PESCARA – Arrivano dall’Università di Ferrara i primi dati sull’efficacia della campagna vaccinale in Italia. Condotto su un campione di circa 37mila persone vaccinate con Pfizer, Astrazeneca e Moderna nella provincia di Pescara dallo scorso gennaio a oggi.
Lo studio conferma l’elevata efficacia (del 95% circa) dei vaccini contro il Covid-19. Tutti i vaccini si sono rivelati molto efficaci, anche contro la variante inglese. Gli autori riportano il 95% di contagi in meno, 99% di malati con sintomi in meno tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. Il vaccino AstraZeneca sembra avere un’efficacia che sfiora il 100%, anche dopo una singola dose.
Lo studio è stato realizzato dall’epidemiologo Unife Lamberto Manzoli, direttore del Dipartimento di Scienze mediche, in collaborazione con l’Asl di Pescara, ed è ora al vaglio della comunità scientifica internazionale per la pubblicazione su una rivista scientifica di settore. Lo studio analizza sia il numero di contagi sia quello dei casi di malattia con sintomi tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati.
I dati saranno illustrati nel dettaglio in in una conferenza stampa lunedì a Pescara, alla presenza del direttore Generale della Asl di Pescara Vincenzo Ciamponi, del direttore Sanitario Antonio Caponetti, del direttore amministrativo Vero Michitelli e del Direttore del Dipartimento di Prevenzione Ildo Polidoro,
Interverranno: Lamberto Manzoli, Rossano Di Luzio, responsabile della campagna vaccinale della ASL di Pescara, e Graziella Soldato, Dirigente Medico Unità Operativa Complessa Igiene Epidemiologia e Sanità Pubblica della Asl di Pescara
Ruolo di primo piano per Graziella Soldato e Antonio Caponetti dell’Asl di Pescara, che oltre ad essersi occupati delle vaccinazioni si sono anche fatti carico della raccolta dati.
In Abruzzo la variante dominante che circola è quella inglese. In letteratura è stata riportata la possibilità che i vaccini siano efficaci contro questa variante e lo studio ha confermato che è così.
Ricerche analoghe condotte in Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti – Paesi dove la copertura vaccinale ha già raggiunto livelli elevati – mostrano come i tre vaccini autorizzati dalle agenzie del farmaco europea e americana siano in grado di contrastare efficacemente la pandemia con sintomi gravi e mortalità quasi azzerati.
“Abbiamo condotto questa ricerca per verificare quale fosse l’efficacia dei vaccini contro il Covid-19 – spiega Manzoli a Quotidiano sanità -. Abbiamo i dati delle sperimentazioni cliniche che sono però controllate e sponsorizzate e i cui risultati quindi potrebbero non corrispondere esattamente a ciò che si osserva nel “mondo reale. Siamo andati a vedere dal 2 gennaio, data del primo vaccino, al 26 aprile, momento in cui abbiamo estratto i dati, quanti casi di infezione, di malattia e di morte si sono verificati tra tutti i vaccinati e non vaccinati. I vaccinati totali erano 62.000, ma non li abbiamo presi tutti in considerazione perché molti sono stati vaccinati ad aprile e non hanno avuto il tempo per sviluppare gli anticorpi (serve un certo numero di giorni che varia in base al vaccino). Abbiamo quindi considerato i dati di 37.000 vaccinati e 203.000 non vaccinati circa. Tutti sottoposti a tampone per valutare la presenza del virus”.
Il follow-up è partito dal momento in cui i vaccinati iniziavano a produrre gli anticorpi, quindi è durato in media di 30 giorni. I dati sono stati estrapolati il 26 aprile, ed sono state effettuate le analisi in meno di 20 giorni.
Il risultato è il 95% di contagi in meno, 99% di malati con sintomi in meno tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. Per tutti i vaccini.
“L’efficacia poi è stata talmente alta che era impossibile statisticamente identificare delle differenze. L’efficacia di AstraZeneca era addirittura del 100%, nei prossimi mesi di certo diminuirà, però è un dato estremamente positivo”, assicura Manzoli.






