L’AQUILA – Senza parcheggi, senza servizi: vertice in prefettura per la nuova facoltà di Lettere dell’Università dell’Aquila, che sarà sì la prima a riaprire in centro, ma proprio per questo all’inizio sarà una cattedrale nel deserto, lontana da tutto.

Due le soluzioni lanciate dal tavolo: una a breve termine, navette fino alla residenza Campomizzi; l’altra a medio-lungo, un’intesa con i Salesiani per l’utilizzo del complesso da restaurare, vicino alla nuova realizzazione.

All’incontro hanno partecipato la “padrona di casa”, il prefetto Giovanna Iurato, il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, il rettore, Ferdinando Di Orio, il manager della Asl, Giancarlo Silveri, il presidente dell’Azienda per il diritto agli studi universitari, Francesco D’Ascanio, e un rappresentante dell’ordine salesiano.

La nuova mega sede della facoltà (divenuta dipartimento con la riforma Gelmini) è stata costruita su progetto dello scomparso ingegnere Luigi Zordan abbattendo la parte “nuova” del vecchio ospedale San Salvatore, alle porte del centro storico. La frequenteranno centinaia di studenti, alcuni fuori sede, alcuni senza macchina.

Ecco che, forse tardivamente, ci si è dovuti porre il problema dei parcheggi, per chi l’auto ce l’ha ma anche e soprattutto per docenti e personale, e quello dei servizi, della mensa.

Le navette dedicate saranno una soluzione tampone che potrebbe funzionare, d’altronde si usa in tante altre città universitarie. La riunione si è aggiornata a quando ci sarà una stima dei costi del servizio da parte dell’Azienda mobilità aquilana (Ama). Poi bisognerà trattare con i Salesiani per la soluzione strutturale.

Da quanto appreso da AbruzzoWeb, sono state scartate alcune ipotesi alternative: in particolare, quella di tirare su alcuni prefabbricati nel piazzale dell’ospedale. Neppure è stato possibile pensare di liberare il vicino asilo occupato, che resterà tale.

Motivazione ufficiale, perché c’è il centro anziani (un piano su tre) che non consentirebbe di ospitare anche gli studenti. Motivazione reale, chi lo sa.