TERAMO  – Niente “fuga” nelle Marche: Valle Castellana, 900 abitanti circa, rimane in provincia di Teramo e in Abruzzo. Non ha raggiunto infatti il quorum del 50% la consultazione referendaria che si è svolta ieri. 
Solo il 25% degli aventi diritto ha partecipato al voto e di questi il 15% ha anche barrato il No sulla scheda, ovvero il restare in Abruzzo.

A complicare le operazioni di voto, anche l’emergenza coronavirus: molti anziani, la maggioranza della popolazione delle tante frazioni del comune “diffuso” nel cuore dei Monti della Laga, è rimasto a casa. Scrutatori, forze dell’ordine, e anche il sindaco Camillo D’Angelo, che si è recato a votare, hanno indossato mascherine e guanti.

Esulta il presidente della Regione, Marco Marsilio.

Non ho partecipato alla campagna referendaria, attendendo con rispetto il pronunciamento dei cittadini, consapevole che se si è arrivati a celebrare un referendum per cambiare provincia e Regione vi siano oggettive sofferenze e difficoltà – afferma oggi in una nota -. Sento ora la responsabilità, a maggior ragione dopo che si è pronunciata la popolazione, di garantire a tutti l’attenzione dovuta. In questo anno, ad esempio, con l’Ufficio Speciale Ricostruzione abbiamo lavorato per praticamente azzerare le pratiche di indennizzo presentate, con la Provincia di Teramo è stato fatto altrettanto per far ripartire progettazioni e lavori per la viabilità. Molto c’è ancora da fare e lo faremo. L’obiettivo è che a Valle Castellana – come in qualunque altro luogo del territorio – nessuno debba sentirsi più troppo ‘lontano’ da Teramo e dall’Abruzzo da preferire l’annessione alla vicina Ascoli Piceno”.

Un obiettivo però, anche a sentire le parole di Marsilio, il Comitato referendario presieduto da Biagio Caponi, l’ha ottenuto, nonostante la netta sconfitta alle urne: accresecere la consapevolezza dei tanti problemi che affliggono questo territoiro interno e di confine. 

Ben descritti nel documento alla base della richiesta del referendum.

Per quel che riguarda il rapporto con le Istituzioni si legge che “la continuità territoriale del Comune di Valle Castellana con quello di Ascoli Piceno è dimostrata anche dal fatto che il Tribunale competente e la Diocesi per il nostro territorio sono quelli di Ascoli Piceno, mentre la corte di Appello è quella di Ancona”.

E ancora “uno dei problemi maggiormente sentiti dalla popolazione è quello della Sanità Pubblica. Le problematiche nascono per la distanza del nostro comune verso le strutture abruzzesi. Quindi per il recepimento di diverse prestazioni del Servizio sanitario, i cittadini sono costretti ad effettuare lunghi viaggi, sempre che abbiano disponibilità di mezzi propri. Quasi sempre i cittadini del nostro Comune per le prestazioni specialistiche si rivolgono, quando questo è possibile, alle strutture sanitarie ascolane, ciò comporta un aggravio per le casse della Sanità abruzzese che si trova a pagare le “trasferte regionali”. Uno dei tanti problemi relativi a tale questione, è quello del 118 che se chiamato dal territorio comunale viene mandato da Teramo, con un naturale prolungamento dei tempi di soccorso rispetto ad un’eventuale ambulanza proveniente dal territorio ascolano”.

“Un’ulteriore dimostrazione del legame del nostro territorio – aveva argomentato il comitato – con quello ascolano e della Vallata del Tronto è data dal continuo processo di spostamento della residenza dei nostri cittadini verso tali territori. Tale situazione è stata accentuata a seguito dei tragici eventi sismici del 2016 e 2017 e dell’emergenza neve del 2017 dove la gran parte della popolazione sfollata si è trasferita verso il Piceno”.