L’AQUILA – In un clima di grande riserbo è iniziato da parte dell’Università dell’Aquila l’iter per la sospensione dell’ex rettore Ferdinando Di Orio, condannato a tre anni di reclusione e cinque dai pubblici uffici per aver indotto il professor Sergio Tiberti a versargli denaro non dovuto.
L’ex numero uno dell’Ateneo è a tutt’oggi ordinario di Storia della Medicina.
A gestire la delicata questione, dopo aver ricevuto anche il parere dell’Avvocatura dello Stato, sono gli uffici della direzione generale.
Il caso è comunque seguito passo passo dalla rettrice Paola Inverardi, che del contenuto del parere dell’Avvocatura non ha informato neanche i più stretti collaboratori, mantenendo riservato il responso. Spetta a lei, infatti, adottare il provvedimento, che per legge non deve passare attraverso gli organi accademici.
Prima ancora del parere chiarificatore dell’Avvocatura, il provvedimento di sospensione è stato chiesto con forza alla Inverardi da un folto gruppo di professori, alcuni storici oppositori dell’ex uomo forte dell’Università aquilana, immediatamente dopo la condanna che ha destato imbarazzo e sconcerto in seno all’Ateneo.
Il parere dell’Avvocatura, secondo alcuni prof, infatti, non si sarebbe neanche dovuto chiedere perché il provvedimento di sospensione è previsto come soluzione automatica dalla legge Severino e deve essere adottato direttamente dal rettore senza passare neanche negli organismi accademici. “Un parere superfluo, non trattandosi di un contenzioso ma dell’applicazione della norma nei confronti dei condannati già dopo il primo grado di giudizio”, è il ragionamento.
All’Avvocatura dello Stato, si è rivolto dopo la sentenza del 25 gennaio scorso il direttore generale, Pietro Di Benedetto, considerato vicino a Di Orio che lo ha voluto all’Aquila.
Sul fronte del processo a Di Orio, c’è da registrare la richiesta di risarcimento danni del professor sergio Tiberti, che cita l’Ateneo per le conseguenze e i danni di immagine che gli sono stati procurati dalla vicenda giudiziaria conclusasi con la condanna dell’ex rettore.




