L’AQUILA – Altri guai per Ferdinando Di Orio. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale dell’Aquila Guendalina Buccella ha rinviato a giudizio l’ex rettore dell’Università del capoluogo con l’ipotesi di reato di calunnia nei confronti del suo ex collega Sergio Tiberti.
La controversia nasce da una denuncia presentata dallo stesso Di Orio nei confronti di Tiberti con l’accusa di presunto utilizzo abusivo del logo dell’Ateneo e di presunto plagio, perché secondo l’ex rettore il docente avrebbe pubblicato a proprio nome alcuni studi epidemiologici realizzati dallo stesso rettore e sui quali appariva il simbolo accademico
Accuse risultate infondate, tanto è vero che l’istanza è stata archiviata.
Il processo per Di Orio è scaturito dalla contro-querela per calunnia presentata dal professor Tiberti una volta archiviato il procedimento a suo carico.
L’ex rettore, che con Tiberti aveva avuto in passato buoni rapporti, secondo il gup avrebbe incolpato l’allora suo collega “pur sapendolo innocente”.
L’infondatezza dei rilievi relativi a questa vicenda è emersa anche dal processo di primo grado celebrato al Tribunale di Roma dove, nel gennaio scorso, Di Orio è stato condannato a 3 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto proprio Tiberti a consegnargli denaro non dovuto.
In seguito a questa condanna, l’ex uomo forte dell’ateneo aquilano, rettore per 9 anni di fila, è stato sospeso dalla cattedra di Storia della Medicina dal suo successore, la rettrice Paola Inverardi, fino alla definizione del giudizio.
Nel procedimento che lo vedrà alla sbarra per calunnia Di Orio è difeso dagli avvocati Antonio Milo e Giovanni Marcangeli, Tiberti da Giorgio Tamburrini.
Anche in questo caso ci sono state reazioni polemiche tra i due docenti.
A una nota diffusa agli organi di informazione dagli avvocati di Di Orio, mai arrivata ad AbruzzoWeb, in cui si parlava di persecuzione ai danni del proprio assistito, ha replicato molto duramente il professor Tiberti.
“Riportandomi all’ultimo degli episodi che ha visto ieri il rinvio a giudizio di Ferdinando Di Orio, imputato di calunnia ai miei danni, voglio solo precisare che quest’ultimo non è perseguitato, ma solo perseguito dall’autorità giudiziaria in ragione dei reati che ha commesso e dei quali è chiamato a rispondere”, scrive.
“Nel suo comunicato l’imputato Di Orio, peraltro già condannato a anni 3 di reclusione con sentenza del tribunale di Roma, vorrebbe far intendere che le sue vicissitudini giudiziarie siano il frutto di mie iniziative, sperando di ridurre le sue gravi responsabilità penali a un piano strettamente personale (quasi fosse una disputa fra lui e me)”, aggiunge Tiberti.
“L’imputato e già condannato Di Orio dimentica che le sue ‘vicissitudini giudiziarie’ sono la naturale conseguenza delle sue gravi condotte, ritenute illecite da numerosi pubblici ministeri e giudici dei tribunali”.
Secondo il docente “non è infatti un caso se numerose autorità giudiziarie (Roma, L’Aquila e Rieti) abbiano ritenuto di agire nei suoi confronti. L’imputato Di Orio dovrebbe dunque capire che è giunto in momento di assumersi la proprie responsabilità – attacca – Circa la pregevole opera asseritamente svolta dal Di Orio nella sua qualità di rettore di Univaq, voglio infine ricordare che i processi in corso si interessano proprio delle condotte (ritenute illecite) da questo poste in essere nel suo personalissimo e assai discutibile esercizio delle funzioni”.
“Quando i processi si concluderanno con altrettante condanne – conclude Tiberti – ognuno potrà valutare se per l’Università sia stato utile avere avuto questo rettore”.
Di Orio è coinvolto in altri due processi: ancora al tribunale aquilano per i presunti affitti gonfiati nel reperire nuove sedi per ricollocare facoltà dopo il terremoto e al tribunale di Rieti per la vicenda del trasferimento di sedi universitarie ad Antrodoco e per la vendita da parte dello stesso Comune, che ha deliberato il cambio di destinazione d’uso, a se stesso di un campo di calcio nel quale costruire un’abitazione dove riparare dopo il sisma.





