MILANO – Potrebbe bastare un portatile wi-fi a danneggiare la motilità degli spermatozoi.
È questa la tesi ipotizzata da uno studio preliminare americano-argentino pubblicato sul giornale Fertility and Sterility.
Secondo gli esperti che si sono cimentati nell’esperimento basterebbero solo quattro ore di lavoro al portatile, utilizzando una connessione senza fili, per danneggiare la capacità di movimento degli spermatozoi e causarne cambiamenti a livello genetico.
Secondo il team americano-argentino la responsabilità sarebbe della connessione wi-fi e delle onde elettromagnetiche che questa comporta.
I ricercatori hanno utilizzato il seme di ventinove volontari: ogni campione è stato suddiviso in due metà delle quali una è stato posta a stretto contatto con un laptop con connessione wireless attiva, mentre l’altra è stata conservata in condizioni identiche, ma privata della vicinanza del portatile.
Dopo quattro ore il 25 per cento degli spermatozoi “sottoposti” al wi-fi ha perso qualunque motilità, mentre di quelli distanti dal computer ne è decaduto solo il 14 per cento.
In realtà si tratta di uno studio MILANO – molto criticato e che, ad ogni modo, richiederà ulteriori verifiche.
Secondo Silvio Garattini, in un’intervista rilasciata la Corriere della Sera, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano “lo studio é stato condotto in-vitro e perciò in condizioni non paragonabili a ciò che può succedere in-vivo. Gli spermatozoi nel corso dell’esperimento sono rimasti quattro ore fuori dal corpo dove non hanno più avuto la protezione fornita loro da altre cellule, dai tessuti e dai fluidi corporei nei quali sono immagazzinati prima dell’eiaculazione”.
Dello stesso avviso anche Allan Pacey, dell’Università di Sheffield, che fa notare che “sono necessari studi epidemiologici molto più ampi per arrivare a queste conclusioni e, per quanto ne so, nessuno li ha ancora fatti”.



