PESCARA – Abruzzo terza regione in Italia a maggior rischio usura, dopo Calabria e Campania. I dati clamorosi della Confederazione generale italiana dell’artigianato (Cgia) di Mestre resi noti da AbruzzoWeb nei giorni scorsi hanno attivato il dibattito.
L’Adiconsum, associazione che gestisce da anni lo sportello antiusura di Pescara, conferma infatti che l’usura trae alimento dall’incrocio tra sovra indebitamento e stretta creditizia da parte delle banche, e che a essere a rischio è, in particolare, la classe media impoverita dalla crisi.
Responsabile di Adicosum Abruzzo è Vincenzo Zangardi, dal 2007 grazie allo sportello ha aiutato centinaia di persone a non cadere nelle grinfie dei cravattai erogando 600 mila euro di fondi ministeriali per coprire i debiti, offrire garanzie alle banche creditrici, e facendosi da tramite con le banche per ammorbidire le condizioni di rientro del debito.
“L’usura è un fenomeno inquietante – spiega ad AbruzzoWeb – il prestito a strozzo è il modo con cui la criminalità comprese le mafie, reinvestono i proventi delle attività illecite, in particolare quella che proviene dal traffico di droga. In Abruzzo il fenomeno è particolarmente sviluppato a Pescara, e a gestirlo sono come hanno dimostrato tante inchieste e sentenze, sono le famiglie rom”.
Ma questo e solo l’aspetto del problema. L’altro che ne rappresenta la causa è il fortissimo indebitamento delle famiglie, in particolare della classe media impoverita dalla crisi, e sono costrette a rivolgersi agli usurai che non avendo risposte da parte delle banche che negano il credito, ma loro volta applicano trattamenti ai limiti dell’usura.
Eloquente l’esempio citato da Zangardi. “Proprio questa mattina mi ha telefonato un signore che aveva preso in prestito 5 mila euro, poi il suo debito è stato venduto dalla finanziaria a una banca e il malcapitato a causa degli interessi crescenti ha già pagato 7 mila euro, e ne deve ancora 4 mila. Ora valuteremo se ci sono gli estremi per una denuncia per reato di usura nei confronti dell’istituto bancario”.
Offre un altro spaccato inquietante del fenomeno Alberto Corrado, il responsabile dello sportello antiusura.
“A rivolgersi a noi sono i pensionati che non riescono a far fronte a spese impreviste, famiglie in difficoltà che non hanno soldi per costose cure mediche. E poi ci sono tanti divorziati, caduti in disgrazia dopo la separazione e a causa dell’obbligo di pagare gli alimenti”.
Un antidoto però esiste, tiene a sottolineare Corraro, ed è il consolidarsi sul territorio di una ree di sostegno e legalità intorno alle potenziali vittime.
“Negli ultimi anni grazie al prezioso ruolo svolto dalla Prefetture, abbiamo svolto decine e decine di riunioni, a cui hanno preso parte forze dell’ordine, rappresentanti politici, associazioni di categoria per sviluppare sul territorio azioni congiunte per contrastare il fenomeno. sul territorio una sinergia, che . Che è stata ipotante ad esempio non solo per far conoscere alle potenziali vittime le alternative rispetto al rivolgersi agli usurai, ma anche dato coraggio a tanti commercianti a denunciarli”.





