L’AQUILA – Comincia oggi una nuova era per l’Università dell’Aquila: dopo 9 anni cambia il rettore, esce Ferdinando Di Orio ed entra Paola Inverardi.

Un passaggio di testimone che avverrà senza cerimonie o riti particolari: la nuova guida dell’Ateneo, la prima donna della storia, semplicemente prenderà possesso dell’ufficio, già liberato dal predecessore, e con estrema probabilità non ci saranno incroci, visto che l’altro è impegnato in tribunale.

“Quale sentimento prevale? Prevale il lavoro, sempre su tutto – dichiara il nuovo rettore ad AbruzzoWeb – Spero a breve di poter parlare di cose concrete e non solo di chiacchiere, a proposito domani faremo una conferenza stampa”.

Quanto alle ‘grane’ che si troverà subito di fronte nel suo mandato, la Inverardi non è preoccupata, “ho voluto la bicicletta e ora pedalerò. Ci sarà un po’ di salita, ma magari poi arriverà anche la discesa”. Oggi sarà perfino a lezione, in mattinata, nella ‘sua’ facoltà di Scienze.

Il nuovo mandato si apre tuttavia con delle spine per la Inverardi, che derivano dal clima di tensione e di veleni che ha attanagliato l’Ateneo, completamente spaccato negli ultimi due anni tra i seguaci del rettore e gli oppositori che alla fine l’hanno spuntata nella lotta alla discontinuità rispetto alla governance dell’ultimo decennio.

Un periodo che si è allungato di due anni grazie alla “proroga-bis” del mandato del rettore attraverso un’interpretazione ad hoc di un codicillo della riforma Gelmini, mossa adottata da una manciata di rettori in Italia e che è stata avversata con polemiche e perfino interrogazioni parlamentari, ma che alla fine è andata in porta.

A dispetto della netta vittoria della Inverardi nei confronti di Maria Grazia Cifone alle elezioni dello scorso maggio, il nuovo rettore, e questa è una prima criticità, si troverà a governare con organi di Ateneo che hanno tutti una maggioranza dioriana abbastanza blindata.

In particolare il consiglio d’amministrazione, rinnovato nell’estate del 2012 attraverso il metodo della cooptazione, ossia la scelta a discrezione del rettore di una serie di nomi tra una rosa allargata di candidati. Chiaro che in questo modo Di Orio ha costruito un organo a lui assolutamente fedele, senza picconatori e senza oppositori, tanto da guadagnarsi l’etichetta di “Cda della discordia”.

La Inverardi ha promesso che non accetterà supina le volontà della fazione antidioriana ma, al di là di questo, può considerarsi di sicuro in controtendenza rispetto al suo predecessore, che ha spesso criticato: ecco perché, se ci saranno scelte strategiche di forte rottura, si rischia la paralisi istituzionale, con l’organo collegiale che non ratificherà alcuna “revolution” del nuovo rettore.

Una di queste potrebbe essere la decisione di costituire l’Ateneo come parte civile in uno dei procedimenti che coinvolgono l’ex rettore Di Orio, quello sui maxi affitti del capannone ex Optimes che lo vede imputato per abuso d’ufficio insieme ad altri due.

Nell’udienza preliminare l’Università non si è costituita come parte lesa con una decisione, guarda caso, proprio del Consiglio d’amministrazione e questo ha suscitato la veemente reazione degli oppositori, che hanno minacciato perfino le vie legali.

Giovedì prossimo, nella prima udienza dibattimentale, ci sarà una nuova chance e sarà subito un primo banco di prova della convivenza rettore antidioriano-Cda dioriano.

Altro nodo della discordia sarà il futuro della Fondazione Università dell’Aquila, fin qui una scatola vuota che ha drenato tanti quattrini e ha prodotto pochi progetti che hanno dato meno risultati e non sono stati affatto comunicati.

Di Orio è e ne resta il presidente anche dopo la fine del suo mandato di rettore, del tutto slegato dalla presidenza della Fondazione che, peraltro, si è autoattribuito.

La Inverardi è rimasta prudente nelle sue prime dichiarazioni in merito a questo ente ancora dalla funzionalità misteriosa, “deve funzionare bene altrimenti cambieremo”, la promessa velata di minaccia.

Anche perché Di Orio è in cerca di incarichi dopo la fine della sua era a capo dell’Ateneo. La politica un po’ langue, dopo Dc, Pds, Ds e Idv negli ultimi tempi Di Orio sembra aver aderito al movimento Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, con quali sbocchi è tutto da decifrare.

Di qui la volontà di mantenere stretto il controllo della Fondazione, anche con una campagna di comunicazione dell’ultim’ora, rivendicando per esempio i successi ottenuti con gli ‘spin off’ le aziende di stampo universitario nate da progetti di ricerca che, per la verità, di posti di lavoro nell’Aquilano ne hanno creati ben pochi, tanto prima quanto dopo il sisma.

E poi ci sarebbero, anzi, ci sono, il bilancio in dissesto, le tasse universitarie che da quest’anno si torneranno a pagare, il progetto utopico di un campus, le beghe della ricostruzione delle facoltà (ora dipartimenti) e il rapporto con l’Adsu per i servizi.

Tutti nodi ereditati dal passato che da oggi sono sul tavolo di Paola Inverardi, già affollato di carte nonostante si sia seduta sulla sedia solo questa mattina.