L’AQUILA – “Era inevitabile che con la reintroduzione delle tasse si sarebbe registrato un calo delle immatricolazioni, ma in compenso c’è un dato molto positivo che invito a considerare: calano gli abbandoni dopo il primo anno, e aumenta anche la produttività degli iscritti”.

Risponde così, la rettrice dell’Università dell’Aquila Paola Inverardi, a chi in questi gironi ha urlato al crollo delle iscrizioni, attestate dal dossier dall’Unione degli Universitari (Udu ), secondo cui l’Università dell’Aquila ha perso 6000 studenti in due anni dai 24.524 a circa 18.000.

Una replica quella della rettrice, resa a margine di una conferenza stampa in cui, a prova della vitalità dell’ateneo aquilano, è stato annunciato l’ok a 6 progetti proposti per il Bando regionale per il finanziamento di Progetti di Ricerca Industriale e di sviluppo sperimentale, in stretta collaborazione con Fca e il polo automotive della Val di Sangro, bandi dal valore di 650 mila euro.
Altra buona notizia è la comunicazione dal Miur del consolidamento definitivo di un finanziamento aggiuntivo di 550 mila euro, per le azioni svolte dal 2013 per le azioni svolte per il miglioramento dei servizi universitari. Bene anche lì’internazionalizzazione dell’ateneo aquilano.

Tornando al tema più scottante, quello delle iscrizioni, in una città dove è tema politico ed economico la presenza fisica degli studenti, Inverardi invita a leggere con più attenzione i numeri e soprattutto a contestualizzarli.

“Lo abbiamo detto in mille modi che la reintroduzione delle tasse e dei numeri programmati in alcuni corsi di laurea – spiega la rettrice – avrebbe portato un calo degli immatricolati. Ma il nostro obiettivo era anche e soprattutto quello di mantenere gli studenti già immatricolati, perché non si può guardare solo a quanti studenti entrano il primo anno, è ancora più importante il numero di quanti restano nel secondo. Ebbene, il dato degli abbandoni tra il primo e il secondo anno è calato di sette punti percentuale, che in numeri fa da 1.500 a meno di 500 studenti”.

Insomma, meglio un po’ di studenti in meno, ma veri, tenuto conto che il numero chiuso nei corsi ha contribuito da solo ad un calo di 2 mila iscritti.  Per l’Inverardi l’Università dell’Aquila in altri termini si sta consolidando nella sua giusta dimensione, puntando sulla qualità, e non su iscrizioni che nel post sisma erano gonfiate solo dal fatto che non si pagavano le tasse universitarie. Uno status di privilegio che non poteva certo durare in eterno.

“È vero- ribadisce il concetto la rettrice – gli iscritti sono di meno ma sono molto più attivi fanno più esami e frequentano le lezioni. Infatti il numero di studenti che hanno superato i trenta crediti nel primo anno, e salito dal 30 al 52 per cento. E più esami si fanno al primo anno meno si abbandona al secondo anno. Inoltre la fascia di studenti inattivi, fermi a zero crediti, quest’anno è percentualmente ancora più bassa dell’anno passato, e ci sono ancora altre sessioni di esami”.

Ad illustrare infine i progetti di ricerca il professor Francesco Parasiliti Collazzo, Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’informazione e di economia

“I progetti selezionati ci consentiranno di lavorare a settori strategici d’innovazione che sono il futuro dell’automotive, come i motori elettrici, nanotecnologie applicate ai processi di verniciatura, nuovi materiali per le strutture del Ducato prodotto dagli stabilimenti abruzzesi della Sevel, ed anche l’applicazione delle stampanti 3d per lo sviluppo dei prototipi. Una grande occasione di formazione d’eccellenza per tanti nostri ricercatori”.
Per quanto riguarda l’internazionalizzazione dell’ateneo la prorettrice Anna Tozzi ha annunciato che l’Università dell’Aquila ha ottenuto la valutazione 97/100, collocandosi nelle prime posizioni della graduatoria nazionale, da parte dell’European Higher Education Area, lo Spazio Europeo della formazione superiore.

“Una valutazione molto importante – ha evidenziato Tozzi – perchè ci rende estremamente competitivi nella partecipazione ai programmi comunitari e per attrarre studenti Erasmus”