L’AQUILA – Colpo di scena, non è stata ancora firmata la nuova convenzione tra la Regione Abruzzo e le Università dell’Aquila e di Chieti.

Lo apprende AbruzzoWeb da fonti universitarie e questa informazione sorprendente smentisce quanto era venuto fuori dopo le riunioni della commissione paritetica Regione-Università, chiamata a esprimersi sulle intese che regolano i rapporti tra mondo accademico e sanitario sull’utilizzo in reparto dei professori.

A far saltare il tavolo, sempre da quanto appreso, è stato il rettore uscente dell’Ateneo aquilano, Ferdinando Di Orio, che a ottobre cesserà il suo mandato dopo 9 anni, ma a quanto pare continua a gestire dalla tolda di comando questioni strategiche anche per il futuro che non lo vedrà più protagonista.

Eppure era stato egli stesso, esultando, ad annunciare con un comunicato stampa la notizia dell’approvazione delle convenzioni da parte degli organi accademici nel bel mezzo delle elezioni per il nuovo rettore.

A provocare la spaccatura del tavolo è stato un presunto “trattamento migliore” che, nell’ambito degli accordi, sarebbe stato riservato all’Ateneo teatino. D’altronde, il fronte tra le due Università non è mai stato compatto.

In fase di stesura degli accordi, infatti, Di Orio aveva attaccato battaglia sul numero massimo di ore di lavoro in ospedale per gli universitari, che la nuova normativa alzava a 24 da svolgersi in 5 giorni a fronte della precedente soglia di 20 ore per 2 giorni. Una esplicita richiesta del sub commissario ad acta per la sanità abruzzese, Giuseppe Zuccatelli, incaricato dal governo di rimettere in ordine i conti del settore.

Ma il collega rettore Carmine Di Ilio lo aveva lasciato solo e già in quel caso come reazione l’ex senatore aveva minacciato di far saltare il banco, attaccando anche la dirigente del settore Sanità della Regione Abruzzo, Maria Crocco, accusata di non conoscere le normative.

Alla fine le quattro ore contese sono state defalcate e contestualmente è stata annunciata la firma degli accordi. Un annuncio a quanto pare troppo ottimista.

In questo scenario stupisce ma non troppo la Inverardi, che nelle prime settimane dopo la sua elezione ha mantenuto un atteggiamento di silenzio e diplomazia, senza mettere becco nelle ultime decisioni del rettore che sostituirà.

Certo è che dal 1° ottobre sarà lei a prendere le mazze dell’Ateneo in mano e si assisterà anche a radicali cambi di strategia rispetto al recente passato. Alberto Orsini