L’AQUILA – “A cicli di solito molto brevi, il rettore Ferdinando di Orio inonda la stampa di comunicati ed esternazioni a ruota libera, interpretando il suo ruolo in modo scenografico e del tutto personalistico”.
Lo affermano in una nota i professori Marco Valenti, Pierluigi Beomonte Zobel e Sergio Tiberti, da tempo in polemica con il rettore dell’ateneo aquilano.
“Le prime avvisaglie di questa nuova ‘offensiva’ pseudo informativa del rettore c’erano già state ieri – dicono i tre professori – quando alcune testate web riportavano un singolare comunicato sull’ordine dei lavori del prossimo Senato accademico, annunciando un dibattito sulla federazione tra atenei in quella stessa sede istituzionale”.
“A parte la stranezza di voler a tutti costi trasformare in comunicato, cioè in notizia, un semplice ordine del giorno, ma questo, si sa, è un vizio congenito dell’ufficio comunicazione dell’ateneo – prosegue la nota – andrebbe reso pubblico dal rettore, se ne guarda bene!, che è di questi giorni un’accesa polemica interna tra vertici dell’ateneo”.
“La polemica – spiega la nota – è tra di Orio e il presidente del Collegio dei direttori, professor Pierangelo Marcati, circa il fatto che il rettore ha negato la necessità di un dibattito interno su questi temi e meno che mai di decisioni collegiali, arrogandosi un diritto, che non ha, di impegnare l’ateneo in questioni di rilevanza esterna senza averne ricevuto un esplicito mandato”.
“L’obiettivo di di Orio – aggiungono i professori – è far credere all’esterno che esista una vivace dialettica democratica all’interno dell’ateneo, cioè l’esatto contrario della realtà: l’iniziativa su Teramo è stata una sua mera esternazione incontrollata, senza alcun mandato del Senato e del consiglio di amministrazione”.
“Che dire poi del continuo riferimento ai dati delle iscrizioni, di cui viene data notizia con regolarità ogni mese? È mai possibile che non si comprenda che, se c’è un merito, questo è delle centinaia di professori e ricercatori che hanno dato l’anima per tenere in piedi l’ateneo dopo il terremoto, e che comunque tutto andrà verificato al momento cruciale della ripresa della tassazione?”, si chiedono, poi, nella nota Valenti, Beomonte Zobel e Tiberti.
“Infine, ma non ultima per importanza, la questione del bando sulla sede di Ingegneria. Appare evidente la tardività dell’iniziativa – si legge ancora nella nota – peraltro scarsamente o quasi per nulla pubblicizzata sui media, che appare più un tentativo di giustificare ex post le scelte fatte che non di risolvere un problema”.
“È chiaro che oggi è molto più difficile reperire locali di quanto non fosse due anni fa, e comunque il risultato si persegue con una politica attiva di contatti istituzionali e proposte portate attivamente a soggetti interessati – concludono i tre – non certo con un annuncio poco più grande di un necrologio pubblicato forse un paio di giorni”.





