanti alla Processione del Venerdì Santo.
Momento di coesione e di identità del capoluogo teatino, la Processione richiama sul colle decine di migliaia di spettatori. Al corteo partecipano quasi 1200 persone tra cantori, orchestrali e “incappucciati”.
La Processione è organizzata come sempre dall’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti governata da Giulio Obletter ed è animata dalle varie congreghe che sfilano con i loro membri coperti da grandi cappucci, con diversi colori a seconda delle confraternite.
Spenti i lampioni delle strade e le insegne dei negozi, abbassate le saracinesche, il corteo è aperto proprio dagli “incappucciati”. Il posto d’onore è per l’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti che con il suo grande stendardo funebre apre la processione.
Arriva poi il clero, raccolto attorno all’arcivescovo Bruno Forte. E poi sfilano i simboli della Passione: la statua della Madonna Addolorata, una delle immagini più celebri della processione teatina, il Cristo Morto, l’Angelo alato con in mano il calice amaro della passione di Gesù, le lance, la colonna alla quale fu legato Cristo, il sasso, il volto santo che rappresenta l’episodio della Veronica, la scala per la crocifissione e infine la croce.
A donarle quell’alone di suggestione tutto particolare sono anche le note dello struggente Miserere di Saverio Selecchy, compositore teatino del Settecento, che accompagna il corteo dal momento in cui, all’imbrunire, alla luce fioca dei tripodi, esce dalla cattedrale di S. Giustino per snodarsi lungo le vie del centro storico. Sono 300 i cantori diretti dal maestro Loris Medoro, mentre l’orchestra, composta da violini, viole, violoncelli, flauti traversi, clarinetti, fagotti sassofoni, è diretta dal maestro di cappella Peppino Pezzulo. Arianna Iannotti






