L’AQUILA – Affitti fuori controllo ma anche costi dei lavori per l’adeguamento dei locali gonfiati illecitamente: nel primo caso si è passati da 715 mila euro a 1,24 milioni di euro, nel secondo da 3,6 milioni più iva a 5,7.
Sono gli elementi principali contenuti nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dal pubblico ministero della procura della Repubblica dell’Aquila David Mancini relativo all’inchiesta sul capannone ex-Optimes che l’Università ha preso in affitto per ricollocare, dopo il sisma, la facoltà di Ingegneria.
Gli indagati sono il rettore e l’ex direttore amministrativo dell’ateneo aquilano, Ferdinando Di Orio e Filippo Del Vecchio, insieme a Marcello Gallucci, rappresentante legale della società Gallucci srl, titolare dello stabile che, in passato, ospitava una fabbrica di cd.
Stando a quanto riportato nel dispositivo del pm, l’accusa è di abuso di ufficio in concorso tra gli indagati.
Da quanto si è appreso, inizialmente la procura aveva indagato su due ipotesi di reato, truffa e abuso d’ufficio.
In seguito le indagini hanno imboccato la seconda ipotesi, che si è rivelata la pista più concreta per arrivare alla definizione.
Un reato molto grave perché nel caso di Di Orio e Del Vecchio le contestazioni vengono fatte a un pubblico ufficiale, tanto che gli elementi citati dal pm lasciano presagire una probabilissima richiesta di rinvio a giudizio.
Contestati anche i lavori per l’adeguamento dei locali, effettuati da una ditta che fa capo al cognato di Marcello Gallucci.
Nel mirino della magistratura il contratto stipulato nel luglio 2009 tra l’Università e la società di Gallucci per un periodo di sei anni e per un canone annuo di 1.242.258 euro, pari a 11,63 euro a metro quadrato al mese: una prezzo eccessivo per il magistrato, soprattutto perché superiore a quello indicato dall’Agenzia del territorio (ex Ute, il cui parere arrivò un anno e mezzo dopo la stipula dell’accordo).
L’affitto della struttura, come scrive il pm, sarebbe dovuto essere ben più basso: di 715 mila euro, pari a 6,48 euro al mese, esborso “stimato congruo dai componenti organi tecnici statali e quello risultante dai dati delle quotazioni immobiliari del primo semestre 2009 che per i capannoni industriali attribuiva un valore di locazione tra 1,4 a 2,1 euro per metro quadri mensili, e quindi oscillante tra i 150 e i 180 mila euro circa”.
Valutazioni difformi che hanno gonfiato il prezzo, a cui si aggiunse anche l’esecuzione di lavori per l’adeguamento della struttura a sede universitaria “in sovrapprezzo” come riporta il pm, dove dai 310.632 euro pattuiti si passò ai 699.392 annui (somma che l’Ateneo avrebbe dovuto versare per quattro anni) e il milione di euro versato dall’Università a titolo di cauzione.
Tutti elementi che portarono a un ingiusto arricchimento della Gallucci Srl e a una grave perdita, in termini economici, per l’Ateneo, in quanto il contratto fu stipulato in assenza di un’attenta analisi di mercato da parte dell’ente per individuare la soluzione più conveniente e in mancanza di una stima dell’Agenzia del territorio.
Contestati anche la mancata presa in considerazione dell’immobile ex Sercom, nei pressi della frazione di Pagliare di Sassa (vuoto oggi, come all’epoca del sisma) e la violazione delle norme del codice dei contratti pubblici.
Infine il pm Mancini sottolinea come un ulteriore vantaggio per la Gallucci srl, e per la società appaltatrice dei lavori commissionati da questa, è stato arrecato con i lavori di adeguamento dell’ex capannone: opere svolte dalla società Fiordigigli Sabatino & Figli srl (con legale rappresentante Sabatino Fiordigigli, cognato di Gallucci) “per un importo complessivo iniziale di 3,6 milioni più Iva, a cui ha fatto seguito il pagamento di complessivi 5.770.387,20 euro, somma superiore di oltre 1 milione e 450 mila euro rispetto a quanto pattuito”.
Ora gli indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare memorie scritte o produrre ulteriori documentazioni.
Il caso, le cui indagini sono durate più di un anno, era stato sollevato dai professori Sergio Tiberti, ex componente del consiglio d’amministrazione dell’università, Marco Valenti, componente del senato accademico; Pierluigi Beomonte Zobel e Brunello Oliva, anche loro del precedente Cda e Francesco Bizzarri, della rappresentanza sindacale unitaria universitaria.
Tutti docenti universitari che da tempo contestano la gestione dell’Ateneo da parte di Di Orio.



