L’AQUILA – Francesco Vaia è il nuovo direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute. L’ex direttore generale dell’Istituto Spallanzani di Roma prende il posto di Gianni Rezza, andato in pensione da inizio maggio.

Tra i papabili al prestigioso e pesantissimo incarico, c’era tra gli altri, anche Ferdinando Romano, 65enne direttore generale della Asl provinciale aquilana, nominato in quota centrodestra e Lega, a giugno 2021, poi avvicinatosi a Fdi, al posto del “defenestrato” Roberto Testa. Per lui sarebbe stata una exit strategy da una Asl sotto assedio delle critiche a seguito dell’attacco hacker che ha messo in ginocchio i servizi, e con una emergenza non ancora affatto superata. Ma il manager, che entro questo mese deve superare l’esame di metà mandato, è dato in ogni caso con le valigie in mano, con il presidente della Regione, Marco Marsilio, anche lui di Fdi, che vorrebbe trattenerlo, e con il centrodestra che non ha preso in considerazione ipotesi sul sostituto, tenuto conto che tra meno di un anno si vota, e una sostituzione sarebbe politicamente inopportuna per il centrodestra, perché letta come implicita ammissione che la scelta di Romano non è stata la migliore possibile.

Ma il nome di Romano da testate nazionali, come riferito La Repubblica e anche Dagospia, torna anche nei toto nomi legati alla rivoluzione che il centrodestra vuole fare nella governance della sanità pubblica, secondo la ferrea legge non scritta dello spoil system, come tecnico vicino a Fdi.

Del resto Romano è stato già tra i papabili per la nomina ad assessore regionale della Sanità nella giunta del neogovernatore del Lazio, Francesco Rocca, di Fdi anche lui, e può vantare un buon curriculum, come docente di Igiene alla Sapienza di Roma, alla facoltà di Medicina dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara, di direttore sanitario al policlinico Gemelli di Roma, direttore dell’Agenzia sanitaria regionale abruzzese ai tempi del centrodestra guidato da Gianni Chiodi,  e da direttore generale della Asl Roma D.

Per lui la carica di manager alla Asl provinciale dell’Aquila si è fatta invece intanto scomoda e faticosa. Pur avendo messo a segno operazioni importanti come concorsi per una trentina di primari, ed aver rinnovato i capi dipartimento, è finito nel mirino di dirigenti e medici, con il picco dopo la brutta storia dell’attacco hacker, accusato dell’insufficiente sistema di comunicazione e anche da parte dei sindacati per l’eccessiva attenzione sui conti, in una gestione che, secondo i critici, ha portato i reparti e le strutture a gravi carenze di personale e di strumenti e medicali.