PESCARA – “Sono passati oramai oltre quattro mesi dal termine ultimo per la valutazione delle performance del dg di Pescara Vero Michitelli, oltre un mese dalla commissione di Vigilanza che ha esaminato, e ancora non ci sono risposte sulla clamorosa discrepanza tra la bocciatura dell’Asr e la promozione da parte del Ruas, anzi, ci troviamo davanti ad un vero e proprio muro di gomma”.

A tornare alla carica, interpellato da Abruzzoweb, è il  capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, Silvio Paolucci, dopo aver fatto un finora infruttuoso accesso agli atti sul caso della doppia e contrastante valutazione del direttore generale della Asl di Pescara, Vero Michitelli, proprio sull’obiettivo principale del contenimento delle liste di attesa. Valutazione da cui dipende il premio di produzione che si aggiunge allo stipendio base.

E accaduto infatti che il responsabile unico assistenza sanitaria (Ruas), Marco Scorrano e dell’Agenzia sanitaria regionale, l’Asr, diretta fino a fine marzo da Pierluigi Cosenza, ora sostituito da Maurizio Brucchi, ex sindaco di Forza Italia di Teramo, e direttore sanitario della Asl teramana, sono giunti a conclusioni opposte.

Per il Ruas oltre il 90% delle prestazioni rispetterebbe i tempi massimi, con 10 punti attribuiti al dg, per l’Asr solo  il 61%, con la conseguente attribuzione di 0 punti.

Questo in una situazione in cui l’ Abruzzo è maglia nera, assieme alla Puglia, per quello che riguarda le liste di attesa: per ricevere una visita di colonscopia occorrono 406 giorni in media, di gastroscopia 260 giorni, rispetto al limite massimo di 120 giorni, come rivelato dall’inchiesta del quotidiano Il Sole 24 ore, che ha consultato la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa attivata dall’Agenas, uno strumento che finalmente sta andando a regime, fortemente voluto dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, per poter poi finalmente mettere in campo azioni mirate volte a risolvere il vero grande bubbone della sanità italiana.

Sulle liste di attesa, va poi ricordato, la Procura di Pescara l’anno scorso ha avviato una inchiesta sulla pratica illegittima delle “pre liste”, senza stabilire una data certa per la visita al momento della prenotazione, alla Asl di Pescara, inchieste poi estese anche alle altre Asl dalle rispettive procure competenti.

Proprio la commissione Vigilanza del 26 febbraio scorso, chiesta dal Pd, ha chiarito che la competenza della valutazione di Michitelli spetta all’Agenzia sanitaria regionale.

Eppure, torna a ribadire Paolucci, “nonostante questo chiarimento, il procedimento continua a restare fermo, considerando che era stato avviato il 24 settembre 2025, con termine perentorio di conclusione entro il 15 ottobre 2025…”.

Uno stallo inaccettabile, per Paolucci, “alla luce anche del fatto che in Abruzzo, gravato da un deficit pesantissimo, il personale medico non avrà la possibilità di accedere al trattamento accessorio previsto dal cosiddetto decreto Calabria. Invece non c’è nessun problema a pagare i premi di produttività ai manager, in una regione che in cui i tempi d’attesa sono tra i più alti d’Italia”.

Anzi, continuano a persistere “fortissime contraddizioni attorno alla valutazione del manager della Asl pescarese, ancora non si fa chiarezza sul perché le valutazioni dell’Agenzia Sanitaria e il Dipartimento sono così clamorosamente differenti. A seguito di un ulteriore accesso agli atti, la Asl ci ha comunicato che non è ancora in grado di dare tutte le informazioni in merito”-

Eppure, prosegue Paolucci “siamo ad oltre sette mesi dalla scadenza dei termini per la valutazione e non sono ancora in grado di dare i dati per valutare i tempi d’attesa. E sorge dunque anche il sospetto che la Regione Abruzzo non ha affatto il polso della situazione su un aspetto cruciale come i tempi di attesa, non solo sul lato della programmazione ma nemmeno su quello dei monitoraggi e della verifica”.

In commissione, spiega però Paolucci, “sono emersi comunque diversi criteri di valutazione adottati dal Asr e Ruas. In questo secondo caso, semplificando, si sarebbe utilizzata la media delle tempistiche per tutte le prestazioni e non il numero totale delle prestazioni che sforano i limiti di legge. Ma è un metodo a nostro parere che non fa emergere il problema per quello che è, e che vivono i cittadini. Accade infatti che se per una prestazione x è passato un solo giorno, e per quelle y e z 13 giorni, ovvero hanno sforato il tempo massimo dei 10 giorni, facendo la media risulta che la tempistica è di 9 giorni, sotto il limite per tutte e tre le prestazioni. Ma in realtà due prestazioni su tre hanno sforato i tempi, ed è questo che conta ai fini di una valutazione”.