L’AQUILA – Con una lettera aperta rivolta al rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio, il professor Marco Valenti, uno dei componenti della ‘fronda dei picconatori’ che da tempo contesta la gestione dell’Ateneo, solleva dubbi e criticità sul progetto di installazione di un’antenna presso l’immobile universitario di Via San Sisto.
IL TESTO COMPLETO DELLA LETTERA DI VALENTI A DI ORIO
Magnifico Rettore, particolarmente sorpreso e colpito dagli echi di stampa odierna sulla messa in opera di una antenna presso l’immobile universitario di Via San Sisto, e sollecitato per le brevi da un collega professore universitario residente nella palazzina adiacente a quella di proprietà dell’Ateneo, per meglio comprendere la portata del problema mi sono recato sul sito, accessibile da una strada ad accesso pubblico.
Posso assicurare che lo “spettacolo” determinato da questo “elettromostro” è devastante. Il giardino di pertinenza dell’immobile risulta infatti interamente occupato da una piattaforma armata in metallo, da cui si diparte un traliccio alto una ventina di metri, alla cui sommità sono apposte apparecchiature di trasmissione e ricezione. Sulla piattaforma insiste anche una ingombrante cabina, da cui si diparte un grosso corrugato collegato con l’interno della palazzina.
Segnalo che l’impresa che ha realizzato i lavori non si è preoccupata di riparare il muro di cinta, abbattuto per consentire i lavori, cosicché chiunque (magari un bambino che si intrattenga nello spazio giochi vicino) può avvicinarsi alla struttura, con evidenti pericoli per la propria incolumità. Quello che mi è sembrato incredibile è che questa immensa armatura metallica è situata in una porzione di terreno di forma all’incirca quadrata, di cui uno dei lati è l’edificio di nostra proprietà, e i due lati adiacenti sono due palazzine ad uso residenziale di 5 piani ciascuna, regolarmente abitate da famiglie recentemente rientrate in casa dopo la ritrutturazione: i balconi e le finestre di questi appartamenti “guardano” e si può dire in realtà “toccano” l’elettromostro, che si trova a ben pochi metri dalle ringhiere. Le lascio immaginare la soddisfazione di questi fortunati concittadini!
Segnalo peraltro che nello spazio verde adiacente alla nostra pertinenza, a pochi metri dal traliccio, è posizionata una struttura provvisoria in cui vengono svolte da una benemerita Onlus cittadina attività riabilitative per ragazzi disabili.
L’architetto Scarsella, responsabile del procedimento, da me consultato, mi informa per le brevi che le procedure autorizzative comunali sarebbero in regola, e non c’è motivo di dubitarne, per quanto qualche dubbio sulle fasce di rispetto venga spontaneo. Tuttavia mi pongo una domanda di buon senso: a chi mai può venire in mente di posizionare un traliccio di venti metri con base di circa 30 metri quadri armata in metallo, con generazione di EMF dentro una specie di cavedio su cui aggettano abitazioni civli, per di più in una zona a quesi esclusiva vocazione residenziale? E anche nell’ipotesi che la struttura sia provvisoria (come emergerebbe dalla delibera a ratifica del CdA protcollo 34359 del 13/10/2010), qualcuno può dire quanto lo sarà, o almeno si vuole avere la cortesia di informare gli interessati? Non sarebbe stato più logico chiedere al Comune dell’Aquila la disponibilità “provvisoria” di uno spazio lontano da edifici ad uso abitativo, magari in cima a qualche colle nei dintorni?
E in ogni caso, trattandosi di una struttura mobile, non sarebbe meglio chiedere alla proprietà di posizionarla sulla collina Reiss Romoli? O sul tetto della Opti.Mes., dato che il canone che paghiamo dovrebbe (il condizionale è d’obbligo, per carità!) compensare la proprietà?
Il tutto è aggravato dall’incredibile stato di abbandono del cantiere della palazzina di San Sisto, i cui lavori sono iniziati con lodevole ma forse incauta celerità a luglio del 2009 per fermarsi nel 2009 stesso. Il direttore dei lavori Ing. Dari Salisburgo mi informa per le brevi che in corso d’opera, ad appalto e subappalti assegnati per un importo di circa 400.000 €, sarebbero emersi problemi strutturali gravi non valutati in sede di assegnazione del codice “B” all’edificio. Non si capisce però cosa determini il fermo di un anno e mezzo, anche dovendo fare una rivalutazione seria dei danni strutturali e la definizione di un nuovo progetto. Sperando che i soldi già spesi non siano stati buttati al vento, recandosi sul posto si constata che le palazzine “gemelle” del nostro edificio sono state già ristrutturate e sono abitate.
In compenso, queste palazzine appena ristrutturate “beneficiano” dello sversamento su un terrazzo dell’acqua piovana, determinato da un canale di gronda della nostra palazzina perfettamente orientato a 45 gradi… Almeno questo rimettiamolo a posto, per favore.
Oggettivamente, stiamo facendo come Ateneo una pessima figura. Una delle persone che – immaginandomi in qualche modo corresponsabile dello scempio per essermi qualificato universitario – accennava giustamente al linciaggio, ha detto una frase che mi ha profondamente umiliato: “Ma voi sareste l’Università al servizio della città? O è vero il contrario, sulla nostra pelle?”
Come componente del Senato Accademico chiedo ufficialmente, anche in autotutela per ogni buon fine, che si provveda a trovare immediatamente soluzioni alternative a quella adottata, foriera solo di problemi di immagine di fronte alla Città, ma anche di possibili guai giudiziari, in considerazione dell’avvenuto deposito di una denuncia da parte dei cittadini che si ritengono danneggiati.





