L’AQUILA – “Persino Nostro signore fu assalito dal dubbio nel deserto e nell’orto degli ulivi, la Cifone no”.

Replica così sarcasticamente il professor Sergio Tiberti all’intervista di AbruzzoWeb della direttrice di area medica dell’Università dell’Aquila Maria Grazia Cifone.

Tiberti, docente della stessa area, è il principale esponente degli oppositori alla governance capeggiata dal rettore uscente Ferdinando Di Orio, di cui la Cifone è invece delfino ed erede designata.

LA NOTA COMPLETA

Per quanto l’interessata si voglia nascondere dietro una scontata delibera del suo dipartimento, è chiaro che con l’intervista ad AbruzzoWeb la professoressa Cifone si è candidata al rettorato.

La notizia è notizia solo in parte, perché a tutti in Ateneo era chiaro che la prof.ssa Cifone è l’unica a poter garantire piena continuità gestionale al rettore uscente.

Colpisce molto l’autocelebrazione della prof. Cifone circa la visibilità determinata dal suo essere una lavoratrice: questo riguarda molti professori e personale che ogni giorno svolgono pienamente il proprio dovere, ma non per questo sono sulle cronache.

Colpisce molto anche l’affermazione che sia il mandato del rettore uscente che il suo mandato prima di preside e poi di direttore di dipartimento siano totalmente privi del benché minimo errore, anzi siano una serie indiscutibile di grandi successi. Persino Nostro signore fu assalito dal dubbio nel deserto e nell’orto degli ulivi, la Cifone no.

Ancora più sorprendenti sono le dichiarazioni della Cifone in merito ai procedimenti giudiziari che riguardano il rettore e lei stessa, che derubrica a piccoli fatti personali dei quali non comprende il motivo: se la Magistratura inquirente ha ravvisato ben 3 reati gravissimi per il rettore e un reato gravissimo di diffamazione per lei, e il Gip ha ritenuto in tutti e 4 i casi di rinviare a giudizio, ci saranno di certo valide motivazioni.

I fatti sono tanto più gravi, perché compiuti tutti nell’esercizio della funzione di pubblico ufficiale (rettore e preside in carica), altro che fatti personali.

La Cifone si lamenta del fatto che il suo processo si celebri a ottobre e non subito, ben sapendo che alla prima udienza lei come imputata non si è presentata, determinando il rinvio. Per questo il richiamo della Cifone a “rispettare le vie della legalità” suona quasi come una irrisione dei magistrati.

Cosa dire dei “grandi successi” della Cifone e del rettore? Negli ultimi dieci anni, cioè sotto la loro gestione, la (ex) facoltà di Medicina è entrata in guerra permanente con i direttori generali della Asl e con la regione Abruzzo, come attestano tutte le rassegne stampa del decennio.

L’Università dell’Aquila deve fare i conti oggi con la crescita fuori controllo del numero di corsi di studio, diventata non più sostenibile, e con la pletora studentesca in alcuni corsi di studio, pompata dall’esenzione dal pagamento delle tasse per sei anni, e che si rivolterà come un boomerang appena terminata la copertura ministeriale, cioè tra un anno.

Il bilancio dell’Ateneo non consente di fare previsione di sviluppo e di inserimento di giovani ricercatori e professori, essendo state fatte altre scelte penalizzanti.

Per non dire che sotto la loro gestione grandi aziende come Enel e Eni hanno troncato i rapporti con l’Università, dirottando ad altri progetti aquilani di ricostruzione ingenti risorse, dopo aver preso atto delle beghe e delle inefficienze dell’amministrazione universitaria.

Questi e molti altri sono i grandi successi di cui si parla. Fortunatamente, la svolta sta per arrivare.