L’AQUILA – Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, per opporsi alla sospensione dalla cattedra di Storia della medicina adottata dall’Ateneo del capoluogo in seguito alla condanna del tribunale di Roma, giunta il 25 gennaio di quest’anno, a 3 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto il professor Sergio Tiberti, suo collega, a consegnargli denaro non dovuto.
Una decisione, quella dell’attuale rettrice, Paola Inverardi, presa sulla base di una disposizione della cosiddetta legge Severino sull’anticorruzione e in seguito a un parere dell’Avvocatura dello Stato, cui si era rivolto l’ateneo su consiglio del direttore generale, Pietro Di Benedetto.
Nella prima udienza, lo scorso febbraio, i giudici amministrativi avevano deciso di non deliberare sulla concessione o meno della sospensiva al provvedimento, fissando piuttosto un’udienza di merito abbastanza rapida per i normali tempi della giustizia amministrativa.
Tra le motivazioni che aveva addotto Di Orio nel ricorso, presentato dai legali Antonio Valentini e Silvia Catalucci, il fatto che i provvedimenti contro di lui non fossero validi nella tempistica, essendo a suo avviso l’Università intervenuta tardi, cioè alla notifica della sentenza, quando invece sarebbe dovuta intervenire già ai primi articoli di stampa.
Lo sviluppo di questo procedimento potrebbe avere ripercussioni anche sul futuro di Di Orio, che nel 2018 andrà in pensione: secondo quanto appreso da fonti accademiche, allo stato attuale prenderà 1.500 euro su circa 6.000 di compenso netto percepiti attualmente.
Di Orio è stato di recente assolto all’Aquila dall’accusa di abuso d’ufficio, con formula dubitativa e con il processo avviato alla prescrizione, sui maxi affitti per il ricollocamento temporaneo delle sedi universitarie dopo il terremoto del 6 aprile 2009, su cui c’è anche un filone parallelo in Corte dei conti tuttora in corso.
Resta imputato a Rieti, pure per abuso d’ufficio aggravato, nell’ambito della compravendita di un campo di calcio sul quale realizzare un’abitazione.





