BUSSI – Per il ministero dell’Ambiente il tempo è scaduto: il 30 novembre nella conferenza dei servizi convocata a Roma dovranno consegnare il piano di bonifica,o fornire spiegazioni per la mancata presentazione, tutti gli enti e le società che hanno operato ed operano nel sito di interesse nazionale (Sin) di Bussi, dove nel 2007 è stata trovata la mega discarica dei veleni Tre Monti, a poche centinaia di metri dal polo chimico e di cui dove dopo 9 anni ancora non viene avviata la bonifica.

Del resto per predisporre un piano di bonifica, di messa in sicurezza e di prevenzione, e quantificarne i costi, occorre sapere quali e quanti veleni sono presenti nell’intera area che va dal sito industriale di Bussi, fino alla diga di Alanno e lungo il fiume Pescara e la Val d’Orta.

E così Laura D’Aprile, alto dirigente del ministero dell’Ambiente, che si occupa dell’annosa vicenda dopo la scomparsa del commissario Adriano Goio, nella lettera di convocazione alla conferenza dei servizi, ha invitato gli enti e le aziende a presentare la “caratterizzazione”, ovvero la dettagliata analisi e quantificazione dei veleni, metro per metro,  eventualmente presenti  nel terreno e nelle acque, nelle loro aree di competenza.

Tra esse l’Anas, che gestisce la viabilità, la Terna, per la sua  rete elettrica, la Società Strada dei parchi spa, che ha un casello autostradale a poche centinaia di metri dalla discarica dei veleni Tre Monti.

E ancora l’Enel che gestisce la diga di Alanno, in cui potrebbero essersi formati sedimenti inquinanti.
Convocate anche le società la Tirino srl, azienda che a Bussi produceva prefabbricati metallici, dichiarata fallita, e la nuova Saica srl che a Bussi produce additivi chimici.

Come se non bastasse, la conferenza dei servizi dovrà fare il punto anche su altre aree di  privati non caratterizzate, a monte della discariche A2 e 2b, tra lo stabilimento e Bussi, e a valle del sito industriale, lungo il fiume Aterno.

Si dovrà fare il punto poi sui piani di bonifica nelle aree che furono di competenza della Edison, ovvero della mega discarica Tre Monti, l’area della centrale termoelettrica, e dell’ex Montecatini, nel comune di Bolognano.

Infine nelle aree interne allo stabilimento, ed anche a valle di esso, di competenza della Chimica Bussi spa, che è subentrata alla Solvay, e in altre aree della Solvay polimers Italy a monte del sito industriale.

Presenti all’incontro anche Rete ferroviaria italiana, che invece ha già presentato un  piano di caratterizzazione nell’area della stazione ferroviaria nel febbraio 2015,  e la Isagro spa, che ha trasmesso il piano di caratterizzazione nel novembre 2015.   

Come confermato dalla D’Aprile ad Abruzzoweb, ci sono lettere risalenti al 2011 in cui si sollecitavano i privati a procedere alle caratterizzazioni.

Ora però il tempo è scaduto, la D’Aprile ha detto chiaramente che il 30 novembre “chiediamo direttamente i risultati perché presumiamo che nel 2016 queste attività siano state espletate”.

Il Sito nazionale di bonifica è stato perimetrato nel 2008, dopo la scoperta della mega discarica Tre Monti. A novembre, comincerà un processo di appello contro i vertici della Edison, ritenuti dall’accusa responsabili degli svernamenti di veleni nella discarica Tre Monti,  assolti in primo grado. 

Si attende che vengano poi finalmente impegnati i 50 milioni di euro per avviare le bonifiche, almeno in alcune aree. L’iter di espletamento della gara però procede a stento.

Ultimo imprevisto le dimissioni del responsabile unico del procedimento che ha impedito l’apertura delle buste con le offerte economiche prevista  il 21 novembre scorso.

Quello che incredibilmente continua a mancare, dopo 9 anni dalla scoperta dei veleni di Bussi, eredità lasciata da decenni di industrializzazione selvaggia, è però un progetto di bonifica per l’intero Sin.

Del resto, come già riferito da Abruzzoweb, non c’è nemmeno la caratterizzazione della mega discarica  Tre Monti, messa sotto sequestro dalla Procura, in vista del processo.  Non può far nulla nemmeno l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta), nonostante le ripetute richieste, è in grado di sapere, dopo 9 anni, che cosa Secondo quanto appreso da fonti interne all’agenzia, nel corso degli anni, l’Arta avrebbe chiesto più volte alle procure della Repubblica di competenza, e anche al ministero dell’Ambiente, di poter effettuare effettuare la “caratterizzazione”.

Le uniche indagini e prelievi effettuati sono quelli del 2008, su iniziativa delle procure, a opera dei suoi consulenti, e poi quelli, secondo quanto si è appreso più complete, del 2014 commissionate dal commissario Adriano Goio che hanno dato esiti ancora più gravi rispetto ai precedenti.