VALENCIA – “Intorno a Valencia c’è il disastro, mentre noi in centro non abbiamo avuto grandi problemi di acqua, anche se ha piovuto tantissimo. La sera, la Protezione Civile ci ha detto di stare a casa, di stare attenti e di lasciare spazio ai mezzi di soccorso. A Valencia ci siamo resi di ciò che era davvero accaduto soltanto la mattina dopo, praticamente al risveglio, ma, una volta compresa la catastrofe, c’è stato un vero e proprio assalto ai beni di prima necessità. Nei supermercati non si trova neanche una bottiglia d’acqua”.

Sta bene, per fortuna, Marco Schillaci, giovane teramano che vive e lavora da sette anni a Valencia, in Spagna, dove una violenta alluvione ha letteralmente devastato le regioni centrali della Comunità Valenciana, la zona in cui si trovano più persone.

Oltre cento morti, ma il bilancio, già drammatico, è purtroppo destinato a salire, più di 120mila sfollati, uno scenario da immane catastrofe per un luogo che ha sempre dovuto fare i conti con questo tipo di problematiche (dal 1800, sono 21 le alluvioni che hanno provocato morti, dispersi e feriti), anche se diversi esperti puntano il dito sul cambiamento climatico.

“Sono rientrato a casa in centro a Valencia intorno a mezzanotte – racconta Ad AbruzzoWeb Marco Schillaci, figlio del noto “cantiniere” Marcello – Non aveva piovuto da noi, ma in montagna. Da lì, tutta l’acqua che si è accumulata è finita in campagna, distruggendo e travolgendo tutto. Ci sono persone morte dopo essere uscite dal lavoro, è stato qualcosa di terribile. A Valencia ci siamo resi di ciò che era davvero accaduto soltanto la mattina dopo, praticamente al risveglio. Che è stato letteralmente drammatico”.

“In città è scoppiato il panico – continua -, manca praticamente tutto, dall’acqua, alla carne, alla frutta perché i supermercati sono stati presi d’assalto. Siamo a poca distanza dall’ennesima tragedia di questo tipo, è oggettivamente una situazione molto difficile”.

“Tra il 1957, anno della ‘grande alluvione’ del 14 ottobre, il 1960 – conclude Schillaci – è stato deviato il corso del letto del fiume Turia verso la campagna, a sud, perché Valencia si allagava sempre. Qui si parla tanto di questo fatto specifico, c’è più di un sospetto che si sia trattato di un grave errore”.